Osteoporosi: quando le ossa diventano fragili

Autore: Prof. Enrico Pola
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Circa 1 donna su 4 over 50 soffre di osteoporosi. Il Prof. Enrico Pola, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Roma, ci spiega come riconoscerla e curarla

Cos’è l’osteoporosi?

L’osteoporosi è una patologia del metabolismo osseo caratterizzata da una riduzione della densità minerale ossea. L’osso sano è un complesso sistema dinamico in costante equilibrio tra processi di deposizione di nuova matrice ossea e processi di riassorbimento operati da popolazioni distinte di cellule dette “osteoblasti” ed “osteoclasti”, sottoposte a complessi controlli endocrini. Nell’osso osteoporotico, l’equilibrio è sbilanciato con predominanza del riassorbimento osseo da parte degli osteoclasti. Ciò conduce ad una rarefazione progressiva della matrice minerale, in particolare a carico del tessuto spugnoso più interno delle ossa costituito da una intricata rete di trabecole necessarie a sostenere il carico.

Osteoporosi: quali sono le aree più colpite?

L’osteoporosi coinvolge tutte le ossa del corpo ma si manifesta clinicamente nei distretti sottoposti a maggiore carico, in particolare a livello del corpo delle vertebre e del collo dei femori. Si stima che circa 200 milioni di persone siano affette da osteoporosi nel mondo con un’ampia prevalenza nelle donne al di sopra dei 50 anni.

Tipologie di osteoporosi

In base ai fattori scatenanti è possibile distinguere forme diverse di osteoporosi. L’osteoporosi primaria comprende la forma post-menopausale e le forme idiopatiche. L’osteoporosi post-menopausale è largamente prevalente ed è dovuta alla riduzione degli estrogeni prodotti con conseguente riduzione della deposizione di nuova matrice ossea. Circa 1 donna su 4 al di sopra dei 50 anni è osteoporotica in Europa e negli Stati Uniti. L’osteoporosi idiopatica è più rara e comprende tutte le forme non correlate alla menopausa coinvolgendo entrambi i sessi. I fattori di rischio principali in questi casi sono l’età, la familiarità, la carenza di vitamina D e di minerali essenziali come il calcio, l’abuso di alcool e il fumo di sigaretta.

L’osteoporosi secondaria è conseguenza di altre patologie come la cirrosi epatica, disordini endocrini, la broncopneumopatia cronica ostruttiva, malattie ereditarie e le neoplasie del midollo osseo. Inoltre, l’osteoporosi può essere secondaria alla somministrazione cronica di alcuni farmaci come corticosteroidi, anticoagulanti orali, antiretrovirali e antineoplastici.

Come si riconosce?

In assenza di complicanze, l’osteoporosi decorre spesso asintomatica, infatti solo la metà dei pazienti osteoporotici è a conoscenza della propria condizione. In alcuni casi il dolore articolare diffuso può rappresentare il sintomo di una fragilità ossea progressiva ma la diagnosi di osteoporosi è molto spesso formulata come conseguenza di una frattura da fragilità. Pertanto, lo screening assume grande importanza nei soggetti a rischio, in particolare le donne in menopausa. La metodica diagnostica di scelta è la densitometria ossea a raggi X condotta a carico delle vertebre lombari e dei femori, ossia i principali siti di frattura osteoporotica. Lo studio del metabolismo osseo viene quindi integrato con esami ematochimici comprensivi del dosaggio del calcio sierico, della vitamina D e del paratormone.

Come vengono curate le fratture causate dall’osteoporosi?

Le fratture osteoporotiche rappresentano una delle principali cause di invalidità dell’età avanzata conducendo spesso alla perdita di autonomia nelle attività quotidiane e all’insorgenza di ulteriori comorbidità.

L’aumento dell’incidenza di fratture osteoporotiche dovuto all’invecchiamento della popolazione, ha indotto la ricerca di nuovi trattamenti farmacologici ed ortopedici. L’approccio conservativo è ancora prevalente soprattutto per le fratture vertebrali nei grandi anziani e si fonda sull’immobilizzazione mediante ortesi e la somministrazione di farmaci antiosteoporotici. Il trattamento chirurgico delle fratture del collo del femore si basa sulle procedure di osteosintesi e di artroprotesi totale di anca a seconda del sito e delle condizioni locali della frattura. Il trattamento chirurgico delle fratture vertebrali è sempre meno invasivo grazie alle procedure di vertebroplastica e cifoplastica che consistono nell’introduzione di cemento nei corpi vertebrali fratturati per via percutanea. Tali approcci permettono una risoluzione rapida del dolore anche per i pazienti che non possono sottoporsi ad interventi a cielo aperto.

È possibile prevenire l’osteoporosi?

La prevenzione dell’osteoporosi è una necessità sociale oltre che di sanità pubblica, tanto da essere una delle iniziative principali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Lo screening nelle donne a partire dai 50 anni mediante esami ematochimici del metabolismo del calcio e densitometria ossea permette di diagnosticare e trattare farmacologicamente l’osteoporosi prima dell’insorgenza di fratture. Inoltre, è fondamentale una adeguata assunzione di calcio con la dieta e una buona esposizione al sole durante la giornata per favorire la produzione endogena di vitamina D.

Prof. Enrico Pola
Ortopedia e Traumatologia

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