Implantologia: quale tecnica scegliere?

Autore: Dott. Pietro Vavalli
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

Per impianti dentali si intendono dei dispositivi principalmente metallici che hanno il compito di sostituire, nelle zone della mandibola e della mascella, i denti dove essi sono venuti a mancare. Dott. Pietro Vavalli, esperto in Odontoiatria a Roma

Qual è il vantaggio di un impianto dentale?

Un impianto consente di avere un arma in più nella riabilitazione dei soggetti che hanno perso parzialmenteVisita dal dentista o completamente la funzione masticatoria e in qualche caso subìto anche una compromissione estetica. Prima dell’era implantare venivano proposti ed utilizzati soltanto ponti su denti naturali e apparecchiature mobili, parziali e totali.

Nei pazienti adulti non c’è limite di età per l’utilizzo degli impianti, mentre nei soggetti giovani l’utilizzo degli stessi dovrà essere conseguente al raggiungimento dello sviluppo completo del mascellare superiore e della mandibola, cioè mediamente dopo i 22 anni.

Quanti tipi di impianti dentali esistono?

Gli impianti rappresentano la base su cui fissare i denti o direttamente, mediante perni (aboutment), o tramite dispositivi metallici tipo barre di ancoraggio e di supporto.

Le tipologie di impianti dentali oggi utilizzate sono due:

  • Tipologia in cui il perno (Abutment) è una componente fondamentale insieme alla vite endossea (i due costituenti sono monofasici e non possono essere separati.
  • Tipologia in cui la vite endossea e il perno hanno natura bifasica, e possono essere separati.

Quella maggiormente utilizzata è la seconda, poiché è più facile da gestire e permette di poter eseguire riparazioni, dopo l’installazione, ai futuri danni ad entrambe le componenti.

Il materiale principale degli impianti è il titanio.

Quali tecniche di impianto è possibile scegliere?

Abbiamo la possibilità di scegliere, nella riabilitazione implanto-protesica, due opzioni: il carico immediato o il carico ritardato, dove per “carico” si intende il posizionamento dei denti. Se volessimo e dobbiamo, nella maggior parte dei casi, usare un atteggiamento di cautela è assolutamente da preferire il carico ritardato, cioè dopo l’inserimento dell’impianto o degli impianti il tempo di attesa della protesi dovrà essere mediamente 3 mesi per la mandibola, 4 mesi per il mascellare superiore; questo consente l’attuazione del processo, sempre auspicabile, della osseointegrazione che maggiormente garantirà il successo a lungo termine.

In alcuni casi, ben selezionati, dove nella stessa concorrono due fattori importantissimi, quali funzione ed estetica (ad esempio negli all on four e negli all on six), si può ricorrere al carico immediato, cioè dopo la fase di inserimento degli impianti o immediatamente, o nell’arco delle 24/48 ore, si possono inserire i denti.

Perché è importante eseguire una diagnosi pre impianto?

Per ottenere il successo nella realizzazioni implanto-protesiche, così come in tutta la medicina e la chirurgia, è necessario giungere sempre ad una diagnosi corretta. Tutto ciò avviene tramite un’analisi preliminare che ha come pilastri una prima visita accuratissima, il supporto e l’ausilio di esami diagnostici radiografici e, qualora ce ne fosse bisogno, intervenire tramite un’accurata preparazione preliminare-riabilitazione igienico orale nella cura del paziente che presenta malattia paradontale di diverso grado. Attuare sempre una rivalutazione per non incorrere negli errori di una prima ed unica progettazione.
Non può e non deve esistere implantologia in pazienti in cui non sia stata individuata, diagnosticata e quindi sconfitta la malattia paradontale. La visita accurata permette di evidenziare anche tutti i fattori di rischio: le malattie sistemiche tipo il diabete, il fumo, ecc., condizioni che potrebbero determinare l’insuccesso.

Nei casi in cui si evidenziasse una carenza di osso, sia in senso verticale che orizzontale, si può ricorrere alla posizione e all’incremento dello stesso. In questo caso potremmo utilizzare osso di derivazione autologa (prelevato dallo stesso paziente), omologa (osso di banca), eterologa (di derivazione animale) o sintetica (di produzione industriale).
In alcuni casi, insieme all’innesto di osso, potremmo aver bisogno di implementare il tessuto gengivale; questo può avvenire tramite la posizione di tessuto molle gengivale di derivazione autologa (prelevato all’interno del cavo orale del paziente stesso).

In che modalità viene eseguito l’intervento?

Per dissipare le paure dei pazienti dobbiamo dire che tutti questi interventi, nella maggior parte dei casi, vengono effettuati in anestesia locale ma attualmente, sempre più spesso, si fa ricorso alla sedazione cosciente con una collaborazione sempre più stretta tra chirurgo implantologo e anestesista. Tutto ciò consente di operare in massima tranquillità sia per il dentista che per il paziente e senza sentire alcun dolore.

Sarà comunque importante, dopo aver effettuato terapie più o meno complesse, inserire il paziente in un circuito di richiami e controlli programmati che sono alla base per un mantenimento a lungo termine del lavoro chirurgico e protesico realizzato, e permetteranno di tenere lontano il pericolo maggiore per la non riuscita determinato dalla perimplantite (infiammazione dell’impianto, come la parodontite è l’infezione del dente).

Dott. Pietro Vavalli
Odontoiatria

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