Insufficienza respiratoria grave: cosa fare dopo la diagnosi?

Autore: Dott. Paride Morlino
Pubblicato: | Aggiornato: 16/10/2019
Editor: Antonietta Rizzotti

L’insufficienza respiratoria grave è una patologia a carico dell’apparato respiratorio, caratterizzata dalla caduta dei livelli di ossigeno nel sangue arterioso. Ne abbiamo parlato con il Dott. Paride Morlino, esperto in Pneumologia a Foggia

Cosa si intende per insufficienza respiratoria?

Con il termine di insufficienza respiratoria si indica una situazione clinica, acuta o cronica, caratterizzata dall’incapacità del ragazza con tossesistema respiratorio di assicurare un’adeguata ossigenazione del sangue arterioso e/o di assicurare un efficiente wash-out dell’anidride carbonica nell’ambiente esterno. 

Le procedure di diagnosi dell’insufficienza respiratoria richiedono sempre la misurazione della pressione parziale dei gas nel sangue arterioso tramite l’emogasanalisi.

Qual è l’incidenza dell’insufficienza respiratoria acuta?

L’incidenza delle forme di insufficienza respiratoria acuta è riportata attorno ai 77-88 casi su 100.000 abitanti con valori superiori in soggetti di mezza età e molto elevati nei soggetti anziani.

Le cause sono di tipo respiratorio nel 50% dei casi e cardiocircolatorio nel 25%.

Attualmente, le percentuali di morte ospedaliera vanno dal 35-50% per Sindrome del Distress Respiratorio Acuto, una condizione patologica piuttosto seria, caratterizzata dall’impossibilità da parte degli alveoli polmonari di assimilare l’ossigeno dall’aria che si respira.

L’insufficienza respiratoria è molto più comune nelle patologie croniche come la sopracitata Sindrome da Distress Respiratorio Acuto o la Broncopneumopatia cronica ostruttiva (in quest’ultima l’insufficienza respiratoria compare nel 57% dei ricoveri).

Cosa è necessario fare dopo aver accertato la diagnosi di insufficienza respiratoria?

Una volta diagnosticata l’insufficienza respiratoria e inquadrati i pazienti nella loro complessità si deve identificare il modello di gestione più adatto nel lungo periodo.

Oggi, grazie alla ventilazione non invasiva è possibile cambiare la prognosi della patologia, soprattutto se si tratta di forme acute e croniche. Questa procedura permette infatti di ridurre l’utilizzo di tecniche invasive come ad esempio l’intubazione. Inoltre, al fine di prevenire le ospedalizzazioni, la ventilazione non invasiva ha ricevuto numerosi consensi nelle gestioni domiciliari dell’insufficienza respiratoria cronica.

L'adeguato setting ventilatorio e l'esperienza del team sono fondamentali per il successo terapeutico. La NIV garantisce una elevata percentuale di successo soprattutto in pazienti affetti da insufficienza respiratoria grave secondaria a:

  • BPCO
  • Edema polmonare acuto
  • Svezzamento da intubazione
  • Infiltrati polmonari

 

Dott. Paride Morlino
Pneumologia e Malattie Respiratorie

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