Laparoscopia e chirurgia robotica per curare le patologie del fegato

Autore: Prof. Alfonso Avolio
Pubblicato:
Editor: Giulia Boccoli

Grazie agli avanzamenti tecnologici ora la chirurgia mininvasiva e robotica hanno aumentato le probabilità di successo di qualsiasi intervento al fegato: il Prof. Alfonso Avolio, esperto in Chirurgia Generale a Roma, spiega nel dettaglio le ultime novità nel campo della chirurgia epatica

Le caratteristiche del fegato

Il fegato è l’unico organo caratterizzato dalla grande capacità di rigenerarsi. Questo è noto da oltre 2000 anni e fa sì che una parte di fegato, anche dell’ordine di un terzo della sua grandezza naturale, riesca a recuperare il suo volume originario in poche settimane. Tale capacità rende possibile effettuare interventi chirurgici molto demolitivi, come una risezione del fegato di oltre il 70% della massa originaria, con l’alta probabilità che il paziente ritorni ad una vita normale già a poche settimane dopo l’operazione.

Quali sono le aspettative di vita dopo l’intervento?

Oggi le possibilità di completo successo della chirurgia sono molto più alte rispetto al passato. Attualmente i risultati di trapianto di fegato sono veramente positivi: 9 pazienti su 10 sono viventi dopo 1 anno dall’intervento e tra i 7 e gli 8 pazienti su 10 sono viventi a dieci anni dall’intervento. I risultati della chirurgia resettiva sono lievemente inferiori, ma si tratta generalmente di pazienti con delle caratteristiche diverse e non direttamente confrontabili con quelli che devono fare il trapianto di fegato

Quali tecniche chirurgiche sono ad oggi disponibili?

Negli ultimi anni si è parlato molto di chirurgia mininvasiva in diversi campi della medicina come la chirurgia dell’addome e la chirurgia del torace. Con queste tecniche, invece di effettuare l’intervento con degli accessi standard che prevedono l’ampia esposizione del campo chirurgico, vengono utilizzate metodiche messe a punto grazie alla scoperta di nuove tecnologie che consentono di effettuare l’intervento con delle procedure particolari, poco invasive o invasive solo in una piccola zona dell’addome. Il primo passo verso la chirurgia mininvasiva è stata la chirurgia laparoscopica: grazie all’utilizzo di una telecamera inserita nell’addome e agli strumenti utilizzati meccanicamente dal chirurgo e dai suoi assistenti, in laparoscopia si possono effettuare molti interventi di cui l’esempio più semplice è quello dell’asportazione della colecisti, cioè il sacchetto contenente al suo interno i calcoli. Per quanto riguarda il fegato, invece, in laparoscopia si possono asportare metastasi o piccoli noduli, soprattutto se situati in zone non raggiungibili con altre tecniche.

Le ultime novità in campo tecnologico

Più recentemente è stata sviluppata una tecnica molto complessa che si chiama chirurgia robotica, in cui gli strumenti vengono guidati via software dall’operatore che è seduto su una console a qualche metro di distanza dal paziente; il chirurgo non lavora personalmente sul paziente ma utilizzando dei particolari device, tipo joystick, riesce a effettuare movimenti molto fini anche in zone che non sono direttamente accessibili alla laparoscopia. I risultati di questa procedura sono ottimi e soprattutto il trauma chirurgico è notevolmente inferiore e quindi il recupero dopo l’intervento è molto più veloce. Si riesce infatti ad ottenere lo stesso risultato da un punto di vista demolitivo della parte che viene tolta, senza esporre il paziente ad un trauma maggiore dell’addome e quindi con una ripresa più veloce.

Prof. Alfonso Avolio
Chirurgia generale

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