Malattie respiratorie pediatriche: la bronchiolite

Autore: Dott.ssa Mirella Collura
Pubblicato: | Aggiornato: 13/11/2018
Editor: Jennifer Verta

La bronchiolite è una malattia che colpisce i bambini nel loro primo anno di vita. La Dott.ssa Mirella Collura, esperta in Pediatria a Palermo, ci spiega come riconoscerla e prevenirla

Che cos’è la bronchiolite?

La bronchiolite è una condizione che interessa il tratto respiratorio basso. È la più comune infezione di natura virale nel primo anno di vita, con un picco di frequenza tra i tre e i sei mesi. Statisticamente colpisce 1 bambino su 5.
I virus più frequentemente in causa sono: il virus respiratorio sinciziale (VRS), il virus influenzale, il parainfluenzale, i rinovirus.
Il meccanismo di trasmissione di tali agenti patogeni è interumano, ossia attraverso le goccioline di saliva.
È importante ricordare che soprattutto il VRS resiste molte ore nell’ambiente, su tutte le superfici, mani comprese. È buona norma, quindi, lavarsi frequentemente le mani con detergenti disinfettanti o con gel alcolici e, in ambiente ospedaliero, mantenere la distanza tra i pazienti di almeno un metro.

Quali sono i sintomi della bronchiolite?

All’inizio i sintomi appaiono aspecifici. I primi sintomi infatti sono quelli di un comune raffreddore (rinite e tosse). Successivamente compaiono difficoltà respiratoria, tosse insistente a timbro secco e febbre (nel 30% dei casi). Il bambino può avere difficoltà ad alimentarsi per l’ostruzione nasale e la difficoltà respiratoria.
Nei lattanti di età inferiore alle 6 settimane possono manifestarsi come unico sintomo crisi di apnea. La maggior parte dei pazienti affetti da bronchiolite può essere gestita a domicilio, purché i familiari vengano adeguatamente istruiti dal pediatra di famiglia sulla gestione domiciliare. I familiari devono anche saper riconoscere i campanelli d’allarme che indicano la necessità di assistenza ospedaliera, ossia: grave compromissione delle condizioni generali, rientramenti intercostali e diaframmatici, disidratazione, crisi di apnea, cianosi. Se la difficoltà respiratoria aumenta fino alla comparsa di cianosi, se la frequenza respiratoria supera i 60 atti/minuto e il bambino assume meno del 75% della quantità abituale di alimento allora è indicata l’ospedalizzazione.
Nei casi lievi la terapia anche in regime ospedaliero prevede la reidratazione per somministrazione orale, per sonda o per via endovenosa. L’alimentazione deve essere leggera con pasti piccoli e frequenti, mentre deve essere apportato il supporto con ossigeno se la saturazione scende al di sotto del 92%.
Se compare grave insufficienza respiratoria può essere necessario l’ausilio dell’ossigenoterapia ad alti flussi o addirittura il supporto con la ventilazione non invasiva o, in situazioni ancora più gravi, il ricorso alla ventilazione invasiva e il trasferimento in terapia intensiva pediatrica.

Quali sono i fattori di rischio?

Vi sono delle condizioni che rendono la bronchiolite un evento più rischioso che prevede quasi sempre l’ospedalizzazione:

  • Prematurità
  • Età inferiore a tre mesi
  • Patologia polmonare cronica (broncodisplasia, fibrosi cistica)
  • Cardiopatia congenita emodinamicamente significativa
  • Malattie neuromuscolari
  • Immunodeficienze

Come viene eseguita la diagnosi?

Non è raccomandato eseguire una radiografia di routine, ma solamente se si sospettano complicanze da sovrainfezioni batteriche o la comparsa di atelettasie (la mancanza di aria negli alveoli polmonari) molto frequenti nei bambini più piccoli a causa della possibile ostruzione di un bronco con un tappo di muco.

In cosa consiste il trattamento della bronchiolite?

Le evenienze che abbiamo appena citato possono essere trattate con successo con la fisioterapia respiratoria. Solo raramente si deve far ricorso ad interventi invasivi come la broncoscopia con broncolavaggio e instillazione di surfactante (una soluzione a base di lipidi e proteine) per risolvere l’ostruzione bronchiale da tappo di muco. Non è raccomandato l’utilizzo di antibiotici, né antinfiammatori o steroidi sistemici o broncodilatatori tranne in caso di gravi complicanze.

Quando può considerarsi fuori pericolo il bambino?

Il bimbo può essere dimesso dall’ospedale quando la situazione clinica diventa stabile, la saturazione di ossigeno in aria ambiente rimane permanentemente al di sopra del 96% ed il piccolo si alimenta a sufficienza. Ai genitori devono essere fornite adeguate istruzioni per la successiva gestione domiciliare, inclusi consigli sulla prevenzione delle infezioni come il lavaggio delle mani con detergente o con gel alcolici.

Dott.ssa Mirella Collura
Pediatria

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