Qual è il ruolo dell’alimentazione nell’infertilità?

Autore: Dott. Francesco Vitale
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Editor: Jennifer Verta

Obesità, anoressia, bulimia, ma anche ansia e ritmi di sonno/veglia alterati possono innescare lo sviluppo di varie patologie ginecologiche o endocrinologiche che portano a problemi di fertilità. Il Dott. Francesco Vitale, specialista in Ginecologia ed Endocrinologia e Malattie del Metabolismo a Bari, analizza per noi questa cruciale connessione

L’alimentazione influenza profondamente ogni funzione dell’organismo

I disturbi alimentari associati a stili di vita scorretti sono oggi purtroppo una realtà che ha conseguenze importanti anche sulla fertilità, dal momento che quest’ultima risulta particolarmente influenzata dagli alimenti che ingeriamo. È necessario, dunque, rinnovare gli sforzi, soprattutto da parte degli endocrinologi-ginecologi, per prevenire l’obesità nelle donne in età riproduttiva, così come riequilibrare l’eccessiva perdita di peso dal momento che anche lo squilibrio energetico e la malnutrizione sono fattori che incidono sulla fertilità.

Quali sono le categorie di disturbi alimentari che possono influenzare la fertilità?

Esistono due grandi gruppi all’interno dei disturbi che possono provocare infertilità: i disturbi del comportamento alimentare e le anomalie dei gameti originate da stili di vita scorretti. In realtà il meccanismo che causa la problematica è molto simile per entrambe le categorie, ma nella prima categoria all’origine esiste una patologia psichiatrica, mentre nella seconda lo stile di vita inadeguato non risulta idoneo a causa di abitudini alimentari scorrette. Tra i disturbi del comportamento alimentare possiamo citare l’anoressia, la bulimia, il binge eating (le abbuffate) e tutti gli altri disturbi non meglio specificati come l’alimentazione notturna, la ruminazione o simili. Gli stili di vita inadeguati, invece, sono quelli in cui esiste uno squilibrio tra gli alimenti ingeriti e le calorie spese, sia in un eccesso, per esempio conducendo uno stile di vita sedentario, sia in difetto, ossia abusando dello sport.

Cruciale è il ruolo dell’endocrinologo e del ginecologo

Ecco, dunque, che si rivela fondamentale per gli endocrinologi e i ginecologi indagare se esistano possibili disturbi alimentari o stili di vita scorretti quando si intraprende un’indagine sulle cause dell’infertilità. Esiste, infatti, il rischio che i bambini di quelle donne che presentano disturbi di questo tipo prima di rimanere incinta, possano soffrire di vari disturbi, anche neuro-cognitivi.

I pazienti che presentano la Sindrome dell’Ovaio micropolicistico (PCOS) possono con elevata frequenza manifestare vari tipi di disturbi del comportamento alimentare, in particolare le pazienti con più elevati livelli di ansia, indipendentemente dalla presenza di obesità. Si verifica, infatti, in questi soggetti un processo per cui lo stress va a sottrarre risorse alla riproduzione in favore della sopravvivenza. Risulta interessante notare, comunque, come questa tipologia di infertilità sia oggi prevalente in Occidente con circa il 9% delle pazienti in età riproduttiva colpite, nonostante gli eccellenti standard di vita.

Quali sono i fattori da indagare per rintracciare un disturbo alimentare o comportamentale?      

Lo specialista endocrinologo-ginecologo (la doppia valenza specialistica ha una importanza fondamentale per lo studio dei vari parametri nutrizionali e metabolici) deve prima di tutto controllare il peso della paziente valutando attentamente l’Indice di Massa Corporea (BMI), prestando particolare attenzione quando il BMI è inferiore a 20 perché potrebbero esistere problemi che non sono palesemente identificati quali disturbi alimentari (per es. anoressia), ma che ne hanno la stessa origine, conducendo nel lungo periodo ad infertilità.  Si tratta, infatti, di quelle pazienti che rincorrono un peso ideale irrealistico, che fumano e seguono una dieta ipocalorica o non assumono certi alimenti (per es. vegani) o, ancora, abusano di integratori dietetici, droghe, alcool o che per vari fattori hanno un ritmo sonno/veglia alterato.

Per tutti questi casi sarà fondamentale una intensa collaborazione con psicologi, psichiatri ed endocrinologi, in assenza della doppia specializzazione endocrinologia/ginecologia, dato che le terapie da adottare e la modificazione dei parametri metabolici e nutrizionali sono propedeutici all’inizio di una serena gravidanza e, quindi, di prevalente interesse dell’endocrinologo prima ancora che del ginecologo.

Le conseguenze sull’ovulazione

Quando esiste uno stato nutrizionale inadeguato, l’organismo non sarà in grado di completare correttamente l’ovulazione con conseguenze chiare sulla possibilità di fertilizzazione. Notoriamente una dieta ricca di frutta e verdura, con pochi carboidrati e pochi grassi, è associata a un tipo di flora intestinale meno soggetta a infiammazione rispetto a un regime alimentare con più carboidrati e grassi.

È noto, infatti, che l’adozione dei recenti modelli nutrizionali e stili di vita, ricchi di componenti pro-infiammatori ha comportato, nei paesi occidentali, un aumento dell’obesità e una maggiore presenza di Sindrome dell’Ovaio Micropolicistico (PCOS). Questa patologia, infatti, si presenta a causa di una ridotta sensibilità all’insulina a cui segue una iper-insulinemia che insorge non solo in soggetti obesi, ma anche in persone con indice di massa corporea (BMI) normale. Tale condizione di alterato metabolismo ne determina un aumento dei livelli di androgeni, anche in pazienti magri.

In tali casi, quindi, gli interventi sugli stili di vita sono già in grado migliorare la probabilità di gravidanza. È noto che le donne con PCOS presentano un maggior consumo di cibi ad alto indice glicemico e cibi grassi; infatti, maggiore è l’indice glicemico dei cibi consumati, tanto più severo è il fenotipo PCOS, indipendentemente dal peso. Comunque, tutti gli interventi sugli stili di vita che migliorano la resistenza all’insulina devono essere privilegiati quale prima scelta perché producono risultati a lungo termine più evidenti del solo calo ponderale in caso di obesità. L’azione dei macro-nutrienti della dieta sulla fertilità sembra essere in accordo con le linee guida generalmente adottate per una sana e corretta alimentazione. Risulta necessario, quindi, rinnovare gli sforzi educativi sulla popolazione, particolarmente con l’aiuto degli specialisti endocrinologi e ginecologi, per lo studio approfondito dei parametri metabolici e nutrizionali, oltre che della fertilità e della gravidanza, al fine di prevenire l’obesità nelle donne in età riproduttiva, come pure la magrezza, lo squilibrio energetico e la malnutrizione, tutti fattori che inducono una condizione di ridotta fertilità.

Dott. Francesco Vitale
Endocrinologia e Malattie Del Metabolismo

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