Insufficienza cardiaca: la terapia elettrica

Autore: Prof. Francesco Vetta
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

Oggi, l’insufficienza cardiaca, comunemente conosciuta anche come scompenso cardiaco viene considerata la pandemia del terzo millennio. Infatti, mentre abbiamo certezze che l’attuale pandemia da COVID-19 regredirà, lo scompenso cardiaco persisterà ed anzi rappresenterà una delle complicanze a lungo termine del COVID-19. Ne parla il Prof. Francesco Vetta, esperto in Cardiologia a Roma

Cosa si intende per insufficienza cardiaca?

Lo scompenso cardiaco è una patologia molto diffusa ed al contempo sottostimata caratterizzata dall’incapacità del cuore di fornire ilCuore necessario nutrimento a tutti gli altri tessuti.

Incidenza e prognosi

Si tratta di una situazione patologica diffusa, che rappresenta la prima causa di ricovero ospedaliero. In Italia il numero di pazienti con questa patologia è progressivamente crescente. La stima percentuale varia da 0.5 al 2% della popolazione.

La prognosi dello scompenso cardiaco è infausta. Circa il 50% dei pazienti muore entro i 4 anni dalla diagnosi. Se lo scompenso cardiaco si trova in fase avanzata, la prognosi sarà peggiore con un’alta percentuale di pazienti che non sopravviveranno entro un anno.

Quali sono i sintomi dell’insufficienza cardiaca?

I sintomi più importanti dell’insufficienza cardiaca includono:

  • Difficoltà nella respirazione, all’inizio solo in presenza di sforzi, poi anche a riposo (anche durante la notte);
  • Presenza di edemi declivi, ovvero la comparsa di gonfiore alle gambe.

Come si diagnostica l’insufficienza cardiaca?

Gli esami necessari alla diagnosi sono:

  • Visita cardiologica
  • Elettrocardiogramma
  • Ecocardiogramma

Quali sono le cause principali?

In genere le cause dell’insufficienza cardiaca includono la presenza di:

  • Cardiopatia ipertensiva
  • Cardiopatia ischemica
  • Cardiopatia valvolare

Esistono cure per lo scompenso cardiaco?

La prima cura è cercare di risolvere, ove possibile la causa. Quindi nel caso della cardiopatia ischemica una rivascolarizzazione, in caso di cardiopatia valvolare una eventuale sostituzione o riparazione valvolare. In ogni caso è fondamentale la terapia medica. Negli ultimi anni abbiamo progressivamente migliorato la sopravvivenza ed anche la qualità di vita di questi pazienti con terapie farmacologiche specifiche, progressivamente innovative. Parimenti, nelle forme più avanzate possiamo far ricorso a terapie non farmacologiche, elettriche, basate su device impiantabili.

Che cos’è la terapia elettrica?

La terapia elettrica viene utilizzata al fine sia di ridurre il rischio di morte improvvisa che per resincronizzare il cuore. Davanti ad un cuore desincronizzato, che ha difficoltà di garantire la sincronia tra l’atrio e i ventricoli e tra gli stessi ventricoli, vengono utilizzati dei device volti alla resincronizzazione. Si tratta di particolari pacemaker biventricolari che permettono una stimolazione sia del ventricolo destro che di quello sinistro, garantendo un miglioramento della performance di questi pazienti e l’aspettativa di vita. Infatti, grazie a questi strumenti si è notata una diminuzione della mortalità del 35%.

Prof. Francesco Vetta
Cardiologia

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