Epicondilite: riposo, ghiaccio e medicina rigenerativa

Autore: Prof. Valerio Sansone
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Editor: Top Doctors®

L’epicondilite, più nota come gomito del tennista, non interessa solo gli sportivi professionisti, ma anche coloro che fanno un uso dell’articolazione frequente e ripetuto. Il Prof. Valerio Sansone, Ortopedico e Traumatologo a Milano, ci spiega cos’è e come il trattamento si serve delle tecniche di medicina rigenerativa

 

 

1) Cos’è l’epicondilite?

L’epicondilite, anche se sarebbe più corretto parlare di tendinopatia o entesopatia, è una sofferenza dell’entesi, ossia il punto di inserimento dei tendini sulle ossa che compongono l’articolazione del gomito. Non si tratta di un disturbo acuto, ma di un disturbo cronico che si crea a seguito dei microtraumi dovuti al movimento ripetuto di estensione del polso e delle dita.

Ad ammalarsi possono essere i tendini posizionati lateralmente o quelli situati nell’incavo del braccio. Nel primo caso si parla di epicondilite laterale (gomito del tennista), mentre nel secondo caso si parla di epicondilite mediale (gomito del golfista).

 

2) Quali sono le cause dell’epicondilite?

Il sovraccarico dei muscoli della zona del gomito è causato da sollecitazioni ripetute, soprattutto se lo sforzo è intenso o se l’articolazione viene usata in modo scorretto. I soggetti più a rischio, infatti, sono coloro che praticano tennis a livello amatoriale, i carpentieri, i falegnami, gli imbianchini e tutti coloro che impugnano attrezzi (martelli, pennelli, mouse del computer, rastrelli, etc.) per molte ore al giorno.

 

3) Quali sono i sintomi dell’epicondilite?

Il sintomo tipico dell’epicondilite è il dolore, conseguenza di un processo degenerativo. Il dolore viene avvertito a livello della zona laterale esterna del gomito e s’irradia verso l’avambraccio fino al polso. Se si preme sulla parte colpita o quando si compiono movimenti comuni (avvitare un barattolo, stringere la mano, etc.), il dolore si accentua e la presa della mano diventa meno valida.

 

4) Come si effettua la diagnosi dell’epicondilite?

Per diagnosticare l’epicondilite è necessaria una visita dall’Ortopedico, che farà un’anamnesi del paziente. L’Ortopedico valuterà eventuali esami strumentali per escludere l’ipotesi di altre patologie.

Lo specialista potrebbe prescrivere un’ecografia del gomito, anche se non sempre gli ultrasuoni riescono ad evidenziare le lesioni a muscoli e tendini. Risulta, quindi, più attendibile l’elastosonografia, una tecnica di diagnostica per immagini simile all’ecografia ma che riesce a mettere in evidenza l’eventuale presenza di tessuto cicatriziale dovuto all’infiammazione.

Spesso l’Ortopedico arriva alla diagnosi di epicondilite semplicemente attraverso una visita obiettiva, ascoltando la descrizione dei sintomi e la raccolta dell’anamnesi: una certa attività professionale o la pratica di sport come il tennis indirizzano già verso questo tipo di disturbo.

L’Ortopedico, poi, palperà l’epicondilo e la zona dell’avambraccio per indagare l’origine del dolore. Il dolore può essere provocato anche facendo estendere le dita e il polso al paziente mentre il medico oppone resistenza con la sua mano.

 

5) Come si cura l’epicondilite?

Se l’arto non viene messo a riposo, il dolore tenderà a peggiorare e aumenteranno le difficoltà nell’utilizzare la mano per reggere gli oggetti. Se non curata, quindi, l’epicondilite potrebbe causare piccole disabilità nel quotidiano. Il primo consiglio è quello di recarsi dallo specialista in Ortopedia quando si avvertono i primi dolori che non si allievano con gli antidolorifici e le automedicazioni.

Per ridurre l’infiammazione, e di conseguenza il dolore, l’Ortopedico può suggerire dei farmaci antidolorifici, mentre a poco servono gli antinfiammatori. Naturalmente il braccio dev’essere tenuto a riposo, ma senza immobilizzarlo. Si possono compiere i normali movimenti quotidiani, ma andrebbero evitati quelli che hanno causato il problema. Per tenere a riposo l’articolazione e ridurre le sollecitazioni, si può indossare un tutore imbottito nella parte alta dell’avambraccio. Per diminuire il gonfiore e il dolore, si può anche applicare una borsa del ghiaccio per una ventina di minuti. Utili anche gli impacchi di acqua fredda, da effettuarsi impregnando il tutore prima di indossarlo.

Quando il disturbo si è attenuato, è possibile riprendere gradualmente le proprie attività cercando di non affaticare il gomito. È sempre buona cosa continuare ad utilizzare il tutore a scopo protettivo quando si pratica l’attività causa del disturbo, fino alla scomparsa del dolore. Per favorire l’allungamento dei muscoli dell’avambraccio sono utili alcuni esercizi di stretching, da effettuarsi possibilmente ogni giorno.

 

6) E se il disturbo non si risolve?

Se non si ottiene alcun beneficio dal riposo, dal ghiaccio e dalla ginnastica, si può ricorrere alla medicina rigenerativa. Una delle tecniche più efficaci è quella che prevede l’utilizzo del PRP, il plasma ricco in piastrine: questa prevede un piccolo prelievo di sangue venoso che poi viene centrifugato per separare le componenti e ottenere un concentrato di piastrine. Queste, infatti, sono ricche di fattori di crescita, cioè proteine che aiutano il processo di autoriparazione e guarigione dei tessuti. Le piastrine vengono successivamente iniettate nei tendini o nei muscoli e, dopo l’infiltrazione, si procede alla medicazione compressiva.

Non è necessario prendere antidolorifici dopo l’infiltrazione, ma è consigliabile applicare del ghiaccio ed evitare attività fisiche impegnative per una settimana. Dopo questo periodo, può essere svolto un trattamento riabilitativo, anche in acqua.

Un’altra tecnica è quella delle onde d’urto, delle onde acustiche in grado di stimolare reazioni biologiche nei tessuti e l’afflusso di sangue nell’area trattata. Le onde d’urto inducono la formazione di nuovi vasi sanguigni e favoriscono il riassorbimento di calcificazioni dai tessuti molli come i tendini. Il trattamento prevede tre applicazioni, una alla settimana, della durata di 10-15 minuti. A volte può risultare necessario ripetere le applicazioni a distanza di tempo.

 

Editor Karin Mosca

Prof. Valerio Sansone
Ortopedia e Traumatologia

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