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Preservazione della fertilità in campo oncologico: le possibilità per lui e per lei

Autore: Dott. Domenico Carone
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Cosa si può fare per ridurre il danno sulla fertilità provocato dai trattamenti antitumorali? Ce lo spiega il nostro esperto in Ginecologia a Bari, il Dott. Domenico Carone

Paziente oncologico: come influiscono i trattamenti sulla fertilità?

Il miglioramento dei regimi terapeutici ha comportato negli ultimi anni una riduzione della mortalità dei giovani pazienti oncologici, i quali, però, spesso vedono compromesse le loro possibilità riproduttive per i trattamenti chirurgici e soprattutto radio e chemioterapici proprio per l’azione gonadotossica dei trattamenti antitumorali.

Chi affronta i problemi di fertilità in un paziente oncologico?

coppia che si abbracciaIl tema della Fertility Preservation non si limita solamente agli oncologi e dai loro pazienti, ma è parte integrante dell’iter terapeutico di molteplici aree mediche in cui l’evoluzione di patologie genetiche o croniche comporti una perdita precoce e definitiva della capacità riproduttiva.

La possibilità di avere problemi di fertilità può influire sulla scelta del paziente di sottoporsi o meno al trattamento?

Il cancro, come una condizione di pericolo di vita, evoca in primis la paura della morte e della sofferenza, del dolore, della dipendenza e della perdita. La fertilità al contrario evoca pensieri di nuova vita, speranza, gioia, orgoglio, forza, ottimismo e la speranza della preservazione della fertilità rappresenta il sentimento opposto a quello rappresentato dalla diagnosi di cancro, facilitando il livello di accettazione dei trattamenti antitumorali.

Si può prevenire o ridurre il danno nell’uomo?

La criopreservazione di liquido seminale è una pratica antica perché gli spermatozoi, essendo ad alto contenuto proteico riescono a conservare le loro capacità fertilizzanti dopo il congelamento e lo scongelamento.

Quali sono le possibili opzioni per preservare la fertilità e che risultati offrono?

La possibilità di utilizzare un numero esiguo di spermatozoi in ambito di tecniche di fertilizzazione in vitro come la ICSI (iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi nell’ovocita), consente la preservazione anche in quei casi in cui la malattia di base dovesse consentire la criopreservazione di campioni anche a bassa conta prima del trattamento antitumorale.

coppia mano nella manoCosa si può fare invece per le donne?

L’avvento della tecnica di vitrificazione ovocitaria consente, rispetto alle tecniche più datate di criopreservazione, di garantire tassi di sopravvivenza ovocitaria considerevoli ed oggi non è più considerata una tecnica sperimentale rispetto ad altre procedure con la preservazione di tessuto ovarico per un suo eventuale reimpianto.

Come viene scelto il trattamento più adatto ad ogni paziente?

Il processo di decisione sulla scelta è di tipo multidisciplinare e prevede l’istituzione di uno staff team di esperti a supporto del paziente neoplastico.

Dott. Domenico Carone
Ginecologia e Ostetricia

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