Ernia inguinale: è sempre da operare?

Autore: Dott. Salvatore Martelli
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Editor: Top Doctors®

Parliamo con il Dott. Salvatore Martelli, specialista in Chirurgia Generale a Torino, dell’ernia inguinale e del suo trattamento

 

Ernia inguinale: cos’è?

L’ernia inguinale è data dalla fuoriuscita di visceri dalla cavità addominale attraverso il canale inguinale. Questo altro non è che un tragitto, una piccola galleria, che nel maschio permette il passaggio, attraverso gli strati muscolari della parete addominale, degli elementi spermatici che vanno dal testicolo alla prostata; nella femmina del legamento rotondo, che sostiene l’utero nella sua posizione.

L’ernia inguinale è piuttosto frequente nell’uomo, meno nelle donne.

Il paziente può accorgersi dell’ernia notando una tumefazione, un rigonfiamento, nella regione dell’inguine, soprattutto quando si trova in posizione eretta. Altri sintomi potrebbero essere il dolore in caso di sforzo o di prolungata stazione eretta.

Quali sono le cause dell’ernia inguinale?

L'ernia può essere congenita, quando il sacco erniario è presente già alla nascita. Non è affatto raro, infatti, che il bambino presenti ernie nei primi giorni di vita o, comunque, in età infantile.

L'ernia da adulto, invece, dipende soprattutto dalla predisposizione, dovuta a una debolezza delle strutture muscolari e fasciali o ad un’ampiezza eccessiva del canale inguinale.

L’ernia inguinale è pericolosa?

Se non trattata, l’ernia può aumentare di volume, dando origine a disturbi e complicanze:

·         Strozzamento: un’ernia strozzata si manifesta con peritonite, ossia l’infiammazione del peritoneo (la membrana che riveste la cavità addominale). Questa è causata dalla sofferenza, sino alla cancrena, delle strutture comprese nel sacco erniario;

·         Intasamento: è dovuto all’accumulo eccessivo di contenuto intestinale nel tratto interessato dall’ernia;

·         Irriducibilità: quando l’ernia raggiunge un volume eccessivo, i visceri aderiscono alle pareti del sacco erniario.

Come si tratta l’ernia inguinale?

Solo il trattamento chirurgico consente di risolvere l’ernia inguinale. L’operazione di scelta è l'ernioplastica con protesi secondo Trabucco. Si tratta di un intervento mininvasivo, eseguibile attraverso una piccola incisione sulla cute della regione inguinale. È adatto a pazienti di ogni età, dagli adolescenti ai più maturi, uomini e donne, per ernie di qualsiasi dimensione. Si esegue abitualmente in anestesia spinale, ma spesso, se la situazione lo permette, può essere effettuato con anestesia locale.

L’accesso laparoscopico è conveniente in casi particolari. A fronte però di una pressoché identica percentuale di successo a lungo termine, vi è la necessità di eseguire l’intervento in anestesia generale (narcosi) e di entrare con gli strumenti nella cavità addominale o comunque nel preperitoneo, “invadendo” aree anatomiche che nell’intervento tipico non vengono disturbate.

Possiamo riassumere l'intervento in due fasi:

1.     L'isolamento e la riduzione del sacco erniario, che viene distaccato dai tessuti con cui ha contratto aderenze;

2.     La ricostruzione del canale inguinale ed il suo irrobustimento.


I vantaggi dell’ernioplastica con tecnica anteriore, mininvasiva, (Trabucco) sono molteplici:

·         I tempi di recupero sono ridotti e la ripresa delle attività abituali è rapida;

·         Il paziente operato può muoversi fin da subito, evitando così i rischi postoperatori legati all’immobilizzazione;

·         L'uso della protesi riduce l'incidenza delle recidive.

 

Qual è il momento migliore per trattare chirurgicamente l’ernia inguinale?

Breve considerazione: trattandosi di un difetto di una struttura anatomica, non si può cercare soluzione se non nell’esecuzione di un gesto chirurgico appropriato.

Il momento per operare è quello in cui il paziente si è reso conto di avere un problema e non vuole aspettare una situazione di urgenza.

Inoltre, è ovvio che quanto più la parete muscolare è in buono stato, tanto più facile sarà ottenere una buona riparazione. È negativo vivere nel disagio di mantenere per anni una situazione facilmente correggibile, quasi aspettando di essere costretti all’intervento e trovandosi poi con elementi muscolari e fasciali inevitabilmente più deboli.

 

Editor Karin Mosca

Dott. Salvatore Martelli
Chirurgia generale

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