Cos'è la deprivazione emotiva e come si manifesta nell'adulto?

Autore: Dott.ssa Pamela Busonero
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Quando un bambino viene privato delle attenzioni necessarie a livello emotivo, si parla di deprivazione. La nostra esperta in Psicologia a Firenze, la Dott.ssa Pamela Busonero, ci spiega in che modo questa trascuratezza si rifletta sulla nostra personalità una volta diventati adulti

Che cosa s’intende per Neglect?

due bambiniIl termine Neglect indica una trascuratezza dei bisogni primari di un bambino. Questa mancanza di attenzione, o deprivazione, può essere:

  • Fisica: in cui il genitore non si prende cura dei bisogni primari del bambino (es. alimentazione, igiene, abbigliamento, ecc.);
  • Educativa: in cui non viene garantita l’istruzione del bambino;
  • Medica: in cui non si offre al bambino un’adeguata assistenza sanitaria, ignorando i consigli dei medici e rifiutando le terapie;
  • Emotiva: in cui il caregiver non è in grado di soddisfare le esigenze del proprio figlio a livello di stimoli e nutrimento emotivo.

Deprivazione emotiva: di cosa si tratta?

Questo tipo di trascuratezza è molto comune e molto difficile da dimostrare, in quanto le sue ripercussioni (a differenza di altre forme di maltrattamento) si manifestano solamente una volta raggiunta l’età adulta.

I primi anni di vita (2-5 anni) sono fondamentali per un bambino, in quanto inizia già a formarsi la sua personalità. Le figure di riferimento che condizionano questa fase sono i genitori (o chi cresce il piccolo) e, se non riescono a creare un forte legame in maniera efficace, il bambino proverà una sensazione di inadeguatezza, sfiducia, incertezza e vuoto interiore.

Trascuratezza emotiva e abuso: qual è la differenza?

bambina sull'altalena in un parcoIn caso di abuso si possono riscontrare evidenti comportamenti attivi nei confronti del bambino: ricatto emotivo, aggressione verbale, talvolta anche abuso fisico.

La deprivazione emotiva, invece, è caratterizzata da omissioni: nonostante i bisogni fisici (istruzione, cure mediche, alimentazione) siano soddisfatti, i genitori non sono in grado di rispondere ai sorrisi del bambino, non gli rivolgono la parola per periodi prolungati, non gli danno un livello sufficiente di attenzioni e/o affetto, ecc.

Deprivazione emotiva nel bambino

Essere genitori è difficile: non sempre si riesce a provvedere a tutte le necessità dei propri figli, soprattutto in una società moderna in cui si va sempre di corsa e non si riesce ad avere un momento di pausa. Nelle famiglie di oggi, in cui spesso entrambi i genitori lavorano e tornano tardi la sera, i bambini vengono lasciati alla cura di altre persone (familiari o babysitter) ma, nonostante questo, non si dovrebbero trascurare i loro bisogni emotivi, preferendo la qualità alla quantità del rapporto.

Quando le emozioni del bimbo non vengono prese in considerazione, questo non si sentirà legittimato a provarle, alimentando sensazioni quali bassa autostima, vergogna e inadeguatezza. Crescerà sentendosi invisibile, pensando di non andare bene perché le sue necessità emotive sono “errate” o irrilevanti. Non riuscendo a riconoscere gli sbagli dei genitori, il bambino penserà che sia lui ad essere sbagliato.

Come si manifesta la deprivazione emotiva in età adulta?

sintomi più comuni di questa condizione nell’adulto sono:

  • Paura dell’abbandono, del rifiuto e del giudizio;donna triste e nervosa
  • Senso di vuoto interiore e scoraggiamento;
  • Perfezionismo;
  • Bassa autostima, senso di inferiorità e inadeguatezza, sfiducia nelle proprie emozioni e nel proprio istinto;
  • Sensazione che manchi sempre qualcosa;
  • Aspettative ed obiettivi non chiari, difficoltà a decodificare le proprie emozioni;
  • Vergogna, ansia sociale;
  • Sensi di colpa, sensazione di non essere degno o non essere amato;
  • Problemi nelle relazioni sentimentali (dipendenza affettiva, sensazione di non meritare amore, propensione ai rapporti difficili, ecc.).

Cosa puoi fare se hai sofferto di deprivazione emotiva

Innanzitutto, inizia a legittimare le tue emozioni: riconoscile, dagli un nome, impara a capire esattamente cosa provi e come ti fa sentire, per imparare a gestirle al meglio. Ciò che provi non deve spaventarti, anche in caso di emozioni negative come il dolore, la paura o la rabbia. Impara a dare il giusto valore alle opinioni degli altri (puoi non essere d’accordo senza giudicare o sminuire l’altro e comincia ad esigere lo stesso da chi ti circonda) e sii consapevole dei tuoi diritti come persona, sapendo che meriti di essere trattato con rispetto. Infine, prendi consapevolezza di quello provi, ascoltati e individua ciò di cui hai bisogno. Se questo non bastasse, rivolgiti ad un professionista specializzato in queste tematiche.

Dott.ssa Pamela Busonero
Psicologia

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