Perché non bisogna sottovalutare mai i sintomi respiratori?

Autore: Prof. Simone Bianconi
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Bisogna riconoscere che le persone hanno poco a cuore i propri disturbi respiratori, non riconoscendo loro pari dignità rispetto ad altri sintomi quali ad esempio il dolore toracico o la cefalea. Il Prof. Simone Bianconi, esperto in Pneumologia a Roma, ci spiega perché non bisogna sottovalutare i sintomi respiratori

Sintomi respiratori: perché sono spesso presi alla leggera?

Da pneumologo e da Direttore di un Pronto Soccorso romano ho avuto la possibilità di curare decine di migliaia di pazienti e posso quindi dire che questi, in generale, hanno poca premura della propria salute respiratoria. È come se si considerasse il polmone un organo di serie B, purtroppo proprio perché spesso le patologie ad esso correlate esordiscono in maniera graduale e si assiste ad una sorta di assuefazione sia da parte del paziente che del medico curante.

Quali sono i sintomi più frequentemente sottovalutati?

Spesso il sintomo tosse viene banalizzato ad un semplice effetto del fumo di tabacco o dell'inquinamento, non capendo magari che esso potrebbe essere il segnale di qualcosa di più importante, che solo se preso in tempo permette modificare il destino clinico del paziente. Molte volte, infatti, una tosse presente da mesi mi ha portato alla diagnosi di patologie serie e curabili come l'asma bronchiale, la broncopneumopatia cronica ostruttiva, o purtroppo anche a diagnosi di neoplasia polmonare.

Anche l'affanno, che noi medici chiamiamo dispnea, viene considerato seriamente solo se di grave entità o se insorge acutamente; da qui il doveroso accesso in pronto soccorso. Ma quante volte lo si ritiene una cosa seria se invece si presenta in maniera subdola e graduale nel tempo?

Con il passare del tempo il paziente si abitua a respirare a quei regimi e si ritiene soddisfatto.

Un altro aspetto che dobbiamo combattere è quando il paziente (e a volte anche il curante), minimizza la tosse produttiva o l'affanno, riconducendoli al fatto che si fumi o si sia fumato molto in passato.

Qual è il compito di un pneumologo?

Il compito di un pneumologo, secondo me, è quello di intervenire precocemente captando quei segnali che se intercettati subito possono modificare la storia di una patologia. Vedere i pazienti quando ormai le malattie sono troppo avanzate e si hanno poche armi per trattarle, per noi è una sconfitta.

Ai miei pazienti dico sempre: “Lei è come una macchina che viaggia a 80 Km/h ma che potrebbe arrivare a 140 Km /h. Il problema è che lei non lo sa”. Vi assicuro che colgo sempre nel segno. Dopo aver potenziato la capacità respiratoria di un paziente, come se avessi apportato una modifica alla macchina aggiungendo cavalli al motore, sia lui che i suoi famigliari tornano da me ed esprimono grande soddisfazione.

Farmaci per migliorare i sintomi e la qualità di vita del paziente ci sono e dobbiamo usarli, ovviamente dopo aver analizzato il paziente e stabilito una terapia su misura per lui.

Prof. Simone Bianconi
Pneumologia e Malattie Respiratorie

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