La lussazione della spalla

Autore: Dott. Pierorazio Motta
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Editor: Top Doctors®

La spalla è l’articolazione più mobile del nostro corpo. Un trauma può rompere i delicati meccanismi che consentono la sua mobilità e stabilità. Il Dott. Pierorazio Motta, esperto in Ortopedia, ci parla della lussazione della spalla

 

 

1) Dott. Motta, perché la spalla è un’articolazione così complicata?

La spalla è un’articolazione dotata di una grande mobilità, la stabilità è garantita da elementi passivi ed attivi:

- Passivi: la capsula articolare, il cercine glenoideo e i legamenti gleno-omerali;

- Attivi: i muscoli della cuffia dei rotatori.

Si può dedurre, quindi, che quando tutti questi elementi cessano di essere “sincronizzati”, per esempio a causa di un evento traumatico, i danni che si originano necessitano di una cura particolare.

 

2) Cos’è una lussazione della spalla?

Si verifica una lussazione della spalla quando un evento traumatico rompe i normali rapporti tra la testa omerale (la sfera che costituisce l’estremità dell’omero) e la glena (la parte di superficie scapolare dove si appoggia la testa omerale).

Le lussazioni si dividono in anteriori, posteriori ed inferiori, a seconda della direzione della lussazione.

 

3) Come si tratta una lussazione alla spalla?

Una lussazione può ridursi anche spontaneamente (lussazione autoridotta), ma a volte è necessario, con opportune manovre riduttive (in sedazione), ridurre la lussazione e ristabilire i normali rapporti articolari.

La contenzione è effettuata con un tutore ortopedico di spalla, in una posizione di extrarotazione per circa 30° per 20 giorni. Questo periodo permette alle lesioni della capsula e dei legamenti di ripararsi, ma è necessario un successivo periodo di riabilitazione per permettere il recupero della mobilità della spalla e del tono muscolare.

 

4) Una lussazione della spalla si può ripresentare spontaneamente dopo il trattamento?

Purtroppo, la spalla può rilussarsi anche in mancanza di eventi traumatici. Potrebbe bastare un normale gesto quotidiano, come infilarsi la giacca o un brusco movimento fatto nel sonno, per far ricomparire la lussazione.

In questi casi, è necessario eseguire, oltre ai normali esami radiologici alla spalla, una tomografia assiale computerizzata (TAC), per valutare l’estensione del danno all’omero (lesione di Hill-Sachs) e alla glena (lesione di bony Bankart).

La Risonanza Magnetica con mezzo di contrasto intra-articolare (atro-RMN), invece, permette di analizzare le lesioni capsulo-labiali e legamentose, cioè le lesioni alla capsula, ai legamenti e ai tendini della spalla.

A seconda della gravità del danno osseo e delle parti molli, si valuterà l’intervento più adatto al paziente, sia esso artrotomico (tradizionale) o artroscopico. Dopo l'intervento, il paziente dovrà portare un tutore ortopedico alla spalla per 4 settimane e non potrà praticare sport di contatto per i primi 6 mesi dopo l'intervento.

 

5) Chi rischia di avere una nuova lussazione alla spalla dopo l’intervento?

La lussazione della spalla potrebbe ripresentarsi in alcuni pazienti che hanno già subito l’intervento di riparazione. Quelli più a rischio sono:

  • I pazienti di età inferiore ai 20 anni;
  • I pazienti con lassità articolare (joint laxity), cioè con una tensione dei legamenti articolari inferiore alla norma;
  • I pazienti con gravi lesioni ossee glenoidee ed omerali;
  • I pazienti che praticano sport di contatto.

 

La percentuale di rischio di recidività della lussazione è, però, molto bassa: circa il 3-4% dei pazienti operati, sia con tecniche tradizionali che con tecniche artroscopiche.

 

Editor Karin Mosca

Dott. Pierorazio Motta

Dott. Pierorazio Motta
Ortopedia e Traumatologia


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