Attacco di panico: perché si manifesta?

Autore: Prof. Francesco Rovetto
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Editor: Serena Silvia Ponso

ll primo attacco di panico, spesso, ci coglie di sorpresa. Il cuore batte veloce, sembra mancare l’aria, vengono brividi e tremore in tutto il corpo, ci si sente estranei alla situazione. Ci invade la paura di morire, impazzire o perdere il controllo. A volte il panico paralizza chi lo prova, in altri casi fa venire voglia di scappare. Dell’attacco di panico ce ne parla il Prof. Francesco Rovetto, Psicologo e Psichiatra a Milano

Quando si può parlare di disturbo di panico?

Un attacco di panico può capitare a tutti e non è né un segno di debolezza né di squilibrio mentale. Se però, per la paura di provare ancora quelle sensazioni, il paziente limita per più di un mese la propria esistenza e libertà di movimento, allora gradualmente si instaura e si consolida un vero e proprio disturbo di panico che può perdurare a lungo nel tempo.

Qual è l’origine degli attacchi di panico?

Molti pazienti, quando vengono in terapia, raccontano di quel primo episodio come se fosse l’inizio e la causa di tutto il loro malessere. In effetti noi non siamo tanto colpiti dagli eventi, ma dalla lettura che noi ne diamo. In altre parole, alcune persone di fronte alle stesse condizioni reagiscono diversamente. Ad esempio, di fronte a una coda in autostrada c’è chi reagisce telefonando a casa per preannunciare il ritardo e poi ascolta la musica e i notiziari in radio; solo alcuni vivono l’attacco di panico.

Cosa contraddistingue questi ultimi? Spesso nell’ultimo anno di vita del paziente prima del primo attacco troviamo un lutto. Questo può essere legato alla morte di una persona cara, ma anche alla fine di una storia di amore, a un licenziamento, a una diagnosi di una grave malattia. Sono tutte condizioni che ci fanno sentire soli. Terribilmente soli. E l’attacco di panico è una condizione di solitudine acuta: ci troviamo soli di fronte ai nostri sintomi e alle nostre paure.

Andando ancora più indietro si può vedere come spesso, ma non sempre, da piccolo il buon candidato al panico ha sofferto la paura di restare solo. In termini tecnici si chiama ansia di separazione e può manifestarsi anche in bambini eccessivamente protetti o in bambini che hanno avuto esperienze di abbandono.

 

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Come si guarisce dal panico?

Se le radici sono remote nel tempo allora non c’è niente da fare? Tutt’altro. Dal panico si guarisce, basta identificare i nostri inefficaci tentativi di risolvere il problema (ad esempio l’evitamento) e affrontare i nostri fantasmi. La paura è aumentata e mantenuta dalla fuga e dall’evitamento.

Tecniche di rilassamento, strategie per affrontare le situazioni temute superandole e qualche aiuto per modificare le proprie idee disfunzionali rispetto al panico possono essere decisive in tempi non lunghi.
A volte sono utili leggere dosi di antidepressivi e ciò non perché il paziente con panico è particolarmente depresso, ma perché sono utili strumenti per fronteggiare l’ansia anticipatoria che è legata soprattutto alla paura della paura, ovvero all’aspettativa di stare male che predispone l’organismo alla reazione ansiosa. Dal panico non solo si esce, ma lo si fa anche migliorati e con una maggiore comprensione di sé.

Prof. Francesco Rovetto
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