La Chirurgia protesica e ricostruttiva dell’anca, del ginocchio e della caviglia

Autore: Dott. Alberto Ventura
Pubblicato:
Editor: Top Doctors®

La Chirurgia Mininvasiva, o meglio la Chirurgia Artroscopica, viene anche utilizzata per gli interventi di protesizzazione e di ricostruzione di anca, ginocchio e caviglia. Ce ne parla il Dott. Alberto Ventura, Ortopedico e Traumatologo a Milano

 

 

1) Chirurgia protesica e ricostruttiva dell’anca

La coxartrosi, sia primitiva che secondaria, è tra le patologie più comuni dell’anca. Tra quelle secondarie, poi, sono piuttosto frequenti quelle causate da una displasia congenita dell’anca o dagli esiti di un’osteotomia femorale o di bacino.

L’utilizzo di protesi con componenti modulari permette di ripristinare la corretta anatomia articolare dell’anca, anche nei casi più complessi. Oggi è possibile utilizzare una tecnica mininvasiva che, attraverso un’incisione cutanea di solo 8 cm, permette il posizionamento della protesi senza che nessun tendine o muscolo venga danneggiato.

I principali vantaggi di questa tecnica sono:

  • Cicatrice di piccole dimensioni;
  • Dolore ridotto o assente nel post-operatorio;
  • Il rischio di lussazione è ridotto;
  • Rapida ripresa delle normali attività grazie al breve decorso post-operatorio;
  • Minori perdite di sangue e, quindi, minor rischio di dover ricorrere a trasfusioni;
  • Conservazione delle strutture anatomiche.

Il giorno successivo all’intervento il paziente è già in grado di camminare appoggiando il piede, servendosi di 2 stampelle che abbandona dopo 15 giorni.

 

2) Chirurgia protesica e ricostruttiva del ginocchio

Le moderne protesi utilizzate per gli interventi al ginocchio sono in grado di riprodurre la biomeccanica del ginocchio naturale, grazie alla possibilità di scegliere tra diverse soluzioni di materiale, forma e funzionamento.

Oggi è possibile trattare il paziente con protesi di dimensioni inferiori e che necessitano di incisioni cutanee minime. Queste protesi, dette monocompartimentali, permettono di curare il coinvolgimento di un singolo compartimento (ad esempio, il legamento crociato anteriore), permettendo un pieno recupero in pochi giorni al paziente.

Nel caso i compartimenti interessati fossero 2 o 3, si utilizziamo protesi dette tricompartimentali o totali, in grado di sostituire completamente l’articolazione. Nei pazienti al di sotto dei 65 anni si opta per impianti a menisco mobile, mentre nei pazienti più anziani per impianti a menisco fisso. È, inoltre, possibile scegliere tra modelli dedicati esclusivamente al sesso femminile.

 

3) Chirurgia protesica e ricostruttiva della caviglia

Negli ultimi anni si è registrato un aumento delle artropatie degenerative a carico della caviglia. Una delle cause è legata all’instabilità articolare dovuta a delle distorsioni.

Sempre più frequentemente l'Artroscopia viene utilizzata in situazioni complicate o dove il trattamento a cielo aperto non risulterebbe soddisfacente.

L’intervento artroscopico si può eseguire in anestesia loco-regionale (spinale), epidurale o generale.

La via d'accesso è generalmente antero-laterale o antero-mediale. La via di accesso postero-laterale si utilizza solo nel caso di formazioni osteofitiche posteriori, cioè in presenza di piccole escrescenze osee. L'ottica viene introdotta nell’articolazione dal portale antero-laterale a 30° rispetto al piano passante per l'asse della gamba e, attraverso l'introduzione antero-mediale degli strumenti, è possibile rimuovere la cartilagine necrotica, le formazioni osteofitiche, eseguire il debridement della ipertrofia sinoviale (la rimozione del tessuto lesionato), estrarre eventuali corpi mobili liberi e ridurre l'impingement oseeo (la limitazione della mobilità dell’articolazione).

Attualmente, mediante tecnica artroscopica, è anche possibile eseguire interventi come l'artrodesi, che fino a pochi anni fa veniva eseguita con la chirurgia a cielo aperto. Attraverso due incisioni, una antero-laterale e una antero-mediale, s’introduce l'artroscopio e si effettua il debridement e la cruentazione (la pulizia) della cartilagine. Si esegue, infine, una riduzione con l'ausilio di viti cannulate, che vengono posizionate sotto la guida dell’apparecchio di brillanza.

L'articolazione deve rimanere immobilizzata in apparecchio gessato per 6 settimane e per altre 2 settimane in apparecchio libero in scarico.

 

Editor Karin Mosca

Dott. Alberto Ventura
Ortopedia e Traumatologia

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