Asportare la ghiandola tiroidea: quando e perché intervenire

Autore: Top Doctors®
Pubblicato: | Aggiornato: 19/11/2017
Editor: Top Doctors®

La tiroide, come tutte le ghiandole, può avere noduli infiammati che possono causare ipertiroidismo e richiedere un intervento chirurgico. Il nostro esperto in Chirurgia Generale di Top Doctors ci spiega i tipi di chirurgia applicabili e quando questa è consigliata

Cos’è la tiroide?

La ghiandola della tiroide ha la forma di una farfalla ed una funzione endocrina, questo significa che gli ormoni che produce riversano direttamente nel sangue, trovandosi sotto il controllo diretto della ghiandola pituitaria che si trova nella sella turcica del nostro cranio. È situata nel collo in stretta relazione con la trachea e al di sotto della cartilagine tiroidea o del pomo d’Adamo.
Come tutte le ghiandole ha la capacità di incistarsi o ipertrofizzarsi, di presentare noduli benigni che funzionano più del normale annullando il resto della ghiandola o noduli solitari che non funzionano.
Anche la ghiandola può secernere più del normale dando luogo ad un ipertiroidismo (malattia di Graves-Basedow) che richiederà un trattamento. Quando i noduli occupano i due lobi danno luogo ad un gozzo multinodulare. Come in tutti gli organi del nostro corpo, anche qui si può presentare un tumore maligno.

L’intervento chirurgico

L’ecografia e la biopsia citologica sono i due esami da effettuare assolutamente prima di ricorrere all’intervento chirurgico. Una volta eseguite, si procede con l’estirpazione chirurgica. Questa può essere limitata ad un lobo se la lesione è unica e benigna. In tutti gli altri casi la tiroidectomia è totale o quasi.
L’intervento è indicato nei seguenti casi:
-    Nodulo benigno solitario con una dimensione superiore a 30mm e/o quando la citologia eseguita abbia riscontrato una cellularità moderata o alta.
-    Gozzo multinodulare con noduli che rispettano le condizioni precedenti.
-    Ipertiroidismo che non può essere controllato con i farmaci.
Ogni volta che c'è il sospetto o la conferma di un processo neoplastico.
Il sintomo principale è la presenza di un nodulo nel collo, anche se altri modi per identificare le malattie della tiroide sono l’evidenza di un’alterazione analitica degli ormoni T3 e T4 richiesta da esami precedenti per trattamento di obesità o di infertilità.
La chirurgia tiroidea è composta da due punti chiave che sono il mantenimento delle ghiandole paratiroidi che si presentano in gruppi di quattro e sono in stretto contatto con la parete posteriore della tiroide, e la visibilità del nervo laringeo ricorrente per non lesionarlo. Quest’ultimo innerva le corde vocali e la sua lesione può causare afonia temporale o permanente a seconda del grado della lesione. Bisogna controllare che non ci sia sanguinamento nelle prime ore seguenti alla chirurgia.

Postoperatorio e recupero

Il postoperatorio è solitamente rapido e non doloroso. In alcuni casi i pazienti lamentano dolore alla cervicale dovuto all’ipertensione a cui viene sottoposto il collo durante la chirurgia.
Solitamente i pazienti a cui è stata effettuata un’asportazione parziale (emitiroidectomia), vengono dimessi dopo 24 ore. Invece, se è stata praticata una tiroidectomia totale o subtotale, vengono dimessi dopo 48 ore, dopo aver verificato che i livelli di calcemia siano corretti.
È importante la cura della cicatrice. Al paziente viene praticata una sutura intradermica, in cui non è necessario rimuovere i punti, oppure si effettua una sutura con un unico punto non assorbibile che verrà rimosso dopo 10 giorni. Essendo una zona molto esposta al sole, bisognerà prendersene cura con cerotti di silicone o creme solari di alta protezione. Nei casi di tiroidectomia totale si inizia il trattamento sostitutivo con ormoni tiroidei orali.

 

 Redazione di Topdoctors

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Chirurgia generale


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