Ernia iatale: come prepararsi all'intervento | Top Doctors

Ernia iatale, cosa succede dopo l'intervento?

Autore: Top Doctors®
Pubblicato: | Aggiornato: 21/08/2018
Editor: Top Doctors®

Un medico specializzato in Chirurgia Generale ci parla dell'operazione di ernia iatale, cosa deve aspettarsi il paziente dopo l'intervento e come prepararsi a esso, quali sono gli effetti collaterali, i rischi e i pericoli relativi 

Ernia iatale, cosa succede dopo l'intervento?

In un precedente articolo abbiamo parlato del riflusso e in cosa consiste un’operazione di ernia iatale. In questa seconda parte tratteremo il decorso post-operatorio, uno degli aspetti delle operazioni chirurgiche che più interessa i pazienti. 

Come ci si prepara ad un intervento di ernia ietale?  

Prima dell’intervento, un paziente che si opera di ernia ietale, viene sottoposto ad analisi preoperatorie e dovrà rimanere a digiuno durante le 8 ore precedenti ad esso. L’operazione verrà effettuata in anestesia totale e, dopo il suo compimento, il paziente rimarrà nell’unità di Rianimazione Postoperatoria fino al suo completo risveglio. Nella maggior parte dei casi, si tratta di un ricovero Day Hospital, per cui il paziente verrà dimesso nello stesso giorno dell’operazione.

Quando può essere effettuata la laparoscopia?

In un numero ristretto di casi, a causa di una difficoltà a visualizzare correttamente gli organi sottoposti a intervento, l’intervento tramite laparoscopia non sarà possibile. Inoltre, alcuni dei fattori che aumentano l’impossibilità di intervenire per via laparoscopica, sono l’obesità del paziente o una sua precedente operazione addominale, che potrebbe causare adesioni o emorragie durante l’intervento. La decisione di ricorrere alla chirurgia cosiddetta a “cielo aperto” è rimessa al chirurgo prima o durante l’intervento, ed è da considerarsi una misura preventiva nei confronti della salute del paziente. 

Quali sono gli effetti collaterali dell’intervento?

La maggior parte dei pazienti che si sottopone a questo intervento chirurgico riscontra generalmente pochi effetti collaterali e cessa di avere sintomi relativi al reflusso gastroesofageo. Alcuni pazienti però, possono presentare difficoltà nel deglutire, che generalmente svanisce spontaneamente dopo poche settimane, difficoltà ad eruttare, vomito o poche migliorie relative al reflusso.

La sua esecuzione presenta alcuni rischi?

Questo tipo di intervento chirurgico è considerato poco pericoloso e raramente risultano esserci complicazioni, tra cui:
- Effetti indesiderati relativi all’anestesia
- Emorragia 
- Lesioni all’esofago, alla milza o allo stomaco
- Infezione della ferita 

Come ci si comporta in seguito all’intervento chirurgico?

Dopo l’operazione il paziente, prima che ricominci ad alimentarsi normalmente, viene sottoposto ad una radiografia dell’apparato digerente. Una volta effettuata quest’ultima, la persona sarà in grado di cominciare la dieta entro poche ore, che verrà incrementata progressivamente con il passare del tempo. Nei momenti successivi all’intervento, il dolore è generalmente leggero, ma i pazienti possono richiedere un trattamento analgesico qualora lo ritengano opportuno. Appena dimesso al paziente viene consigliato lo svolgimento di un’attività fisica leggera, per poi riprendere a pieno le sue normali attività nel giro di una settimana. Dopo che il medico indica la sospensione del trattamento con farmaci antiacidi, non è necessario monitorare il paziente, quando siano trascorsi dagli 8 ai 14 giorni dal momento dell’operazione. 

Quando ricorrere all’intervento?

Se il paziente presenta brividi o febbre dai 38 °C in su
-    Se ci sono emorragie o presenza di pus sulla ferita    
-    Se si presenta arrossamento o gonfiore intorno alla ferita
-    Se c’è l’aumento del volume dell’addome o una sua distensione progressiva
-    Se il paziente ha difficoltà a respirare o una tosse persistente
-    Se il paziente presenta difficoltà a deglutire o a bere liquidi

 Redazione di Topdoctors

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Chirurgia generale


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