Anomalie del cuore: il forame ovale pervio

Autore: Dott. Paolo Scacciatella
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Forse il nome è poco conosciuto, ma il forame ovale pervio è un’anomalia cardiaca che colpisce circa il 30-40% della popolazione. Ce ne parla il Dott. Paolo Scacciatella, esperto in Cardiologia Clinica e Cardiologia Interventistica a Torino

Che cos’è il forame ovale pervio?

Il forame ovale pervio è una comunicazione tra due delle quattro camere cardiache: l’atrio destro e l’atrio sinistro. Questa comunicazione è fondamentale nella fase pre-natale perché consente una corretta circolazione del sangue placentare ossigenato al feto. Dopo la nascita, con l’attivazione della respirazione polmonare, perde la sua funzione e va incontro alla chiusura. In una percentuale variabile tra il 20 e il 25% delle persone, tale chiusura risulta incompleta o assente: è in questi casi che si parla di forame ovale pervio. 

Quali sono i sintomi e le complicazioni del forame ovale pervio?

La presenza di un forame ovale pervio non provoca nessun sintomo ed è da ritenere una caratteristica e non una malattia. Può risultare problematica solo in caso di attività particolari quali le immersioni subacquee di profondità, soprattutto se ripetute, ed in caso di soggiorni prolungati ad elevatissime altitudini. 
In casi particolari però, quando il forame ovale pervio è ampio e si associa ad una diatesi trombofilica (una tendenza del sangue a formare coaguli), sia essa transitoria (ad esempio traumatismi, voli aerei prolungati con immobilità delle gambe, disidratazione, uso concomitante di pillola e fumo) o permanente (su base genetica), può predisporre all’ictus
Il meccanismo ipotizzato è la formazione di un coagulo nel sistema venoso profondo delle gambe o della pelvi (più raramente degli arti superiori), il distacco e l’embolizzazione del coagulo verso l’atrio destro, il passaggio del coagulo attraverso il forame ovale pervio nell’atrio sinistro, poi nel ventricolo sinistro, quindi nell’aorta ascendente ed infine attraverso i vasi epiaortici al cervello. In tale sede anche un coagulo di piccole dimensioni dell’ordine dei millimetri può provocare dei sintomi gravi. 
In caso di ictus soprattutto nelle fasce di età più giovani (dai 20 ai 60 anni) è necessario alzare il livello di attenzione e cercare il forame ovale pervio in maniera sistematica.

Come si diagnostica il forame ovale pervio?

La ricerca del forame ovale pervio deve seguire una precisa metodologia di diagnosi. In presenza di un quadro clinico compatibile, può essere ricercato mediante un esame non invasivo ed altamente sensibile quale l’ecodoppler transcranico. Solo in presenza di un ecodoppler transcranico positivo è necessario passare ad un esame più impegnativo rappresentato dall’ecocardiogramma transesofageo, che consente una visualizzazione diretta e dettagliata del forame ovale pervio. 

Forame ovale pervio: quando bisogna intervenire chirurgicamente?

In sintesi quando si verifica un ictus, soprattutto in una fascia di età giovanile, e quando viene identificato un forame ovale pervio, soprattutto se associato a caratteristiche di elevato rischio (diametro ampio, associazione con aneurisma del setto interatriale), diventa necessario intervenire chirurgicamente.

In cosa consiste l’intervento per chiudere il forame ovale pervio?

L’intervento di chiusura del forame ovale pervio non è un intervento di chirurgia tradizionale che prevede l’utilizzo di anestesia generale e bisturi, ma un intervento di cardiologia interventistica, eseguito per via percutanea. Inizialmente viene praticata una anestesia locale dell’inguine destro, viene incannulata la vena femorale e viene raggiunto il cuore mediante dei piccoli tubicini cavi chiamati cateteri, che consentono di “navigare” nel sistema vascolare e di portare a destinazione i dispositivi di chiusura. La chiusura del forame ovale pervio avviene mediante un dispositivo occlusore solitamente a doppio disco di materiale inerte metallico o sintetico, che viene posto “a cavaliere” del setto interatriale. Questo gesto interventistico richiede una estrema precisione garantita da un operatore esperto e dall’utilizzo di tecnologie radiologiche ed ecocardiografiche dedicate. 
La chiusura percutanea del forame ovale pervio, come sinteticamente descritto, è da considerare lo standard nel trattamento dell’ictus giovanile, come dimostrato da recenti studi internazionali e come sancito dal recentissimo Documento di Posizione Europeo, pubblicato sulle più prestigiose riviste scientifiche cardiologiche.

 

Dott. Paolo Scacciatella
Cardiologia

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