Problemi alimentari nella prima infanzia

Autore: Prof.ssa Gaia de Campora
Pubblicato: | Aggiornato: 13/11/2018
Editor: Top Doctors®

L’alimentazione equilibrata è molto importante, soprattutto nei primi anni di vita. La Prof.ssa Gaia De Campora, esperta in Psicologia a Torino, illustra quali sono i primi campanelli d’allarme dei problemi alimentari e dà alcuni consigli su come abituare il proprio bambino a mangiare bene

Quali sono i principali campanelli d’allarme nell’alimentazione di un bambino?

Il campanello d’allarme più efficace è, generalmente, sempre l’occhio del genitore. Le mamme e i papà infatti sono quasi sempre in grado di riconoscere se un comportamento è diverso dal normale o se la persistenza e l’intensità di una difficoltà con il cibo è eccessiva. È importante quindi che un genitore dia ascolto e valore alle sue osservazioni. Poi ci sono ovviamente indicatori più specifici, legati allo stato di salute del bambino: per esempio un rifiuto o un conflitto intenso e duraturo al momento del pasto, un eccessivo calo ponderale, la continuativa difficoltà nel crescere o nel prendere peso, lievi o più intensi ritardi in aree associate all’alimentazione, come nel caso del linguaggio, sono tutti segnali da non sottovalutare. La precocità con cui arrivano all’osservazione di un professionista è fondamentale: affrontare una difficoltà poco dopo la sua insorgenza è infatti cosa ben diversa che trattare una problematica che è diventata parte integrante di una routine alimentare. La tempestività nell’intervento consente infatti, nella maggior parte dei casi, di ottenere risultati migliori e in breve tempo.

Quanto sono importanti frutta e verdura nell’alimentazione?

Più che di alimenti nello specifico, è importante parlare dell’equilibrio nutrizionale nel suo insieme. Le scelte che si fanno al momento del pasto dovrebbero sempre far riferimento all’idea di un’alimentazione completa, dove il bambino, ma anche l’adulto, non sia privato sistematicamente di alcuni nutrienti fondamentali. È fondamentale in questo senso informarsi adeguatamente ed evitare il fai da te, soprattutto quando si parla di età evolutiva, in cui carenze sistematiche possono determinare conseguenze a lungo termine per la salute. Su questo aspetto c’è un grandissimo fervore scientifico: la ricerca di oggi, nel campo della nutraceutica e della nutrigenomica, ci racconta come sempre di più sarà possibile pensare ad un regime alimentare ritagliato su misura, non solo dei propri bisogni nutrizionali e dell’impatto che alcuni alimenti hanno sulla salute, ma anche basandosi sull’analisi del proprio profilo alimentare del DNA. La composizione dei cibi ha infatti sia un effetto diretto sia indiretto sull’espressione genica e questa conoscenza apre una frontiera completamente nuova nel campo dell’alimentazione, dell’alimentazione terapeutica e della salute.

Come abituare bene il bambino?

I bambini hanno una incredibile capacità di auto-regolarsi su tanti dei loro bisogni e l’alimentazione è tra i bisogni fondamentali. Generalmente possiamo dire che valgono 2 principi base: 

  1. Promuovere l’autonomia nel bambino, lasciandolo libero di capire quali siano i sapori che preferisce, quando è pronto per esplorarne di nuovi e in generale far sì che sia libero di regolare la quantità di cibo e il tempo di cui ha bisogno per mangiare. Spesso la difficoltà nel far mangiare il proprio bambino spinge un genitore ad usare la tv o l’Ipad, a forzare il cibo nella bocca, ad imboccarlo quando è distratto, a prolungare un’alimentazione “da piccoli” anche quando il bambino ha raggiunto un’età sufficiente per fare da solo. Tutte queste strategie sono più che comprensibili: vedere il proprio bambino che rifiuta il cibo è qualcosa di veramente faticoso, frustrante e a tratti doloroso per un genitore e in quel momento l’unico pensiero è “purché mangi qualcosa”. Tutti questi stratagemmi però rischiano di intensificare e stabilizzare il problema, portando sia il genitore sia il bambino a sperimentare vissuti di ansia e irritabilità anticipatori, quando cioè la sola idea che si “dovrà mangiare” predispone ad un clima emotivo di difficile gestione.
  2. Proporre un modello sano: molte scoperte i bimbi le fanno attraverso l’imitazione e fare esperienza di una famiglia attorno a sé che ha un buon rapporto con il cibo e che condivide il momento del pranzo e della cena in modo piacevole e sano è sicuramente una grande spinta ad incamminarsi sulla stessa strada. Inoltre, l’adozione di uno stile alimentare sano in casa si accompagnerà alla disponibilità ad avere un certo tipo di cibi piuttosto che altri. Questo per il bambino significa fare esperienza, “abituarsi” appunto, sia ai sapori sia ad una certa qualità di cibi che nel tempo preferirà inevitabilmente rispetto ad altri.

 

Prof.ssa Gaia de Campora
Psicologia

Vedi il profilo

Valutazione generale del paziente


Utilizziamo cookies propri e di terzi per offrire una miglior esperienza e un miglior servizio. Utilizzando questo sito ne accetta l'uso. Continuare Politica dei cookies