Anoressia nervosa: quando lo specchio diventa il peggior nemico!

Autore: Dott. Pasquale Parise
Pubblicato:
Editor: Cecilia Ghidotti

L’anoressia nervosa è uno dei disturbi psichiatrici più incisivi e pericolosi del nostro millennio. Solo nel nostro paese si calcola che tre milioni di persone (per lo più adolescenti) siano affette da questa patologia. Il Dott. Pasquale Parise, esperto in Psichiatria a Roma, ce ne parla in questo articolo

Un po’ di storia

Già dagli inizi degli ’60 esiste una coscienza della presenza dell’anoressia nervosa e della sua forte incidenza nella società occidentale. Mara Selvini Palazzoli ne parlava già nel ’63 nel suo libro “L’anoressia mentale”, così come la psichiatra Hilde che nel ’73 Bruch pubblicava “Eating Disorders” negli Stati Uniti, un libro che per la prima volta segnalava l'incidenza crescente dei disturbi alimentari nelle società occidentali e la possibilità che questi diventassero un fenomeno endemico negli anni successivi.  Insieme al boom economico del post guerra, prende progressivamente piede questa patologia che vede un incremento esponenziale fino agli anni ’80, quando la curva di crescita sembra stabilizzarsi e lasciare spazio ad altri disturbi alimentari come la bulimia nervosa ed il Binge Eating Disorder. I dati successivi agli anni ’80, infatti, segnalano 5 casi di anoressia nervosa all’anno ogni 100.000 abitanti. Tuttavia, questi dati cambiano radicalmente se l’attenzione si sposta sul target adolescenziale (14-18anni): in questa fascia di età infatti si parla di 100/400 casi ogni 100.000 abitanti per anno. La maggior parte degli studi dichiarano, infatti, che la maggioranza delle pazienti (l’80%) siano donne di età inferiore ai 20 anni.

Il trattamento

Relativamente al trattamento dell’anoressia nervosa, le notizie non sono del tutto positive. L’anoressia è la patologia psicologica con il tasso più alto di mortalità. La difficoltà risiede nella tendenza a nascondere i sintomi e a negare la malattia. Si pensi che solo il 50% dei casi vengono propriamente diagnosticati, e tra questi soltanto 1 su 3 ricevono cure specialistiche. All’interno di questo 50% si registra, inoltre, una propensione a rifiutare il trattamento: il 30-70% dei pazienti abbandonerà la terapia durante i primi mesi.

Non tutto però è perduto. Secondo uno studio dei primi anni del 2000, la prognosi risulta avere un andamento abbastanza positivo: il 46% delle pazienti in trattamento guarisce totalmente, il 33% riscontra miglioramenti ed “appena” il 20% presenta una recidività cronica. Le pazienti che riuscivano a portare avanti dei programmi terapeutici negli anni dell'adolescenza erano quelle che mostravano una prognosi migliore.

Campanelli d’allarme

Normalmente i sintomi che ci permettono diagnosticare l’anoressia nervosa sono:

  • Riduzione dell’assunzione di cibo ed un conseguente dimagrimento eccessivo;
  • Paura di ingrassare anche di fronte ad una evidenza di sottopeso;
  • Percezione del corpo alterata: il corpo viene percepito sempre più grasso di quello che è realmente;
  • Autostima estremamente condizionata dal peso e dalla forma corporea;
  • Negazione di fronte ad una perdita di peso repentina e sproporzionata.

Questi sintomi si riscontrano anche in un altro disturbo dell’alimentazione: la bulimia nervosa. Le due patologie si presentano quasi nella stessa forma, eccetto per la tendenza del bulimico ad abbuffarsi senza controllo e a cercare di compensare attraverso il vomito autoindotto, l’abuso di farmaci lassativi/diuretici e periodi di digiuno accompagnati da un’attività fisica maniacale. Si riscontra bulimia nel 30% degli anoressici in stadio iniziale, e nell’80% dei pazienti con patologia avanzata.

Dott. Pasquale Parise
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