Il trattamento del tumore al seno

Autore: Dott. Giuliano Antonio Lucani
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Editor: Top Doctors®

Il tumore al seno è la neoplasia più frequente nel sesso femminile. In Italia si contano ogni anno circa 50.000 nuovi casi di neoplasia mammaria.  Il Dott. Giuliano Antonio Lucani, Chirurgo Generale di Milano, esperto nel trattamento di questo tipo di tumore, ci parla della terapia per combatterlo

 

 

1) Cosa deve fare una donna a cui è stato diagnosticato un tumore al seno?

Quando una donna ha il sospetto di avere una patologia mammaria (perché si è trovata un nodulo o ha notato una deformazione del seno o del capezzolo) o quando la patologia è stata già diagnosticata, dovrebbe rivolgersi ad un Senologo. La specializzazione in Senologia non esiste, ma esistono corsi o master organizzati da Istituti Universitari o Centri di eccellenza, che rilasciano un diploma in questa branca medica. 

Gli esami per porre diagnosi di tumore mammario sono in genere prescritti dal Medico Curante e sono rappresentati, inizialmente, da:

  • Mammografia, efficace solo quando il seno ha perso la consistenza elevata dell’età giovanile e quindi verso i 40 anni;
  • Ecografia, eseguibile anche nelle donne giovani. 

I due esami sono complementari, in quanto ognuno è in grado di svelare caratteristiche peculiari del nodulo. 

A questi esami si aggiunge la visita senologica e, in caso di necessità, si possono chiedere approfondimenti come l’agoaspirato con ago sottile (che preleva solo cellule per l’esame citologico) o l’agobiopsia (che, in anestesia locale, preleva una piccola carota di tessuto per l’esame istologico).

In caso di necessità, può essere richiesta anche una risonanza magnetica con mezzo di contrasto, esame oggi utilizzato per lo studio delle mammelle con protesi o nel sospetto della presenza di più noduli tumorali.

Tutti questi esami possono definire le dimensioni, il tipo istologico e le caratteristiche biologiche del tumore, come la sensibilità agli ormoni, la capacità di crescita o la presenza di particolari geni sulla superficie delle cellule. Fatta la diagnosi, la paziente deve necessariamente essere presa in cura da un’Equipe multidisciplinare, costituita dal Chirurgo Senologo, dall’Oncologo, dal Radioterapista e, se necessario, dallo Psicologo, che aiuterà a superare l’impatto con la malattia.

 

2) Cosa prevede la normale procedura per il trattamento del cancro al seno?

Il programma terapeutico dev’essere discusso dall’Equipe, che potrà stabilire se effettuare subito un intervento di rimozione del tumore o far precedere la chirurgia da una Chemioterapia Primaria o Neoadiuvante, che ha l’intento di ridurre le dimensioni del tumore per consentire un intervento conservativo e non demolitivo come lo è la mastectomia.

 

3) In cosa consiste la chirurgia per il tumore al seno?

Se si decide per l’intervento chirurgico immediato, così come avviene nella maggioranza dei casi, si può effettuare una chirurgia conservativa che consiste nell’asportare il tumore lasciando un margine di tessuto sano intorno allo stesso.

Le tecniche chirurgiche si sono affinate negli ultimi anni: la chirurgia plastica consente di evitare deformazioni del profilo mammario e di adeguare il volume della mammella sana a quello della mammella operata.

La mastectomia (l’asportazione di tutto il seno) non è, però, abbandonata. Devono sottoporsi a questo intervento le donne che presentano più tumori nella stessa mammella, quelle nelle quali la Chemioterapia Primaria è stata inefficace o quelle con una ghiandola talmente piccola da non consentire una conservazione esteticamente valida.

Nel corso dell’intervento si potrà effettuare la ricerca del linfonodo sentinella, tecnica che consente di asportare ed esaminare immediatamente il primo linfonodo che filtra la linfa proveniente dalla regione dove si trova il tumore. Se il linfonodo presenterà delle metastasi del tumore, si dovranno asportare tutte le altre ghiandole linfatiche. Nel caso le metastasi ai linfonodi fossero dimostrate nella fase preoperatoria, si procederà all’asportazione di tutte le ghiandole dell’ascella nel corso dell’intervento, senza effettuare la ricerca del linfonodo sentinella.

 

4) Dopo l’intervento, cosa succede al seno?

La possibilità di una ricostruzione immediata della mammella asportata, al momento del primo intervento, utilizzando una protesi, dev’essere offerta a tutte le donne. Nel caso venga asportato anche il capezzolo, si potrà effettuare la ricostruzione anche di questo con un semplice intervento di plastica. Il tatuaggio dell’areola completerà la ricostruzione.

 

5) Il trattamento del tumore al seno prevede una terapia post-operatoria?

Dopo l’intervento si terrà un’altra discussione multidisciplinare durante la quale si deciderà se effettuare una chemioterapia e/o una ormonoterapia con prodotti che bloccano gli ormoni e, se sarà necessaria, una Radioterapia, trattamento obbligatorio nel caso di una chirurgia conservativa.

Il trattamento con chemioterapici e/o antiormoni ha la funzione di distruggere le cellule tumorali circolanti prima che possano dare metastasi, mentre la radioterapia completa la chirurgia riducendo il rischio di recidive locali.  

Terminata la terapia post operatoria, che può durare anche sei-otto mesi e che prosegue per alcuni anni con l’ormonoterapia qualora fosse indicata, la paziente sarà sottoposta a controlli periodici, in genere semestrali, per valutare le sue condizioni di salute e per sorvegliare l’eventuale recidiva del tumore nella mammella operata o la comparsa di nuovi tumori.

In caso di tumori diagnosticati in fase precoce, la guarigione completa raggiunge percentuali sopra il 90%. 

Dott. Giuliano Antonio Lucani
Chirurgia generale

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