Cheratocono: di cosa si tratta?

Autore: Prof. Vincenzo Scorcia
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

Il cheratocono è un’anomalia della cornea che si caratterizza per il suo progressivo sfiancamento (conosciuto anche con il termine di “ectasia”). Ne parla il Prof. Vincenzo Scorcia, esperto in Oculista a Catanzaro

A che età potrebbe manifestarsi il cheratocono?

In genere tale distrofia graduale si manifesta tra i 15 e 30 anni causandone un progressivo calo del visus. Sebbene tale Primo piano donnapatologia sia sempre bilaterale sono molto frequenti i casi in cui il coinvolgimento sia decisamente asimmetrico, con una severità del quadro clinico molto differente fra i due occhi.
La sua frequenza è stimata intorno ad 1 caso su 2.000, anche se tale valore potrebbe essere decisamente maggiore, considerando che in molti pazienti la diagnosi è occasionale; infatti, negli stadi iniziali della malattia il paziente è in genere asintomatico e la presenza di un semplice astigmatismo potrebbe essere l’unico segno.

Caratteristiche della patologia

L’origine è in parte sconosciuta ma la componente genetica rappresenta un ruolo rilevante, come dimostrato dall’alta incidenza della patologia all’interno della stessa famiglia.

L’anomalo e progressivo assottigliamento provoca una deformazione asimmetrica della cornea che è la principale lente all’interno dell’occhio; le conseguenze refrattive sono rappresentate da una miopia elevata o astigmatismo miopico irregolare difficilmente correggibili con occhiali, con riduzione progressiva dell’acuità visiva.

Come avviene la diagnosi?

La diagnosi si avvale della topografia e/o tomografia corneale, una metodica che consente un’accurata analisi della forma e del potere corneale; attraverso questo esame è possibile evidenziare alterazioni anche in uno stadio molto precoce della malattia.

Trattamento del cheratocono

La terapia del cheratocono varia in funzione dalla severità della patologia. La prima forma di terapia è puramente “ottica”, e consiste nella correzione dell’errore refrattivo mediante occhiali o lenti a contatto morbide convenzionali. Negli stadi più avanzati della patologia, l’astigmatismo elevato ed irregolare richiede invece l’applicazione di lenti a contatto rigide o semi-rigide gas-permeabili; tale soluzione, se ben tollerata può consentire un recupero funzionale completo (10/10 o meglio).

Il secondo tipo di terapia rappresenta una forma di “profilassi” (intesa cioè a prevenire l’evoluzione della patologia verso gli stadi più severi) ed è rappresentata dal Cross-Linking Corneale. Tale procedura si avvale dell’applicazione ed impregnazione di Riboflavina (Vitamina B2) sulla superficie anteriore della cornea associata alla successiva esposizione di raggi UVA (370 nm); l’effetto finale è un incremento della rigidità della cornea con drastica riduzione della progressione della patologia.

In caso di stadio molto avanzato della malattia ed intolleranza alle lenti a contatto l’unica opzione terapeutica è costituita dall’intervento di trapianto di cornea (o cheratoplastica). Oggi la procedura di scelta è la Cheratoplastica Lamellare Anteriore Profonda (o DALK, dall’acronimo inglese per “Deep Anterior Lamellar Keratoplasty”); tale procedura, rispetto alla cheratoplastica perforante, offre numerosi vantaggi in termini di complicanze intraoperatorie e minori rischi di rigetto immunologico.

Prof. Vincenzo Scorcia
Oculistica

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