Dieta e diabete

Autore: Prof.ssa Graziella Bruno
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Quale dieta si deve seguire in caso di diabete? La Prof.ssa Graziella Bruno, esperta in Diabetologia e Medicina Interna a Torino, ci spiega perché è necessario creare diete personalizzate

Una persona affetta da diabete deve seguire un tipo di dieta specifico? 

La dieta di una persona con diabete deve essere personalizzata in base a: tipo di diabete, età, presenza di sovrappeso/obesità, rischio di ipoglicemia, presenza di dislipidemia, preferenze individuali.
Anzitutto, è necessario definire se è stata posta diagnosi di diabete tipo 1 (la forma che si manifesta prevalentemente in età giovanile, trattata con insulina fin dall’esordio) o di diabete tipo 2 (generalmente associato a familiarità, sovrappeso, ipertensione e alterazione dei lipidi). In entrambi i casi l’obiettivo è il mantenimento di valori di glicemia ottimali sia a digiuno che dopo i pasti, diverso è invece l’approccio per ottenerlo.

Diabete tipo 1 e 2: come varia la dieta?

Una persona con diabete tipo 1 è generalmente normopeso, inoltre la malattia è determinata dalla distruzione autoimmune delle cellule beta del pancreas, per cui i livelli circolanti di insulina sono bassi o addirittura assenti ed è necessario somministrare il farmaco sottocute.
Il diabetico tipo 2 è invece in sovrappeso ed ha, nelle fasi iniziali della malattia, valori elevati di insulina circolanti, ma la sua azione sui tessuti muscolari ed epatici è contrastata dalle citochine prodotte dal tessuto adiposo (insulino-resistenza). Il pancreas è quindi stimolato a mettere in circolazione un numero maggiore di molecole di insulina per abbassare la glicemia, a costo tuttavia dell’esaurimento funzionale dell’organo. 
La composizione della dieta nelle persone normopeso con diabete tipo 1 non è sostanzialmente diversa da quella di una persona non diabetica: 55% glicidi, 35% grassi, 15% proteine. È tuttavia indispensabile che la persona con diabete tipo 1 acquisisca durante la visita specialistica nozioni sul contenuto di carboidrati nei singoli alimenti in modo da essere in grado di somministrare la dose corretta di insulina ed evitare sia valori troppo elevati sia valori bassi, che pongono a rischio di ipoglicemia. Nei diabetici tipo 2, invece, soprattutto se in sovrappeso, è opportuna una riduzione complessiva dell’introito calorico e la riduzione degli zuccheri a rapido assorbimento. Anche i grassi saturi (burro, strutto, olio di palma e di cocco) hanno un effetto diabetogeno, perché si accumulano nel tessuto muscolare (lipotossicità), impedendo all’insulina di agire correttamente. È quindi fondamentale personalizzare le indicazioni dietetiche.

Le quantità di insulina dipendono dalla quantità di carboidrati assunti?

La dose di insulina da somministrare, soprattutto nei diabetici tipo 1, deve tener conto della quantità dei carboidrati assunti e del loro “indice glicemico”, un valore espresso come incremento glicemico indotto dall’assunzione di un alimento rispetto a quello ottenuto da un alimento di riferimento (pane bianco). Alimenti come le patate, la pizza, il riso integrale, hanno un indice glicemico più elevato; al contrario alimenti come i legumi, il riso integrale le carote hanno un indice glicemico più basso. In un pasto misto è necessario fare riferimento al carico glicemico, che rappresenta il prodotto tra l’indice glicemico e la quantità di carboidrati presenti in ogni singolo alimento. Sulla base di una serie di calcoli, abbastanza semplici, è possibile sperimentare a livello individuale la dose di insulina che è necessario praticare ad ogni singolo pasto. Suggerisco sempre di tener memoria scritta della dose di insulina praticata così come della glicemia prima del pasto e di quella misurata dopo due ore, in modo da acquisire dimestichezza con la risposta insulinica a carichi glicemici diversi. Ovviamente, è necessario tener conto anche di eventuale attività fisica, che comporta una riduzione della dose di insulina. L’esperienza e la guida del medico specialista aiuteranno il paziente nel tempo ad acquisire sicurezza nel calcolo della dose ed evitare il rischio di ipoglicemia.  
Da notare che le proteine hanno un effetto saziante superiore ai carboidrati e quindi favoriscono il calo ponderale. Devono quindi essere inserite nella dieta del diabete, in proporzione del 10-20% dell’apporto calorico quotidiano, dando la preferenza a legumi, pesci, carne bianca. Un’attenzione particolare va data ai pazienti con nefropatia, nei quali l’apporto deve essere ridotto a 0.8 g/kg/die.

7 consigli per tenere sotto controllo il diabete e l’alimentazione

  1. Perseguire la ricerca del benessere
    La diagnosi di diabete può essere l’occasione per adeguare il proprio stile di vita ad un maggior equilibrio tra il tempo che dedichiamo a noi stessi e al nostro benessere e quello che dedichiamo ad altre mille attività stressanti, non sempre indispensabili, ritrovando così la serenità e il sorriso
  2. Non aumentare di peso
    Il peso nell’età adulta dovrebbe essere non oltre il 10% di quello registrato a 25-30 anni. Nelle diverse fasi della vita è quindi necessario adattare l’introito calorico e la distribuzione dei macronutrienti (glicidi, protidi, lipidi) al metabolismo basale, che ovviamente varia con gli anni
  3. Correggere il sovrappeso e l’obesità
    La riduzione di almeno il 5% del peso corporeo è in grado di migliorare il compenso glicemico, riducendo il grado di insulino-resistenza e, a volte, anche di ottenere una semplificazione della terapia, per esempio riducendo o sospendendo l’insulina nel diabete tipo 2
  4. Scegliere consapevolmente
    Il diabete è occasione per imparare a leggere le etichette, scegliere i prodotti con ridotto contenuto di carboidrati semplici (zuccheri) e di grassi saturi, ricchi di fibre e privilegiare alimento a basso impatto ambientale.
  5. Integratori
    Una dieta ricca di frutta e verdura di stagione, variata nel tempo e adeguata nelle quantità, consente di apportare naturalmente i micronutrienti essenziali, anche nelle persone con diabete
  6. Attività fisica
    Non solo attività agonistica o palestra, ma anche salire le scale a piedi, passeggiare chiacchierando con gli amici, ritrovare il piacere di riscoprire la bellezza delle nostre città a piedi o in bicicletta, ballare. Si ridurranno la glicemia e il peso, ma anche il senso di peso che a volte sentiamo gravarci sulle spalle! Dal benessere interiore a quello fisico, questo è il percorso virtuoso da perseguire
  7. Smettere di fumare subito
    La sospensione del fumo può associarsi ad un leggero incremento di peso, ma non è questo ciò che deve trattenerci dal sospendere. Il fumo è dannoso sempre, ma nelle persone con diabete abbiamo registrato un incremento di 2-3 volte del rischio di complicanze. La sospensione del fumo è quindi l’obiettivo prioritario, con calma e serenità si otterrà anche il controllo del peso, con l’aiuto di uno specialista

Prof.ssa Graziella Bruno
Diabetologia

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