Anche gli uomini possono soffrire di violenza domestica

Autore: Dott. Massimo Adolfo Caponeri
Pubblicato:
Editor: Jennifer Verta

La violenza perpetuata sulle donne è sfortunatamente un fenomeno in continua crescita sempre di più, tanto da rappresentare una vera e propria piaga sociale. In questo contesto può dunque sorprendere che anche i casi di violenza domestica sugli uomini siano in continua crescita. Abbiamo intervistato il Dott. Massimo Adolfo Caponeri, esperto in Psichiatria a Milano, per darci la sua opinione su questo delicato tema

Solo le donne soffrono di violenza domestica?

La violenza domestica non è un fenomeno strettamente circoscritto al sesso femminile. Ad esserne colpiti possono anche essere i bambini e persino gli uomini. È perciò importante sostenere le vittime a prescindere dal genere.

Come si presenta la violenza domestica sugli uomini?

Si parla poco della violenza sugli uomini. Il motivo? Gli uomini spesso si vergognano o non pensano di poter essere creduti dalle istituzioni. La violenza non è solo fisica, può avvenire anche sotto forma di maltrattamenti psicologici, ingiurie, offese di fronte ai figli, commenti che sminuiscono la propria persona, umiliazione, isolamento e simili. Questo problema sociale prescinde dall’etnia, dall’istruzione o dal contesto sociale: tutti ne possono essere colpiti.

Esistono associazioni composte da intere equipe di esperti (avvocati, psicologici, psichiatri etc.) che si occupano di tutti gli aspetti di questo importante problema sociale, per questa ragione non si dovrebbe mai temere di cercare aiuto. Io faccio parte dell’Associazione ANKYRA.

Perché si resta in relazioni malate?

Quando si sviluppa una relazione malata ove si presenta anche la violenza domestica, è solitamente presente un disturbo di dipendenza affettiva da entrambe le parti. È solitamente un rapporto fortissimo di amore e odio, in cui non sono infrequenti oscillazioni di posizione che creano impossibilità anche per degli esperti ad intervenire ed aiutare il paziente.

Quali sono le cause della dipendenza?

Si tratta di un disturbo dell’attaccamento. L’attaccamento come impulso primario fu così definito negli anni ’40 dallo psicoanalista Bowlby, anche a seguito delle osservazioni etologiche di K.Lorenz, atto alla protezione di chi è indifeso e immaturo. L'attaccamento vincola in un legame specifico due persone (caregiver e infante), generalmente fino a circa i tre anni di età del bambino. Il problema nasce quando anche in età adulta si tendono a creare legami dipendenti, caratterizzati da un sentimento di “bisogno”

Come può aiutare la psicoterapia?

Il ruolo dello psicoterapeuta è quello di evidenziare gli errori che vengono commessi nelle relazioni, aiutando il paziente ad uscire da questa situazione di stallo. La dipendenza, tuttavia, può essere dovuta tanto da un bisogno emotivo quanto da uno strettamente economico, o ancora per ragioni puramente “narcisistiche”.

Il primo intervento dovrebbe essere quello di rendere il paziente consapevole del disturbo. Spesso infatti, gli uomini possono abituarsi a questi rapporti malati e non vedere più ciò che succede come un problema. La consapevolezza è dunque fondamentale per iniziare quel viaggio verso la riconquista della propria libertà.

Dott. Massimo Adolfo Caponeri
Psichiatria

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