Protesi totale dell’anca: le domande più frequenti

Autore: Dott. Claudio Pagnuzzato
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

La protesi totale dell’anca è la sostituzione dell’osso e della cartilagine dell’acetabolo e della testa del femore con un impianto composto da materiali biocompatibili come ceramica, metallo e polietilene. Attualmente vengono effettuati oltre 100.000 interventi di protesi all’anno. Il nostro esperto in Ortopedia e Traumatologia a Milano, il Dott. Claudio Pagnuzzato, risponde alle domande più frequenti in merito

Quando iniziare a pensare all’intervento?

Quando le terapie alternative (antinfiammatori, analgesici, fisiochinesiterapia, infiltrazioni, uso di sostegni) non danno risultati e conseguentemente la qualità di vita diventa inaccettabile, tenendo però presente che la protesi è un intervento “consigliato” e non che si “deve” fare.

Cosa aspettarsi dall’intervento?

Notevole riduzione del dolore, miglioramento del movimento e quindi una qualità di vita ottimale. Non pensate però di poter fare più di quanto facevate prima che comparisse l’artrosi dell’anca.

Cosa succede se decido di non operarmi?

Di artrosi dell’anca non si “muore” ma si vive “male”, a volte “molto male”.

fianco di donnaCosa non potrò fare dopo l’intervento?

Per le prime 4 settimane evitare di accavallare le gambe, chinarsi in avanti da seduto ed evitare di flettere l’anca oltre 100°. Poi ripresa graduale della vita normale. Dopo tre mesi anche ripresa sportiva lenta evitando sport che possano aumentare il rischio di traumi sull’anca operata (es. basket, calcetto).

Qual è l’età consigliata per l’intervento?

Fino a 20 anni fa si sconsigliava l’intervento prima dei 60 anni o dopo gli 80. Attualmente non esistono limiti d’età per il cambiamento delle esigenze di vita e per il miglioramento delle tecniche e dei materiali.

Componenti e materiali di una protesi

Coppa acetabolare realizzata con leghe di titanio (materiale ben tollerato e che si osteointegra con l’osso). L’inserto può essere in polietilene (plastica), in ceramica oppure in metallo (cromocobalto). Stelo femorale realizzato con una lega di cromocobalto o di titanio. Testa femorale realizzata in ceramica o in metallo (cromocobalto).

Esiste un materiale migliore degli altri?

Non esiste un “migliore”. Ogni materiale (e quindi ogni protesi) presenta vantaggi e svantaggi, che il vostro chirurgo vi deve spiegare in maniera esaustiva.

Quanto dura una protesi?

Dato per certo che nulla è eterno, in generale si può dire che il 90% delle protesi è ben funzionante anche dopo 20 anni dall’impianto, tenendo però ben presente che longevità e funzionalità dipendono molto dallo stile di vita, dai controlli periodici e da come viene “usata”. In altri termini la vostra protesi la potete paragonare alla vostra autovettura (più la curate più dura).

L’intervento è doloroso?

In questi ultimi anni con l’uso di farmaci adatti durante e dopo l’intervento, con il maggior uso nell’anestesia di blocchi nervosi regionali, di blocchi spinali, il dolore non è particolarmente importante e comunque centra anche la soggettività.

Incisione chirurgica e durata dell’intervento

Oggi l’accesso più usato è quello “postero laterale”, cioè un’incisione nella parte posteriore dell’anca. Quello “laterale” con una incisione nella regione trocanterica. Quello “anteriore” con una incisione nella parte anteriore prossimale dell’anca. La lunghezza dell’incisione deve tener presente del peso del paziente, della morfologia dell’anca e quindi può variare tra 10 e 15 centimetri e così pure la durata dell’intervento può variare da 70 minuti a oltre 90 nei casi complessi.

Cosa prevede la tecnica mininvasiva?

mediciPrevede, quando possibile, una incisione cutanea meno lunga (8-10 centimetri), un risparmio della dissezione muscolare e tendinea ed un risparmio dell’osso. Questo comporta alcuni vantaggi nei primi 90 giorni ma poi i risultati diventano sovrapponibili. Tecnica però che richiede una curva di apprendimento non breve e a volte impianti protesici dedicati.

Che anestesia si utilizza?

La scelta del tipo di anestesia va naturalmente concordata con l’anestesista. Può essere generale o regionale.

Intervento con computer, robot o tagli dell’osso guidati

Queste tecnologie hanno come obiettivo una maggior precisione nel posizionamento dell’impianto e nella preparazione dell’osso ma anche svantaggi che solo il passare del tempo potranno definire.

Quanto dura il ricovero?

Il tempo medio è di 4-5 giorni, naturalmente può variare a seconda delle condizioni generali del paziente.

Quando iniziare la fisioterapia?

Nei giorni di ricovero con un fisioterapista dedicato, poi a seconda delle condizioni individuali la fisioterapia prosegue in regime ambulatoriale o di ricovero (2 settimane massimo).

Protesi: con cemento o senza?

Attualmente il divario tra le due tecniche si è molto ridotto. Protesi cementate: in soggetti anziani, poco attivi e con osteoporosi. Protesi non cementate: in persone giovani ed attive.

Protesi d’anca: quali sono le possibili complicanze?

  • Lussazione: cioè la fuoriuscita della testa protesica dall’acetabolo.
  • Infezione: sicuramente la più grave e che richiede l’uso di una terapia antibiotica mirata per molte settimane (12 o più) ed anche ripetuti interventi chirurgici.
  • Dismetria: la differenza di lunghezza dell’arto che può dipendere da morfologie pregresse (displasia dell’anca, fratture) o a volte intenzionalmente volute dal chirurgo per stabilizzare la protesi.
  • Trombosi: formazioni di trombi che occludono le vene e che successivamente si possono staccare e raggiungere il polmone (embolia polmonare). Complicanze non mai eliminabili completamente ma diminuibili con una terapia anticoagulante.
  • Mobilizzazione dell’impianto: settica (per infezione), asettica (per usura delle componenti con successivo distacco dall’osso).
  • Vascolari e nervose: lesione intraoperatoria(rara) di strutture vascolari. Stiramento o lesione di nervi periferici (sciatico, femorale).

Quando fare i controlli post intervento?

Alla desutura della ferita alla seconda settimana, poi controllo dopo 3 mesi ed un anno (con radiografia del bacino), in seguito ogni 2 anni se non problemi.

 

Mi auguro, con questa mia esposizione, di aver contribuito a chiarire possibili domande e dubbi che possono insorgere nel prendere una decisione importante come quella di sottoporsi ad un intervento, ora divenuto di “routine”, ma comunque impegnativo. Ricordatevi che il rapporto con il vostro chirurgo non finisce con l’intervento ma va mantenuto nel tempo.

Dott. Claudio Pagnuzzato
Ortopedia e Traumatologia

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