Protesi d’anca: preparazione all’intervento e riabilitazione

Autore: Dott. Mario Cervone de Martino
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

La protesi d’anca è un intervento di chirurgia utilizzato nei casi in cui le terapie contro il dolore di manifestano inutili e inefficaci. Ne parla il Dott. Mario Cervone de Martino, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Napoli

Che cos’è la protesi d’anca?

La protesi d’anca consiste nella sostituzione artificiale di una parte dell’anca o dell’integrità dell’articolazione coxo-femorale. Si tratta di uno degli interventi più frequenti nel campo ortopedico, e, per tale motivo, i risultati che si possono ottenere sono a oggi tra i migliori nell’ambito dell’ortopedia e della traumatologia. Il fine dell’operazione è quello di permettere al paziente di ritornare completamente indipendente, laddove il dolore impedisca lo svolgimento di azioni quotidiane quali camminare o chinarsi. 

I materiali utilizzati per la protesi sono i seguenti:

  • Ceramiche;
  • Materiali plastici;
  • Leghe metalliche (per esempio il titanio).

Perché si esegue?

L’artroplastica è indicata nel caso di pazienti che soffrono di dolore cronico e avanzato all’articolazione dell’anca, laddove gli altri tipi di terapie, dette conservative, si rivelino inefficaci.

Le terapie conservative comprendono:

  • Fisioterapia;
  • Assunzione di farmaci;
  • Infiltrazioni di acido ialuronico;
  • Trattamenti termali.

Quando questi trattamenti non sortiscono l’effetto sperato, e l’esecuzione di gesti semplici diventa estremamente difficoltosa, significa che la qualità della vita del paziente risulta notevolmente diminuita. Più nello specifico, i sintomi che indicano che potrebbe essere necessario parlare con il proprio ortopedico della possibilità di impiantare una protesi d’anca sono i seguenti:

  • Dolore intenso e persistente quando si cammina per pochi minuti, ci si china, si resta in piedi per un certo tempo, durante e dopo aver eseguito uno sforzo fisico, salendo e scendendo le scale;
  • Dolore quando piove e durante la notte;
  • Non ci si riesce a piegare, a sedersi, a sdraiarsi e ad alzarsi;
  • Gonfiore e rigidità dell’anca;
  • Irrigidimento dell’anca dopo un certo tempo passato seduti;
  • Si ha una lesione recidiva all’anca;
  • Al risveglio si soffre una rigidità dell’anca che dura per circa mezz’ora;
  • L’uso di un bastone per aiutare la deambulazione non è sufficiente ad alleviare il dolore.

Ci sono diverse patologie che possono concorrere allo sviluppo dei sintomi sopra descritti:

  • Coxartrosi (artrosi dell’anca);
  • Frattura del femore;
  • Osteonecrosi localizzata sulla testa del femore;
  • Conflitto femoro-acetabolare;
  • Displasia dell’anca;
  • Artrite reumatoide.

In cosa consiste l’intervento di protesi d’anca?

La protesi dell’anca dura tra un’ora e un’ora e mezza, e viene eseguita in anestesia totale o epidurale. In entrambi i casi, il paziente non sarà cosciente.

L’operazione si divide in tre fasi:

  • Incisione dell’anca: il punto di accesso potrà essere anteriore, posteriore o laterale rispetto all’anca. Nel caso venga scelta la tecnica mininvasiva, la protesi inserita sarà di dimensioni più piccole; di conseguenza, anche l’incisione che verrà fatta per eseguire l’operazione sarà sensibilmente più ridotta, come anche la cicatrice che si formerà (circa 6cm, contro i 15cm della tecnica classica);
  • Rimozione dell’articolazione: vengono asportati la parte superiore dell’osso femorale e una porzione dell’acetabolo;
  • Inserzione dell’articolazione artificiale, che sostituisce con materiali in lega metallica, plastica o ceramica le parti che sono state precedentemente rimosse.

Preparazione per la protesi dell’anca

Prima di potersi sottoporre all’intervento di protesi all’anca, il paziente dovrà effettuare i seguenti esami preliminari:

  • Visita con l’anestesista;
  • Elettrocardiografia;
  • Radiografia;
  • Prelievo del sangue;
  • Analisi delle urine.

È inoltre importante in molti casi seguire un percorso di fisioterapia, iniziando anche tre mesi prima dell’operazione. Infatti, se la postura e la muscolazione del paziente sono in buono stato prima dell’intervento, le possibilità di guarigione dopo l’operazione aumentano.

Altri accorgimenti da prendere nelle settimane e nei mesi che precedono l’intervento sono:

  • Perdere i chili in eccesso per facilitare il recupero post chirurgico;
  • Interrompere l’assunzione di farmaci antiinfiammatori, antiaggreganti, eccetera (se non prescritti dal medico);
  • Interrompere l’assunzione di estroprogestinici;
  • Non fumare.

Recupero postintervento

Nel caso in cui il paziente scelga di seguire il proprio percorso riabilitativo privatamente, la convalescenza in ospedale può durare circa una settimana. Al contrario, se la riabilitazione avverrà in ospedale, il ricovero potrà durare per circa un mese dopo l’operazione.

Perché la ripresa sia totale, infatti, è fondamentale affidarsi ai migliori specialisti ortopedici e fisioterapisti per affrontare il periodo che segue l’intervento nel modo giusto e recuperare la mobilità dell’anca.

Dott. Mario Cervone de Martino
Ortopedia e Traumatologia

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