Cardiochirurgia mininvasiva: un lavoro di équipe

Autore: Dott. Giovanni Casali
Pubblicato: | Aggiornato: 11/11/2018
Editor: Top Doctors®

Il programma di Cardiochirurgia mininvasiva del presidio ospedaliero “Vito Fazzi” di Lecce rientra in una più ampia visione strategica della direzione dell’ASL che tende a configurare questo ospedale sempre più come centro di riferimento delle tre province salentine. Ne parla il Primario della Cardiochirurgia, il Dott. Giovanni Casali

1) Che cosa si intende per Cardiochirurgia mininvasiva?

La Cardiochirurgia mininvasiva consiste in una serie di metodiche che permettono di effettuare interventi al cuore con un minor trauma chirurgico rispetto alle tecniche tradizionali. Gli interventi al cuore vengono effettuati, di norma, attraverso una completa apertura dello sterno. Questo permette un’agevole esposizione di gran parte della superficie cardiaca, ma comporta anche un trauma non indifferente per il paziente.

Gli effetti di questo trauma posso essere il rischio di complicanze o la necessità di una lunga convalescenza. In via alternativa, è possibile effettuare delle piccole incisioni più mirate alla singola parte del cuore in cui si intende intervenire. In questo modo le complicanze possono essere prevenute e la necessità di ricovero viene ridotta. Si ottiene così anche un miglior risultato estetico e un più rapido ripristino delle attività fisiche e lavorative.

 

2) Cardiochirurgia mininvasiva: il post-operatorio

A poche ore dall’intervento il paziente è sveglio e respira spontaneamente.

Nei giorni successivi la ripresa delle funzioni fisiche è assai più rapida rispetto ai tempi necessari al consolidamento dello sterno dopo l'intervento per via tradizionale. Anche il ripristino delle normali attività sociali e lavorative è anticipato e questo rappresenta un grande vantaggio per i pazienti in tutte le fasce di età. Per i soggetti anziani e fragili questa metodica permette inoltre di ridurre enormemente i rischi dell'intervento, oltre a migliorare la qualità di vita.

L’impiego delle tecniche mininvasive ha importanti ricadute anche sul piano socio-economico, oltre che sullo stato di salute dei pazienti: vengono, infatti, ridotti i tempi di ospedalizzazione e, di conseguenza, i costi delle procedure. La più rapida autosufficienza post-operatoria riduce inoltre i costi sociali dell'assistenza, soprattutto per le persone più anziane.

Grazie ai progressi delle tecniche di anestesia, al monitoraggio ecocardiografico, agli avanzamenti della circolazione extracorporea e grazie ovviamente a nuove tecniche e strumenti chirurgici, è oggi possibile effettuare, con un minimo trauma chirurgico, interventi veramente mirati alla sola struttura cardiaca che si intende riparare o sostituire.

L’avvio di questo programma è stato lungo e complesso, e ha coinvolto tutte le professionalità dell’équipe cardiochirurgica: in sala operatoria cooperano chirurghi, anestetisti, cardiologi, tecnici e infermieri.

 

3) Quanto influisce il lavoro d’équipe per l’intervento mininvasivo?

Il lavoro di équipe è sempre fondamentale in tutte le discipline chirurgiche ma lo è ancora di più nell’applicazione delle tecniche mininvasive. Qui, infatti, i margini di errore devono essere veramente minimi e tutto deve funzionare alla perfezione: oltre al singolo gesto chirurgico, è veramente fondamentale la cooperazione e la sinergia di tutte le figure professionali coinvolte. Si ottiene così un grande affiatamento e "senso di squadra" in tutta l'equipe che tornerà comunque utile anche in quei casi in cui queste metodiche non possono essere applicate.

Dott. Giovanni Casali
Cardiochirurgia

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