Artrosi: conosciamola meglio

Autore: Prof. Valerio Sansone
Pubblicato: | Aggiornato: 15/11/2018
Editor: Top Doctors®

L’artrosi è una malattia che coinvolge le articolazioni, vale a dire quei punti nei quali le estremità di due ossa vicine entrano in contatto tra loro, formando uno snodo che consente il movimento. Il Prof. Valerio Sansone, esperto di Ortopedia e Traumatologia, ce ne parla nel dettaglio

 

 

1) Come funzionano le articolazioni?

Nel punto di contatto, le ossa sono rivestite da un tessuto particolare che si chiama cartilagine ialina e che ha delle caratteristiche molto speciali: è liscia, omogenea, elastica, ma anche molto resistente alla compressione. Queste qualità hanno la funzione di facilitare il movimento tra le ossa. 

Come nei dispositivi meccanici, il contatto e il movimento generano un attrito che porta anche a un certo consumo delle parti coinvolte. Se si vuole che il sistema duri il più a lungo possibile, l’attrito e l’usura devono essere ridotti al minimo. Questo si ottiene quando le superfici delle componenti sono prive di irregolarità e ben lubrificate e il movimento avviene in modo armonico. Esattamente quello che si verifica nelle nostre articolazioni, programmate per durare molto a lungo. 

A volte però, subentrano degli imprevisti come traumi, infiammazioni, infezioni, tumori che alterano i tessuti che compongono le articolazioni, facendo loro perdere quelle caratteristiche necessarie al buon funzionamento del sistema articolare. L’artrosi consiste, dunque, nell’alterazione e nella perdita progressiva della cartilagine ialina, insieme alla deformazione dell’osso sottostante. Il movimento tra le due superfici contrapposte non è più armonico e fluido, l’attrito aumenta e, con esso, aumenta anche il consumo di cartilagine. Si arriva allora ad una condizione d’infiammazione cronica e alla graduale perdita di funzionalità delle articolazioni.

 

2) Quali sono i sintomi dell’artrosi?

Tra i sintomi caratteristici dell’artrosi, il primo è il cattivo funzionamento dell’articolazione, che all’inizio si traduce in un certa difficoltà a compiere i movimenti e poi, con il passare del tempo, in una graduale perdita della mobilità, fino alla sua abolizione. Questo, in termini medici, si chiama “rigidità articolare”. 

La condizione d’infiammazione cronica dell’articolazione produce dolore, che aumenta quando si cerca di muovere l’articolazione coinvolta. Se sono interessate le articolazioni degli arti inferiori, come le anche o le ginocchia, il solo mettersi in piedi genera dolore, perché viene trasmessa alle articolazioni la forza del nostro peso corporeo. 

L’infiammazione genera anche gonfiore per l’aumento di produzione del liquido sinoviale. Questo è un fluido speciale prodotto dalla membrana sinoviale, il tessuto che riveste l’interno delle articolazioni. In condizioni normali, il liquido sinoviale ha lo scopo di lubrificare le superfici articolari. Nell’artrosi, invece, la membrana sinoviale infiammata provoca un notevole aumento di produzione del liquido sinoviale, che dilata tutta l’articolazione e riduce ulteriormente la capacità di movimento. 

Un altro elemento tipico è, infine, la perdita di volume e di forza dei muscoli circostanti le articolazioni coinvolte, il che crea una certa debolezza di tutto il settore coinvolto con ulteriore difficoltà al movimento.

In sintesi, tutto ciò porta a una progressiva perdita della funzione. Ad esempio, in caso di artrosi delle ginocchia, ci sarà una ridotta capacità di mantenere la posizione eretta e di camminare, che aumenta con il passare del tempo.

 

3) Quali sono le cause dell’artrosi?

Si sa ancora poco sulle reali cause dell’artrosi, anche se la ricerca ha compiuto notevoli sviluppi in questo senso. La causa più frequente è l’età: un’artrosi di grado lieve fa parte del normale processo d’invecchiamento. Esistono, poi, delle forme di artrosi la cui causa è chiara (artrosi secondarie), mentre ce ne sono altre per le quali si possono fare solo delle ipotesi (artrosi primitive). 

Le artrosi secondarie sono dovute a cause ben evidenti, come una frattura che abbia danneggiato l’articolazione, una lesione di uno più legamenti che abbia portato a una condizione di scarsa stabilità articolare, oppure la deformazione delle ossa con un’alterata distribuzione delle forze che agiscono sull’articolazione. Altre cause frequenti sono le infezioni e le malattie reumatiche delle articolazioni (artriti).

Nelle artrosi primitive il rapporto causa-effetto non è così chiaro, per questo si possono fare solo delle ipotesi. Le più accreditate sono quelle che indicano come causa la predisposizione genetica e familiare, unita o meno a fattori ambientali. 

Quello che appare chiaro è che probabilmente si tratta di una malattia plurifattoriale, cioè in cui sono coinvolte più cause contemporaneamente. 

 

4) Quali sono i fattori di rischio dell’artrosi?

Come detto a proposito delle cause, anche i fattori di rischio sono ancora da definire in modo chiaro. Il fattore peso è sicuramente importante per gli arti inferiori e per la colonna vertebrale. La presenza di deformazioni congenite o acquisite delle ossa possono portare a cumulare sforzi eccessivi su una certa parte dell’articolazione, mentre le altre parti rimangono relativamente inoperose. 

Di recente sta emergendo anche il ruolo delle sostanze infiammatorie presenti nel nostro organismo o introdotte con l’alimentazione. Ad esempio, una dieta troppo ricca di grassi sembra favorire la comparsa dell’artrosi.

 

5) Come si diagnostica l’artrosi?

In genere, l’esame radiografico è il mezzo migliore. Alcune piccole articolazioni, però, come quelle delle mani e dei piedi, sono difficili da studiare con la radiografie tradizionali. In questi casi si deve ricorrere alla tomografia computerizzata (TC) o alla risonanza magnetica.

 

 

6) Come si cura l’artrosi?

Fino a non molto tempo fa, si pensava non esistessero terapie per l’artrosi. Negli ultimi anni sono stati fatti molti passi avanti, anche se il percorso è ancora molto lungo. 

I trattamenti attualmente disponibili sono diversi e dipendono dal grado di avanzamento della malattia. Si comincia dalle semplici modifiche comportamentali, come ridurre il peso del corpo in caso di sovrappeso o modificando i comportamenti lavorativi o sportivi se questi provocano sollecitazioni eccessive sulle articolazioni coinvolte. Bisogna, poi, curare lo stato dei muscoli che comandano le articolazioni coinvolte perché, come detto precedentemente, tendono ad atrofizzarsi. È opportuno, quindi, svolgere una regolare attività fisica, ma non troppo impegnativa. È consigliata una ginnastica dolce o un’attività in cui il peso del corpo sia ridotto, come il nuoto o il pedalare su una bicicletta. 

Da qualche anno la ricerca ha messo a disposizione farmaci specifici per la cartilagine, i cosiddetti “condroprotettori”, che hanno lo scopo di fornire alla cartilagine le sostanze necessarie alla sua costruzione. Queste medicine, però, sono più utili nelle fasi iniziali con lo scopo di rallentare la malattia. Anche i farmaci anti-infiammatori possono essere utili per controllare l’infiammazione, così come una serie di sostanze, molte di origine naturale, in grado di svolgere un’azione anti-ossidante e di contrastare le sostanze infiammatorie che si generano nel corso dell’artrosi. 

Molto efficace è l’acido ialuronico, iniettato dentro l’articolazione coinvolta. L’acido ialuronico è il principale costituente del liquido sinoviale e ha la funzione di lubrificare e nutrire le superfici articolari, prive di vasi sanguigni. Si tratta, quindi, della supplementazione di una sostanza già presente nel nostro organismo, ma che, in situazioni di patologia, è prodotta in quantità e qualità inadeguate. Lo scopo della loro somministrazione è quello di rafforzare l’azione di lubrificazione e di nutrimento della cartilagine e di svolgere un’azione anti-infiammatoria sulla membrana sinoviale. 

Uno sviluppo molto interessante è, infine, quello fornito dagli stimoli biofisici, come i campi magnetici e le onde d’urto, che hanno dimostrato di svolgere un’azione rigenerante, sia sull’osso che sulla cartilagine, senza nessun effetto collaterale.

 

7) Il trattamento chirurgico dell’artrosi

Quando le terapie che abbiamo illustrato non hanno dato, o non danno più, i risultati sperati, si deve prendere in considerazione la chirurgia. In genere, questo avviene quando la malattia è in uno stadio molto avanzato. 

L’intervento chirurgico risolutivo è l’impianto di una protesi. Si tratta, in pratica, nell’applicare un rivestimento sintetico ai capi articolari danneggiati, in sostituzione della cartilagine che si è usurata. In questo modo l’articolazione riprende la forma e la funzione che aveva perso a causa dell’artrosi. 

A seconda delle articolazioni, esistono diversi tipi di protesi. Per il ginocchio ci sono anche impianti molto piccoli (protesi monocompartimentali), da usare quando l’artrosi ha colpito solo una parte dell’articolazione, lasciando indenni le altre. In questo modo, si conservano tutti i legamenti che stabilizzano l’articolazione e il recupero post-operatorio è più rapido. Nel caso degli arti inferiori, e soprattutto del ginocchio, si riesce anche a correggere le deformità che si erano instaurate a causa della malattia e a restituire all’arto un corretto allineamento. 

Esistono anche delle operazioni che possono prevenire o a ritardare il decorso dell’artrosi, le osteotomie. Consistono, appunto, nel restituire il giusto allineamento alle ossa che si sono deformate provocando incurvamenti o angolature che condizionano negativamente il funzionamento dell’articolazione. Un esempio classico sono le ginocchia vare (arcuate a forma di parentesi) e il loro contrario, le ginocchia valghe (a X). Queste operazioni, però, possono essere eseguite solo quando lo stadio della malattia è poco avanzato.

A prescindere dal tipo di intervento chirurgico, è necessario un adeguato periodo di riabilitazione per poter sfruttare appieno tutti i vantaggi conseguiti con l’operazione.

 

Editor Karin Mosca

Prof. Valerio Sansone
Ortopedia e Traumatologia

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