Noduli tiroidei: cause, sintomi e diagnosi

Autore: Dott.ssa Raffaella Gancia
Pubblicato: | Aggiornato: 14/11/2018
Editor: Antonietta Rizzotti

I noduli tiroidei sono maggiormente diffusi nel sesso femminile. Circa il 30-50% della popolazione nel sia affetta. La Dott.ssa Raffaella Gancia, esperta in Endocrinologia e Malattie del Ricambio a Torino, ci parla dell’incidenza dei noduli tiroidei, dei principali sintomi e della relazione tra nodulo e tumore tiroideo.

Che cosa sono i noduli tiroidei?

I noduli tiroidei sono aree di alterato accrescimento dell’organo che danno luogo alla formazione di una tumefazione delimitata all’interno della struttura, normalmente omogenea, della tiroide.

I noduli possono essere riscontrati clinicamente (ossia con la palpazione della ghiandola) o ecograficamente (o più raramente con altre metodiche come la TC o la RMN).

Possono avere una struttura completamente solida, o viceversa cistica (cioè a contenuto prevalentemente liquido), o mista se vi sono entrambe le componenti.

I noduli tiroidei sono estremamente frequenti e si stima che, mediamente, il 30-50% di una popolazione generale adulta ne sia affetta (indipendentemente dal fatto che i noduli siano palpabili o meno). Essi sono più frequenti con l’avanzare dell’età, nel sesso femminile, nei soggetti provenienti da aree geografiche carenti di iodio ed in coloro che hanno avuto trattamenti radioterapici nella regione del collo/parte alta del torace.

La presenza anche di un solo nodulo tiroideo, indipendentemente dalle sue dimensioni, definisce la condizione clinica nota come “gozzo”. Avremo pertanto il gozzo uninodulare, multinodulare e diffuso (ingrandimento diffuso della tiroide oltre le sue dimensioni normali ma senza nodi chiaramente delimitabili).

La causa principale è la carenza lieve-moderata di iodio (condizione frequente nel nostro paese).

Quali sono i principali sintomi di un nodulo tiroideo?

Molto spesso, soprattutto se di piccole dimensioni, i noduli tiroidei sono totalmente asintomatici e quindi vengono riscontrati casualmente. In altri casi, quando sono voluminosi, possono provocare disturbi locali di tipo irritativo-compressivo (difficoltà di deglutizione, senso di costrizione).

Nodulo tiroideo non significa automaticamente “disfunzione tiroidea” (cioè ipo o ipertiroidismo). In altre parole un paziente portatore di nodo/i alla tiroide può avere un funzionalità tiroidea normale, diminuita o aumentata. L’endocrinologo è in grado di distinguere queste tre diverse situazioni con appositi dosaggi ormonali e, se necessario, impostare una terapia per l’ipo o l’ipertiroidismo.

Nodulo e tumore tiroideo

Sebbene rari, esistono anche i tumori della tiroide. Anche i tumori si manifestano sotto forma di noduli: la sfida più grande per l’endocrinologo dunque è riuscire a distinguere il nodulo tiroideo benigno da quello maligno. Per fare ciò si utilizzano più strumenti diagnostici contemporaneamente:

  • La clinica: ad esempio dimensioni del nodulo, palpabilità o meno, fissità rispetto alle strutture circostanti, velocità di comparsa e/o di crescita ecc.;
  • L’ecografia: è un esame importantissimo che dà la “fotografia” del nodulo con tutte le sue caratteristiche (dimensioni nei 3 piani dello spazio, aspetto, margini regolari o meno, presenza di un “orletto” tutto intorno al nodulo, presenza di microcalcificazioni al suo interno ecc.);
  • Gli esami ematici: esami di funzionalità tiroidea ed alcuni specifici marcatori tumorali;
  • La scintigrafia: esame specifico riservato a casi in cui si sospetta l’iperfunzione di uno o più noduli (l’iperfunzione è marker di benignità del nodulo);
  • L’agoaspirato: nei casi in cui l’endocrinologo, con gli accertamenti sopra indicati, non raggiunga un sufficiente grado di sicurezza sulla benignità del nodulo, può richiedere l’agoaspirato.

L’agoaspirato è un semplice esame ambulatoriale con poche o minime complicanze (lieve dolore locale ed ematoma), grazie al quale viene prelevato, sotto guida ecografica, un piccolo campione di cellule del nodulo, che saranno poi esaminate microscopicamente dall’anatomo-patologo, un medico specializzato nello studio dei tessuti e delle cellule umane (normali e patologiche). Con questo esame si raggiunge una diagnosi di benignità o malignità del nodulo con un elevato grado di sicurezza.

In caso di nodulo citologicamente benigno ed in assenza di disturbi funzionali, può essere indicato un semplice monitoraggio periodico con ecografia ed esami ematici, mentre in caso di accertata malignità del nodulo, la terapia è chirurgica con intervento di tiroidectomia totale (o emitiroidectomia, cioè asportazione della metà della tiroide interessata dalla presenza del nodulo, in casi selezionati).

Dott.ssa Raffaella Gancia
Endocrinologia e Malattie Del Metabolismo

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