Il Fenomeno di Raynaud

Autore: Dott.ssa Anita Carlizza
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

 

La Dott.ssa Anita Carlizza, esperta in Angiologia a Roma, ci parla della Sindrome di Raynaud, un fenomeno che colpisce principalmente le dita delle mani e dei piedi  

 

Cos’è la Sindrome di Raynaud?

Il fenomeno di Raynaud è espressione di una risposta vascolare esagerata al freddo o allo stress emotivo, caratterizzata da episodi di contrazione dei piccoli vasi arteriosi delle estremità. Nel fenomeno di Raynaud primario si riscontrano molto frequentemente una familiarità, l’insorgenza tra i 15 e i 30 anni, una storia di geloni o estremità fredde ed il coinvolgimento prevalente delle donne. Esisterebbe una congenita predisposizione al fenomeno indicata con il termine “terreno Raynaud”. Esiste anche il fenomeno di Raynaud secondario ad altre malattie, prime tra tutte le connettivopatie, in particolare la sclerodermia. Il fenomeno tipico è caratterizzato dall’improvvisa variazione del colorito cutaneo con raffreddamento delle dita delle mani, spesso anche dei piedi. Raramente può coinvolgere il naso, i lobi auricolari ed il mento.

 

Quali sono le fasi evolutive della Sindrome di Raynaud?

Classicamente si distinguono tre fasi che riproducono i tre colori della bandiera francese:

  1. Ischemica o sincopale
  2. Cianotica o asfittica
  3. Eritrosica o dell’iperemia reattiva

Questa modificazione trifasica del colore della cute non è sempre presente, spesso prevale una fase sull’altra. La fase ischemica è l’espressione di uno spasmo arteriolare con arresto del flusso capillare, caratterizzata da colorito bianco avorio o giallo cera, ben demarcato, con raffreddamento, sensibilità quasi abolita, talora formicolio, ed è di durata variabile. Si può tornare alla situazione di base o passare alla fase cianotica o asfittica, derivante dalla desaturazione dell’emoglobina, quindi tornare alla normalità o evolvere nella fase eritrosica, del rossore, espressione dell’inondamento del letto vascolare che segue alla completa risoluzione dello spasmo arteriolare. Il fenomeno è completamente reversibile col riscaldamento o riduzione dello stress nelle forme primarie. Il viraggio dalla forma sincopale al Raynaud cianotico segna in genere il viraggio dal fenomeno vasomotorio alla microangiopatia organica. Nelle forme secondarie avanzate si può creare un’ischemia tessutale critica con ulcerazioni cutanee.

 

Diagnosi della Sindrome di Raynaud

Un’anamnesi attenta consente non solo la diagnosi di fenomeno di Raynaud, ma può svelare anche una eventuale secondarietà. Rilevante sarà l’indagine su eventuali sintomi e segni di connettivopatia, sintomi neurologici e sintomi correlati alle patologie che possono associarsi al fenomeno. L’esame fisico è generalmente normale nel fenomeno di Raynaud primitivo. Nelle forme secondarie, l’ispezione delle mani può rilevare alterazioni del colorito cutaneo e del trofismo, quadri cha vanno dalle dita “a salsicciotto” alla sclerodattilia e alle ulcere digitali. Va accertata la presenza dei polsi arteriosi e praticate le manovre per la sindrome dell’egresso toracico. Se l’esame obiettivo vascolare lascia dubbi, è indicato l’ecocolorDoppler basale e con le manovre. Esami di primo livello includono la radiografia del rachide cervicale e del torace per escludere una megapofisi e una costa soprannumeraria. Al laboratorio si chiede in prima istanza: emocromo, VES, ricerca di anticorpi antinucleo (ANA). Di grande utilità clinica è la Capillaroscopia della plica ungueale, attualmente considerata l’esame diagnostico più affidabile per la diagnosi precoce di sclerodermia. In alcuni pazienti il fenomeno di Raynaud può rappresentare l’unica manifestazione clinica e la sclerodermia può svilupparsi a distanza di anni.

 

Trattamento della Sindrome di Raynaud

Il trattamento del fenomeno di Raynaud si basa inizialmente su misure generali comportamentali che da sole riducono dal 10% al 40% la frequenza e severità del fenomeno. Se queste sono insufficienti, si ricorre a farmaci vasodilatatori. Nel fenomeno di Raynaud secondario, dove le crisi sono spesso più severe, il trattamento si basa dall’inizio anche sui farmaci.

 

Dott.ssa Anita Carlizza
Angiologia

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