Breve storia della Traumatologia dello Sport

Autore: Dott. Alberto Ventura
Pubblicato: | Aggiornato: 16/11/2018
Editor: Top Doctors®

Pochi sono gli specialisti in Traumatologia dello Sport, medici e chirurghi che si dedicano alla conoscenza, al trattamento e alla prevenzione di lesioni legate alla pratica sportiva. Il Dott. Alberto Ventura, Ortopedico e Traumatologo a Milano, spiega perché gli atleti dovrebbero documentarsi su questo campo della medicina per trarne vantaggio per la loro salute ed evitare pericolose credenze pseudoscientifiche

 

 

1) Perché negli ultimi anni sono aumentate le lesioni legate allo sport?

L’automazione a cui si è assistito alla fine della seconda guerra mondiale ha consentito alla popolazione italiana di disporre di più tempo libero da dedicare allo sport. Inevitabilmente, però, sono aumentate quelle lesioni traumatiche tipiche della pratica sportiva: oggi, la percentuale più alta di pazienti che si recano da uno specialista ortopedico è rappresentata da sportivi.

Questa alta incidenza non è dovuta solo all’aumento del numero dei praticanti, ma esistono almeno altri 4 fattori responsabili di questo fenomeno:

  • L’incremento delle prestazioni sportive;
  • Un sempre più elevato agonismo;
  • Un precoce inizio dell’attività sportiva agonistica;
  • Un maggior numero di soggetti sportivi in età adulta o avanzata.

 

2) Qual è lo scopo della Traumatologia dello Sport?

Il motivo principale della nascita della Traumatologia dello Sport è la ricerca di quelle che sono le cause di infortunio, del trattamento e della prevenzione soprattutto dei soggetti in accrescimento.

Frequentemente la Traumatologia dello Sport viene associata, erroneamente, alla Chirurgia del Ginocchio, in quanto notevoli sono stati i passi fatti soprattutto per quanto riguarda la traumatologia capsulo-legamentosa. Questa definizione, però, è estremamente riduttiva: il trattamento delle lesioni del ginocchio rappresenta solo una piccola parte di questa materia.

 

3) Com’è nata la Traumatologia dello Sport?

La Traumatologia dello Sport trae origine dall’interesse di alcuni medici italiani occupati nel campo delle malattie del lavoro che, quasi cent’anni fa, si resero conto della somiglianza di questo tipo di patologie con quelle sportive.

Nel 1929 viene fondata la Società di Medicina dello Sport e nel 1980 un gruppo di ortopedici fondò la prima Società di Traumatologia dello Sport nel mondo. Con il passare degli anni queste società si sono moltiplicate, fino alla confederazione nell’EFOST (European Federation of National Associations of Orthopaedic Sports Traumatology).

Non sono solo gli Ortopedici, però, ad occuparsi di Traumatologia Sportiva, ma anche medici dello sport, fisiatri, allenatori e fisioterapisti. Alla ricerca partecipano figure come fisiologi, biologi e bioingegneri. Attualmente, poi, hanno assunto particolare importanza i medici legali.

Risulta, quindi, chiaro che il trattamento delle lesioni sportive non è l’unico scopo che si prefigge la traumatologia dello sport, nonostante sia questo l’aspetto più evidente.

 

4) Di quale tipo di lesione si occupa in particolar modo la Traumatologia Sportiva?

La Traumatologia dello Sport si dedica in particolar modo alle lesioni croniche. Le lesioni acute (ad esempio, la distorsione di ginocchio), infatti, sono lesioni a cui può andare incontro sia la persona sedentaria che lo sportivo agonista in quasi tutte le discipline. Altre patologie, come il “ginocchio del saltatore”, sono tipiche solo di alcuni sport. 

Le lesioni di questo tipo, chiamate da sovraccarico funzionale, sono le più temibili: nel momento in cui si manifestano si trovano già nello stato più grave e difficilmente curabile, come accade nel caso delle sindromi retto-adduttorie (pubalgia).

Questo tipo di patologie devono essere prevenute più che curate, agendo su fattori intrinseci ed estrinseci:

  • I fattori intrinseci sono quelli legati alla conformazione dell’atleta. Risulta fondamentale la correzione di alcune deformità (ad esempio, un eccesso di pronazione della sottoastragalica, una dismetria degli arti inferiori, rigidità articolari, etc.), che possono essere ininfluenti nella vita quotidiana, ma che risultano invalidanti nella vita agonistica di un atleta.
  • I fattori estrinseci sono legati al tipo di sport praticato. È necessario che il medico sia a conoscenza delle caratteristiche tecniche dello sport praticato per agire velocemente e in modo adeguato e che conosca i metodi di allenamento, i tempi di applicazione degli esercizi e gli attrezzi utilizzati. A volte basta modificare l’altezza della sella ed il tipo di pedale in un ciclista o ridurre la durata di un allenamento per risolvere i problemi fisici dell’atleta.

 

 

5) La Traumatologia dello Sport si occupa anche di patologie dell’accrescimento?

Sì, le patologie traumatiche dell’accrescimento rientrano nel campo di applicazione della Traumatologia dello Sport. Bisogna pensare, infatti, che il maggior numero di sportivi è compreso nella fascia di età 10-20 anni, periodo in cui l’individuo è ancora in fase di crescita.

Spesso banali affezioni non vengono diagnosticate ai primi sintomi e tendono ad aggravarsi fino a portare, talvolta, a lesioni invalidanti. Purtroppo esiste anche il problema delle lesioni dovute al doping: questo fenomeno, molto più radicato di quello che si possa pensare, può creare lesioni all’apparato locomotore sconosciute fino a poco tempo fa. La tutela di questi soggetti in accrescimento è fondamentale per evitare che lo sport sia causa di lesioni invalidanti per la vita futura.

 

6) L’importanza della prevenzione nella Traumatologia dello Sport

La prevenzione a qualsiasi livello è il fine ultimo della Traumatologia dello Sport.

La ricerca, per raggiungere questo scopo, deve agire su due fronti: la ricerca clinico-epidemiologica e quella sperimentale.

Bisogna interpretare in maniera obiettiva le impressioni che si ottengono osservando le fasi di gioco, in modo da permettere all’atleta di ottenere migliori risultati e di diminuire la lesività dello sport praticato.

La migliore forma di prevenzione è quella collettiva. Il sistema migliore di proteggere gli atleti, infatti, è modificare i regolamenti di gioco per evitare potenziali situazioni lesive. Nel calcio, ad esempio, vengono puniti gli interventi da dietro perché difficili da prevedere per l’atleta e particolarmente rischiosi, nel rugby sono stati impediti alcuni tipi di placcaggio e meglio regolamentate le mischie chiuse, nel ciclismo è obbligatorio l’uso del casco e così via.

Con gli anni anche lo Sport si evolve. Cambiano i materiali impiegati, l’aumentata forza muscolare degli atleti, l’aggressività di gioco: tutto questo ha fatto sì che sia siano manifestate altre patologie. Ad esempio, nel calcio l’uso dei tacchetti lamellari ha modificato il tipo di lesioni del ginocchi; il tipo di gioco e l’aggressività hanno aumentato il rischio di traumi contusivi in competizione, nello sci la diffusione dei modelli più recenti ha radicalmente modificato il rischio traumatico.

Risulta evidente che la Traumatologia dello Sport debba continuare a produrre nuove ricerche per riuscire ad adattarsi ai costanti cambiamenti che avvengono nell’attività sportiva.

 

Editor Karin Mosca

Dott. Alberto Ventura
Ortopedia e Traumatologia

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