Artrosi dell’anca: diagnosi e terapia

Autore: Dott. Maurizio Fontana
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il Dott. Maurizio Fontana, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Ravenna, ci parla della diagnosi e del trattamento dell’artrosi dell’anca, una patologia legata all’invecchiamento che colpisce oltre 4 milioni di persone in Italia

 

Cos’è l’artrosi?

L’artrosi è una patologia degenerativa del rivestimento liscio ed elastico (cartilagine) che ricopre due ossa contrapposte che costituiscono un’articolazione. L’artrosi è strettamente legata all’invecchiamento: è dovuta alla perdita progressiva di acqua che rende rigida e secca la cartilagine. Così come si formano le rughe sulla pelle, la cartilagine si assottiglia provocando dolore (soprattutto di mattina) e gonfiore delle articolazioni (iperproduzione di liquido sinoviale).  L’anca, insieme alla colonna vertebrale, il ginocchio e la mano (base del pollice), è l’articolazione più colpita. L’articolazione dell’anca è costituita da una cavità ossea ricevente denominata acetabolo (cavità emisferica del bacino rivestita da cartilagine e circondata da una specie di guarnizione detta cercine) e da una prominenza detta testa del femore (anch’essa emisferica che si adatta perfettamente all’acetabolo). Attorno vi sono tessuti molli (capsula articolare, membrana sinoviale, muscoli e tendini) che nutrono, mantengono in sede e muovono l’articolazione. L’anca artrosica si manifesta con zone di cartilagine assottigliata oppure assente, cavità ossee piene di tessuto gelatinoso (geodi) e speroni ossei sporgenti ai margini dell’articolazione (osteofiti). 

 

Cause dell’artrosi

L’artrosi può essere primitiva, causata dall’invecchiamento, o secondaria, accelerata da fratture non del tutto guarite o da patologie articolari precedenti (per esempio la lussazione congenita dell’anca). Esistono altre condizioni generali come l’eredo-familiarità (ad esempio l’artrosi deformante delle mani, l’obesità e gli squilibri ormonali) che possono accelerare l’artrosi. Le cause più frequenti di artrosi secondaria sono:

 

  • Una frattura dell’acetabolo (tipicamente da incidente stradale): pur operando correttamente, spesso la frattura non viene perfettamente affrontata. Le irregolarità delle superfici dell’articolazione creano attrito e, di conseguenza, usura della cartilagine
  • Una lussazione traumatica dell’anca: se le arteriole che portano sangue si lacerano, la testa del femore muore causando il consumo della cartilagine ed il collasso dell’osso
  • Delle turbe vascolari nella crescita (es. osteocondrosi infantile) o dei difetti delle cartilagini d’accrescimento (es. epifisiolisi)
  • Una lussazione congenita dell’anca: in passato era una patologia molto frequente in Italia, oggi è limitata dalle indagini ecografiche neo-natali

 

Sintomi dell’artrosi

I primi sintomi di artrosi dell’anca (detta anche coxartrosi) sono dolori nella regione glutea o inguinale soprattutto nella stagione freddo-umida ed una limitazione motoria all’inizio della deambulazione (in particolare la mattina). In molti casi il dolore è irradiato alla zona anteriore della coscia e viene spesso confuso con patologie del ginocchio. In questa fase un beneficio è dato dal calore locale e spesso la situazione resta stazionaria per anni. In seguito si manifestano limitazioni articolari (limitazione della intra-rotazione dell’arto) e dolori più prolungati ed intensi. Il progredire dell’irrigidimento dell’anca può determinare anche la diminuzione dei dolori.

 

Diagnosi dell’artrosi

La diagnosi di coxartrosi si esegue osservando il paziente mentre entra nell’ambulatorio:

 

  • Zoppia di fuga: camminare accelerando il passo dal lato affetto
  • Zoppia di caduta: l’arto dolente scende durante il passo a causa del suo accorciamento

Bisogna anche ascoltarlo mentre descrive i suoi disturbi e gli eventuali traumi o malattie avute in passato. Il dolore è essenzialmente gluteo-inguinale, con irradiazione all’area anteriore della coscia fino al ginocchio (si deve fare attenzione a non confonderlo con dolori originati dal ginocchio o provenienti dalla schiena). L’intrarotazione dell’anca è il segno più precoce che si può evidenziare in una visita. È bene eseguire anche due radiografie ortogonali fra loro in quanto una radiografia in anteroposteriore non è sufficiente. I risultati mostreranno:

 

  • Una riduzione della linea scura che separa la testa del femore dall’acetabolo (da confrontare con l’anca non dolente)
  • La presenza di osteofiti ai margini dell’articolazione
  • La presenza di geodi (cavità ossee rotondeggianti) entro la testa del femore e l’acetabolo.

In caso di forme iniziali di artrosi sarà necessario anche eseguire una TAC, mentre in caso di sospetto di necrosi della testa del femore viene richiesta una risonanza magnetica nucleare.

 

Trattamento farmacologico dell’artrosi

Il trattamento della coxartrosi comprende un approccio iniziale con Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS), TENS (corrente antalgica a onde quadre), calore esogeno (termoforo) ed endogeno (Radarterapia), Terapia Manuale (lavoro di allungamento dei fasci muscolari contratti), rieducazione progressiva al carico e al cammino ed infine controllo del peso corporeo. In seguito vengono effettuate infiltrazioni articolari, con aghi particolari e sotto il controllo radiologico, con un farmaco che unisce un gel viscoelastico (effetto ammortizzante) e l’acido ialuronico (nutriente per la cartilagine).

 

Trattamento chirurgico dell’artrosi: artroscopia

In forme precoci di artrosi, soprattutto in pazienti giovani o nei casi di fratture con calcificazioni che limitano i movimenti è indicata l’artroscopia. In questo tipo di artroscopia viene utilizzata una cannula del diametro di 5 mm ed una lunghezza di 20 cm contenente un sistema a fibre ottiche collegato ad una telecamera e ad un monitor. L’articolazione viene penetrata ed esplorata attraverso tre diversi accessi: laterale diretto, anterolaterale e posterolaterale. Con una seconda cannula possono essere portati in sede una serie di strumenti (frese motorizzate, pinze da presa rette o curve e vaporizzatori a radiofrequenze) e possono essere eseguiti piccoli interventi (es. fresatura di osteofiti o calcificazioni che interferiscono con i movimenti dell’anca, reinserzioni di fibrocartilagini distaccate, esplorazione di protesi di cui si sospetta la rottura).

 

Protesi e artrosi 

Nei casi di forme di artrosi precoce ma diffusa a tutta l’articolazione è possibile eseguire una protesizzazione con cupole di rivestimento: invece di asportare la testa del femore, si interviene sulla sua superficie e la si riveste con una cupola metallica. Questo intervento è adatto a pazienti giovani (40 anni di età) in quanto rende più agevole un’eventuale sostituzione, in futuro, con una protesi totale. Molto innovativa è la tecnica di protesizzazione in chirurgia mininvasiva. Con questa tecnica viene inserita una normale protesi d’anca effettuando un’incisione di soli 8 cm di lunghezza (le precedenti incisioni erano di 15-20 cm). L’incisione è solitamente essere eseguita “a bikini”, cioè seguendo la piega inguinale in modo da poter coprire la cicatrice con il costume. In questo intervento viene utilizzato uno speciale strumentario che allarga le masse muscolari in profondità senza provocare il distacco dei muscoli. Con questi presupposti è possibile far camminare il paziente già poche ore dopo l’intervento (con il supporto di 2 stampelle), le perdite di sangue si riducono ad 1/3 e la degenza postoperatoria è limitata a pochi giorni.

 

Dott. Maurizio Fontana
Ortopedia e Traumatologia

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