Abortività ricorrente: mai perdere le speranze!

Autore: Prof.ssa Nicoletta Di Simone
Pubblicato: | Aggiornato: 03/09/2021
Editor: Cecilia Ghidotti

La poliabortività è una delle patologie più emotivamente e psicologicamente devastanti per a donna e per la coppia in cerca di un figlio. Ma che cos’è l’abortività ricorrente e come la possiamo trattare? Ce ne parla la Dott.ssa Nicoletta Di Simone, esperta in Ginecologia ed Ostetricia a Roma e Milano

Che cos’è l’abortività ricorrente?

L’aborto spontaneo, che può avvenire entro la ventiduesima settimana di gravidanza, ha un’incidenza che supera il 20% delle gravidanze. Parliamo invece di abortività ricorrente quando siamo in presenza di 2 o più perdite spontanee della gravidanza. La poliabortività ha un’incidenza che si aggira attorno al 7% delle pazienti.

Le cause dell’abortività possono essere molteplici, tra di esse possiamo individuare:

  • Cause autoimmuni e anatomiche;
  • Problematiche endocrinologiche e infettive;
  • Trombofilie;
  • Cause maschili;
  • Lo stile di vita;
  • Esposizione a contaminazioni ambientali.

A queste, possiamo aggiungere anche l’età materna, il peso corporeo e la storia ostetrica della paziente. Per queste ragioni, la coppia potrà prevenire la patologia intervenendo previamente sullo stile di vita, sul peso corporeo e sull’alimentazione (tanto nella donna quanto nell’uomo).

Come si può trattare?

Per intervenire sulla poliabortività, si andranno a trattare le cause che vengono identificate con il percorso diagnostico che si propone alle coppie, percorso che può richiedere la collaborazione di più specialisti. È importante seguire le indicazioni date nell’effettuare gli esami richiesti e gli incontri specialistici programmati. Spesso vengono identificate più cause, che combinate portano all’insuccesso della gravidanza. È necessario trattare tali condizioni per poter concludere il percorso effettuato con un successo ostetrico.

Nel 30-40% dei casi ci troviamo di fronte a forme idiopatiche, definite sine causa, che possono comunque essere trattate per facilitare l’impianto. Grazie alle ricerche condotte, abbiamo potuto identificare meccanismi di danno che sono alla base dell’insuccesso ostetrico, e con approcci terapeutici personalizzati è possibile un trattamento anche di condizioni definite idiopatiche.

Le gravidanze che si ottengono sono gravidanze a rischio?

Sono sicuramente gravidanze che richiedono uno specialista esperto nel settore. Le pazienti devono effettuare le terapie indicate nel decorso della gravidanza con i monitoraggi strumentali constanti ed ematochimici richiesti.

L’abortività ricorrente può influire in maniera psicologica e/o biologica sulla possibilità di restare incinta nuovamente?

Certamente sì, è importante prima di un nuovo concepimento effettuare un percorso di elaborazione del lutto per le perdite della gravidanza precedentemente vissute e per accogliere, senza paure, il figlio che arriverà.

Prof.ssa Nicoletta Di Simone
Ginecologia e Ostetricia

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