Ernia iatale, cosa succede dopo l'intervento?

Autore: Dott. Emilio Manno
Pubblicato: | Aggiornato: 27/08/2019
Editor: Gloria Conalbi

Il Dott. Emilio Manno, esperto in Chirurgia Generale a Napoli, ci parla dell'operazione dell'ernia iatale, la sua preparazione, in cosa consiste, cosa aspettarsi dopo l'intervento, quali sono gli effetti collaterali, i rischi e i possibili pericoli

Come ci si prepara ad un intervento di ernia iatale? 

Prima dell’intervento, un paziente che si opera di ernia iatale, viene sottoposto ad analisi preoperatorie e dovrà rimanere a digiuno durante le 8 ore precedenti ad esso. L’operazione verrà effettuata in anestesia totale e, dopo il suo compimento, il paziente rimarrà nell’unità di Rianimazione Postoperatoria fino al suo completo risveglio. Nella maggior parte dei casi, si tratta di un ricovero Day Hospital, per cui il paziente verrà dimesso nello stesso giorno dell’operazione.

Quando può essere effettuata la laparoscopia?

In un numero ristretto di casi, a causa di una difficoltà a visualizzare correttamente gli organi sottoposti a intervento, la laparoscopia non sarà possibile. Inoltre, alcuni dei fattori che aumentano l’impossibilità di intervenire per via laparoscopica, sono l’obesità del paziente o una precedente operazione addominale, che potrebbe causare adesioni o emorragie durante l’intervento. La decisione di ricorrere alla chirurgia cosiddetta a “cielo aperto” è rimessa al chirurgo ed è da considerarsi una misura preventiva nei confronti della salute del paziente. 

Quali sono gli effetti collaterali dell’intervento?

La maggior parte dei pazienti che si sottopone a questo intervento chirurgico riscontra generalmente pochi effetti collaterali e cessa di avere sintomi riconducibili al reflusso gastroesofageo. Alcuni pazienti però, possono presentare difficoltà nel deglutire, che generalmente svanisce spontaneamente dopo poche settimane, difficoltà ad eruttare, vomito o poche migliorie relative al reflusso.

La sua esecuzione presenta alcuni rischi?

Questo tipo di intervento chirurgico è considerato poco pericoloso e raramente risultano esserci complicazioni, che includono:

  • Effetti indesiderati relativi all’anestesia
  • Emorragia 
  • Lesioni all’esofago, alla milza o allo stomaco
  • Infezione della ferita

Come ci si comporta in seguito all’intervento chirurgico?

Dopo l’operazione, prima che ricominci ad alimentarsi normalmente, il paziente viene sottoposto ad una radiografia dell’apparato digerente. Una volta effettuata quest’ultima, la persona sarà in grado di ricominciare ad alimentarsi entro poche ore, incrementando progressivamente la tipologia e quantità di alimenti. Nel post-operatorio, il dolore è generalmente leggero, ma i pazienti possono richiedere un trattamento analgesico qualora lo ritengano opportuno. Appena dimesso si consiglia al paziente lo svolgimento di un’attività fisica leggera, per poi riprendere a pieno le sue normali attività nel giro di una settimana. Dopo che il medico avrà indicato la sospensione del trattamento con farmaci antiacidi, non sarà necessario monitorare il paziente. Ciò avviene solitamente quando siano trascorsi dagli 8 ai 14 giorni dal momento dell’operazione. 

Quando ricorrere all’intervento?

  • Se il paziente presenta brividi o febbre superiore ai 38 °C
  • Se ci sono emorragie o presenza di pus sulla ferita    
  • Se si presenta arrossamento o gonfiore intorno alla ferita
  • Se c’è aumento del volume dell’addome o una sua distensione progressiva
  • Se il paziente ha difficoltà a respirare o una tosse persistente
  • Se il paziente presenta difficoltà a deglutire o a bere liquidi

Dott. Emilio Manno
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