Colesterolo: le alterazioni del metabolismo

Autore: Dott. Sergio D'Addato
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

L’idea che il colesterolo sia “cattivo” è oggi molto diffusa. In realtà questa molecola lipidica è fondamentale per l’organismo, se compresa entro determinati valori. È dunque importante riconoscere in quali casi questi ultimi raggiungono un livello di guardia e sapere come intervenire. Ne parla il Dott. Sergio D’Addato, esperto in Geriatria e Gerontologia a Bologna

Qual è il ruolo del colesterolo nel nostro organismo?

Il colesterolo ha diverse funzioni molto utili per l’organismo, il che significa che non è sinonimo di malattia come invece si intende comunemente.

Il colesterolo serve all’organismo per produrre degli ormoni; nella donna gravida il colesterolo aumenta perché necessario alla formazione delle cellule del feto e degli ormoni legati alla gravidanza. Nel bambino il colesterolo serve per gli ormoni della crescita e per la formazione delle cellule che costituiscono i tessuti e vari organi in crescita.

Esiste nel nostro organismo un sistema molto complesso che permette di produrre, assorbire e riciclare il colesterolo. Questo ci fa capire come sia essenziale questa molecola.

Quando il colesterolo è da considerarsi alto?

Se parliamo di colesterolo LDL, che è poi quello che comunemente viene definito come cattivo, 50-60 mg/dl corrisponde al valore di colesterolo medio nei neonati.

Questo valore durante l’esistenza tende a salire, ma solo nelle società industrializzate, mentre resta invariato nelle società che non lo sono, dove la popolazione segue un’alimentazione decisamente più povera di grassi saturi, ovvero dei grassi animali, responsabili dell’aumento di colesterolo.

Quindi il colesterolo LDL al di sopra dei 60/70 mg/dl è, probabilmente, un colesterolo in eccesso. Tanto è vero che il sistema di smaltimento del colesterolo LDL, che si attiva grazie all’azione dei recettori per le LDL sulle cellule epatiche, va in saturazione già con dei valori di colesterolo LDL appena superiori.

Il surplus di colesterolo che i recettori nel fegato non riescono a smaltire rimane in circolo per andarsi a depositare nelle pareti delle arterie, dando vita alle placche aterosclerotiche che le ostruiscono. Il danno causato all’organismo, al cuore e alle arterie ha questa origine.

Ma quale sarebbe un valore sano per il colesterolo? Se parliamo di colesterolo totale, il valore limite può essere fissato a 190 mg/dl. Invece il colesterolo HDL, cosi detto colesterolo buono, deve essere superiore a 40 mg/dl negli uomini e 45 mg/dl nelle donne.

Quando si verifica l’alterazione del metabolismo dei lipidi?

Quando i livelli di colesterolemia sono elevati (LDL superiore a 130 mg/dl; colesterolo totale > 200 mg/dl), allora siamo in presenza di una ipercolesterolemia.

Tale valore però non deve essere considerato come assoluto ma bensì relativo: avere 130 di colesterolo LDL per un soggetto di 50 anni, normopeso, non fumatore, non diabetico, non iperteso, che fa regolare attività fisica è ottimo. Se un paziente della stessa età è invece diabetico, il valore considerato ottimale è 100; se, oltre che diabetico, è anche fumatore, allora si scende a 70. Possiamo dire che ognuno ha il colesterolo che si merita.

Che ruolo hanno i fattori familiari nell’alterazione del metabolismo lipidico?

Le forme familiari di ipercolesterolemia sono molto diffuse nella popolazione. L’incidenza è di 1 persona ogni 200-250, ovvero rappresenta la malattia genetica più diffusa nella popolazione.

È quindi importante misurare la colesterolemia anche nei bambini che hanno un genitore con ipercolesterolemia, specialmente se in famiglia vi sono malattie cardiovascolari in età precoce (Infarto miocardico, Ictus, Arteriopatie degli arti inferiori), ovvero prima dei 55 anni negli uomini e prima dei 60 anni nelle donne.

In questi soggetti è quindi importante una diagnosi precoce dell’ipercolesterolemia, per un monitoraggio dei valori e per iniziare una terapia se necessaria. In queste forme la corretta alimentazione non è risolutiva, ma è fondamentale ugualmente perché ci permette di usare farmaci a più basso dosaggio.

Alterazione del metabolismo dei lipidi – Trattamento

Il trattamento dell’ipercolesterolemia si fonda principalmente sulla corretta alimentazione e sull’attività fisica. Quando dopo un adeguato periodo (circa 4-6 mesi) non si raggiungono i livelli ideali, allora occorre aggiungere una terapia.

La terapia va impostata dal Medico e può prevedere l’utilizzo di semplici integratori alimentari a base di estratti di riso rosso o a base di fitosteroli. I primi sono in genere più efficaci, essendo a tutti gli effetti delle “Statine di origine Naturale”. Con tali presidi si può ottenere una riduzione della colesterolemia che va tra il 10 e il 20%.

Quando con questi presidi non si raggiungono livelli ottimali, o quando i livelli si partenza sono molto elevati, allora occorre agire con i farmaci denominati Statine, derivati da molecole ipolipemizzanti che riescono ad abbassare i livelli del colesterolo: ve ne sono diversi che si utilizzano a dosaggio differenti. Con tali farmaci si ottiene una riduzione dei livelli di LDL tra il 20 e il 50%.

In associazione alle statine esistono altri farmaci che possono essere utilizzati per inibire l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale. Questi potenziano notevolmente l’azione delle Statine e permettono di utilizzarle a più basso dosaggio. 

Attualmente è disponibile anche una terapia innovativa, che si fonda sull’utilizzo di anticorpi monoclonali. Questa terapia permette una riduzione di circa il 50-60% della colesterolemia LDL, ma è riservata a soggetti molto gravi.

Dott. Sergio D'Addato
Geriatria e Gerontologia

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