L’ernia e la chirurgia della parete addominale

Autore: Dott. Aldo Cagnazzo
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Editor: Top Doctors®

Oggi la chirurgia della parete addominale si è andata modificando in termini di materiali, tecniche chirurgiche e anestesiologiche migliorando notevolmente in termini di comfort e di successi. Ne parla il Dott. Aldo Cagnazzo, esperto in Chirurgia Generale a Genova

Che cos’è la chirurgia della parete addominale?

La parete addominale rappresenta l'insieme di muscoli, fasce muscolari, peritoneo e cute che contengono lo stomaco, il duodeno, l'intestino tenue, il colon retto e altri organi quali fegato, milza, l'apparato urinario e gli organi genitali nelle donne. Si tratta di fatto di un “contenitore” che è fondamentale nella sua integrità. La chirurgia della parete addominale serve a mantenere tale integrità per evitare complicanze spiacevoli quali occlusioni, strozzamenti erniari, disturbi soggettivi e, in ultimo, inestetismi che si vengono a creare in caso di formazione di discontinuità della parete stessa, ad esempio originata dal cedimento di un pregresso intervento sull'addome o dalla comparsa di ernie come ad esempio un'ernia ombelicale o inguinale.

Quali sono le patologie che colpiscono la parete addominale?

Come già detto le patologie più frequenti sono le ernie inguinali, le ernie crurali, le ernie ombelicali e le ernie epigastriche (ernie della parete anteriore al di fuori dell'ombelico). Altre ernie più rare sono le ernie della parete posteriore e laterale, in genere di origine post-traumatica. Altro capitolo sono i laparoceli, che sono delle ernie che si creano attraverso il cedimento parietale di pregresse ferite chirurgiche.
In genere l'intervento per ernia non ha particolari limitazioni di indicazione e di tipologia di Pazienti. Per quanto riguarda i grossi laparoceli è importante una precisa valutazione del quadro cardio-respiratorio e del quadro morfologico addominale del Paziente, onde evitare complicanze, a volte anche gravi.

La chirurgia della parete addominale…

Le procedure chirurgiche che si eseguono per il trattamento delle ernie e dei laparoceli prevedono essenzialmente il posizionamento di una protesi in genere di polipropilene, ma ne esistono di diversi materiali e fatture a seconda dell'uso e delle necessità. Le protesi sono essenzialmente delle reti che vengono riabitate dalle cellule che formano la cicatrice e nell'arco di un mese si completa il processo cicatriziale definitivo.

… per l’ernia inguinale

Gli interventi di ernia inguinale possono essere eseguiti per via “anteriore”, cioè con il taglio a livello inguinale (circa 5/6 cm) o per via “laparoscopica”.  La tecnica per via “anteriore” si esegue in genere in anestesia locale/sedazione e nei casi complessi in anestesia spinale. È la tecnica più usata per le ernie inguinali primitive mono e bilaterali, e anche per molte recidive. La tecnica laparoscopica prevede un'indicazione per le ernie plurirecidive, le ernie bilaterali (come alternativa alla “via anteriore”) e deve essere eseguita in anestesia generale. Questi interventi oramai vengono eseguiti in regime di Day surgery con dimissione entro la sera dell'intervento. La precauzione fondamentale nel post-operatorio, come in tutti i casi di posizionamento di protesi, è l'astensione da compiere sforzi per circa un mese. Le complicanze maggiori sono rare la percentuale di recidiva è al di sotto del 2%.

… per le ernie ombelicali e epigastriche

Per quanto riguarda le ernie ombelicali e quelle epigastriche anch'esse prevedono, in genere, un'anestesia locale/sedazione e il posizionamento di una protesi al di sotto dei muscoli per riparare la soluzione di continuo. Esiste anche in questi casi la via laparoscopica che necessita di anestesia generale e prevede il posizionamento all'interno dell'addome della protesi che andrà a coprire la soluzione di continuo parietale.

… per i laparoceli

Per quanto riguarda i laparoceli, il concetto di riparazione è analogo rispetto quanto enunciato per le ernie epigastriche e ombelicali con scollamenti dei piani muscolari e protesi di dimensioni molto più importanti. L'intervento si esegue in anestesia generale. Può essere fatto sia con tecnica tradizionale che per via laparoscopica anche se quest'ultima è indicata per difetti di parete limitati di dimensioni. La degenza post-operatoria varia in media tra 3-7 giorni e prevede l'astensione da sforzi fisici per almeno un mese. Nel post-operatorio sono possibili delle raccolte sierose nel sottocute che possono essere aspirate con una semplice puntura percutanea. La percentuale di recidive si assesta al di sotto del 7%.

Dott. Aldo Cagnazzo
Chirurgia generale

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