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Aterosclerosi e stratificazione del rischio

Autore: Prof. Claudio Reverberi
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il nostro esperto in Cardiologia a Parma, il Prof. Claudio Reverberi, ci parla dell’aterosclerosi: una patologia che può colpirci, rimanendo silente, fin dalla giovane età

Che cos’è l’aterosclerosi?

ragazza di profilo che guarda verso la cameraL’aterosclerosi è una condizione che rappresenta la principale causa di morte cardiovascolare nella popolazione generale, in cui si riscontra un incremento di malattie quali diabete ed obesità in associazione a fattori di rischio quali fumo, ipercolesterolemia ed ipertensione arteriosa.

Chi colpisce maggiormente?

L’aterosclerosi inizia in giovane età, rimane a lungo silente e gli eventi cardiovascolari sopraggiungono generalmente in età avanzata. In oltre il 50% dei casi gli eventi cardiovascolari (infarto e ictus) intervengono in soggetti precedentemente asintomatici. Innumerevoli pubblicazioni scientifiche hanno, da tempo, dimostrato come il carico ateromasico dell’asse arterioso vascolare si correli con il rischio aterosclerotico di infarto e ictus.

È possibile ridurre il tasso di mortalità?

Al giorno d’oggi l’unico strumento che abbiamo a disposizione per ridurre la mortalità cardiovascolare nella popolazione a rischio è la prevenzione primaria. Il valore dello screening per l’aterosclerosi sub-clinica rimane molto importante: in particolare, l’ecografia color doppler applicata ai tronchi sovra-aortici, al cuore, all’aorta addominale ed alle arterie iliache e femorali rappresenta una vera e propria “finestra sul cuore e sui vasi”. È uno strumento ideale in quanto facile, sicuro, rapido, ripetibile e a basso costo che consente di studiare la parete dei vasi e gli aspetti morfo-funzionali del cuore. In questo modo possiamo conoscere l’età biologica delle nostre arterie ed aggiungere il dato ai tanti fattori di rischio tradizionali (fumo, ipertensione, ipercolesterolemia, vita sedentaria, diabete e obesità), perfezionando la stratificazione del rischio del singolo soggetto.

Che cosa s’intende per danno d’organo?

La presenza di placche ateromasiche spesso calcifiche lungo i vasi sanguigni, di ipertrofia del ventricolo sinistro e di calcificazioni a livello della valvola aortica e dell’apparato valvolare mitralico, rappresentano il cosiddetto “danno d’organo”. Il riscontro di questo danno giustifica una strategia terapeutica più aggressiva sia in termini farmacologici che in variazioni significative dello stile di vita.

Come intervenire?

paziente in visita da una cardiologaIl recupero della forma fisica mediante un incremento dell’attività fisica aerobica ed un più idoneo regime alimentare si associano alla prescrizione di farmaci “naturali” (nutraceutici) con l’obbiettivo di minimizzare il rischio di sviluppare aterosclerosi. La disponibilità di un ecocardiografo top level, con una sonda cardiaca ed una vascolare, consente al professionista esperto di perfezionare la diagnosi in modo del tutto non invasivo. In un’unica seduta di circa 30 minuti il paziente, oltre alla visita cardiologica completa di elettrocardiogramma e della misura della pressione arteriosa, viene sottoposto a:

  • Ecocolordoppler dei tronchi sovra-aortici
  • Ecocardiogramma color-doppler
  • Ecocolordoppler dell’aorta addominale
  • Ecocolordoppler dell’asse arterioso iliaco femorale

Questa sorta di valutazione ultrasonografica total body consente di “pesare” il carico ateromasico dell’uomo fra i 45 ed i 75 anni e della donna fra i 55 ed i 75 anni.

Prof. Claudio Reverberi
Cardiologia

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