Chirurgia metabolica e trapianti: è possibile?

Autore: Dott. Carlo Socci
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Editor: Top Doctors®

Le conseguenze negative dell’obesità sulla salute generale di chi ne è affetto, sugli esiti di un eventuale intervento chirurgico e sull’aspettativa di vita sono ormai note. Anche nel caso di un trapianto d’organo, l’obesità potrebbe compromettere il risultato dell’operazione. È, quindi, possibile combinare un trapianto con la Chirurgia Bariatrica? Risponde l’esperto in Chirurgia Generale a Milano, il Dott. Carlo Socci

 

 

1) Perché l’obesità è considerata un fattore di rischio quando si parla di trapianto?

Rispetto a riceventi normopeso, i riceventi obesi hanno un tasso di mortalità e di perdita di funzione dell’organo trapiantato più elevato, a causa delle note conseguenze che l’obesità ha sulla salute generale. I rischi aumentano se si pensa che sindrome metabolica, diabete e arterosclerosi sono spesso presenti in un paziente con peso corporeo eccessivo. Per questo motivo, i pazienti obesi attendono significativamente più a lungo in ista di attesa rispetto ai pazienti normopeso.

L’indice di massa corporea (BMI) è preso in considerazione tra i fattori di rischio quando si parla di trapianto. Data la limitata disponibilità di organi da trapiantare e le lunghe liste d’attesa di pazienti che aspettano un trapianto, spetta ai coordinatori dei programmi trapianti il ruolo di garantire le migliori possibilità di successo in termine di sopravvivenza e di funzione dell’organo, identificando ed intervenendo sui fattori che potrebbero comprometterne la funzione.

 

2) Perdere peso è importante sia prima che dopo il trapianto

In caso di paziente obeso, si procede normalmente suggerendo un cambio nelle abitudini dietetico-comportamentali, ma i risultati sono spesso poco incoraggianti. Si è, quindi, pensato alla chirurgia metabolico-bariatrica come mezzo più rapido ed efficace per ottenere una perdita di peso consolidata nel tempo.

L’incremento di peso post-trapianto è un fenomeno piuttosto comune. Nel lungo termine, però, l’obesità è molto pericolosa per i riceventi, essendo, come detto in precedenza, associata ad un incremento del rischio di mortalità e di perdita di funzione. È evidente, quindi, che il problema dell’obesità abbia molta rilevanza anche dopo il trapianto.

La chirurgia dell’obesità fornisce i mezzi per un controllo rapido e duraturo del peso. Molto spesso l’approccio è mininvasivo, laparoscopico, e di tipo restrittivo. La procedura, prima dell’intervento, permette una perdita di peso tale da consentire l’immissione nella lista d’attesa al trapianto, mentre dopo l’intervento permette di mantenere un IBM adatto a non compromettere la funzione dell’organo trapiantato.

 

3) Qual è la procedura di Chirurgia Bariatrica consigliata?

La sleeve gastrectomy sembra essere la procedura migliore in questi casi, in quanto il rischio di malassorbimento (ad esempio degli immunosopressori) è di molto inferiore rispetto ad un bypass gastrico o alla diversione bilio-pancreatica. Il bendaggio gastrico sembra essere sconsigliato, in quanto la presenza di un corpo estraneo intraddominale pone a rischio il paziente immunodepresso.

In conclusione, scegliere una chirurgia metabolico-bariatrica, quando indicata, può garantire una sopravvivenza e una qualità di vita migliore al paziente con insufficienza d’organo terminale. Può, quindi, essere un aiuto per i pazienti che necessitano di un trapianto di cuore, rene o fegato.

 

Editor Karin Mosca

Dott. Carlo Socci
Chirurgia generale

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