La Chirurgia Vertebrale: le terapie Gold Standard

Autore: Dott. Corrado Musso
Pubblicato: | Aggiornato: 20/07/2018
Editor: Top Doctors®

Alcune tecniche chirurgiche sono ormai considerate il “Gold Standard” nel trattamento delle patologie vertebrali. Il Dott. Corrado Musso, esperto in Neurochirurgia a Bergamo, ci riassume gli interventi più eseguiti quando si parla di colonna

La decompressione delle strutture nervose

Alcune patologie della colonna sono dovute ad una compressione diretta, anche non continuativa, delle strutture nervose contenute nello speco vertebrale (il midollo, la cauda equina e le radici nervose). Queste presentano una sintomatologia radicolare (un dolore lungo le radici nervose simile ad una scossa elettrica e che causa debolezza e perdita della sensibilità) o di tipo Claudicatio Intermittens, con crampi muscolari che ostacolano la deambulazione. Stiamo parlando di patologie come l’ernia del disco, la stenosi foraminale e la stenosi del canale. La decompressione delle strutture nervose può essere ottenuta in maniera diretta, cioè rimuovendo direttamente la causa della compressione: dischi, capsule articolari, osteofiti (piccoli speroni ossei che si formano lungo i margini di quelle ossa che hanno subito processi erosivi o irritativi), iperplasie del legamento giallo e neoplasie. Quando, però, la decompressione è molto estesa, è inevitabile determinare un’instabilità che dev’essere corretta attraverso una fusione degli elementi instabili. In questi ultimi anni, la tecnica XLIF (Extreme Lateral Lumbar Interbody Fusion) ha permesso di aumentare il numero di pazienti che possono sottoporsi a decompressione, con un grande vantaggio sulla rapidità di guarigione e con rischio minimo di lesioni alle strutture nervose.

Riallineare la colonna vertebrale

Quando si parla di deformità, si parla di variazioni del profilo sagittale, coronale o rotazionale della colonna rispetto agli standard di norma. Alcuni esempi sono la scoliosi, la spondilolistesi, e il Sagittal Imbalance, siano questi idiopatici o acquisiti per patologia degenerativa.

Le tecniche chirurgiche che permettono di riallineare la colonna sono varie: osteotomie articolari posteriori, come quelle di Ponte o le Smith-Petersen; osteotomie di sottrazione peduncolare; l’utilizzo di dispositivi intervertebrali, le cage, che permettono di correggere cifosi o scoliosi anche in maniera mininvasiva, come nell’approccio laterale diretto extraperitoneale In caso di severa deformità, come nel caso di una cifoscoliosi degenerativa toraco-lombare, il Neurochirurgo dovrà studiare attentamente la deformità con l’ausilio di adeguati strumenti diagnostici, come lo studio EOS 3D del rachide in toto, e successivamente progettare il trattamento chirurgico con sistemi informatici, come lo Surgimap, al fine di riallineare la colonna correttamente attraverso un intervento il meno invasivo possibile per il paziente.

Fissare la colonna vertebrale

Alcune patologie causano la perdita della funzione meccanica del disco intervertebrale e determinano il malfunzionamento dell’unità motoria, costituita dall’insieme di due vertebre contigue, dal disco tra loro interposto e dalle due articolari posteriori che le collegano. Questo malfunzionamento causa a sua volta uno stato infiammatorio locale ben visibile attraverso una Risonanza Magnetica. La fissazione della colonna vertebrale viene eseguita attraverso l’artrodesi, che deve garantire stabilità nel tempo. Le viti peduncolari che vengono posizionate per favorire la fusione ossea sono, infatti, destinate a rompersi nel tempo se le ossa non si fondono correttamente. L’utilizzo combinato di viti peduncolari e di cage intersomatiche garantisce una stabilità primaria assoluta, che migliorerà la velocità di fusione e la capacità del paziente di tornare alle proprie attività quotidiane. Le cage posizionate con tecnica XLIF permettono di ampliare in modo esponenziale la superficie di artrodesi, migliorando ulteriormente i risultati clinici.

Dott. Corrado Musso
Neurochirurgia

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