Quando l’ictus colpisce i giovani

Autore: Prof. Paolo Cerrato
Pubblicato: | Aggiornato: 29/10/2018
Editor: Top Doctors®

L'ictus può colpire anche i più giovani. Il Prof. Paolo Cerrato, esperto in Neurologia, ci spiega quali sono i fattori di rischio, in cosa consiste il trattamento della malattia e come si può prevenire l'ictus

 

Cos’è l’ictus?

Per ictus cerebrale si intende la comparsa acuta di un deficit neurologico focale. Nella gran parte dei casi si tratta della perdita di forza di una parte del corpo, ovvero la cosiddetta “bocca storta” se riguarda il distretto facciale, l'impaccio nei movimenti dell'arto superiore, un cedimento della gamba o l’impossibilità a muoverla. Un altro sintomo cardine è rappresentato dalle difficoltà del linguaggio intese sia come difficoltà ad articolare le parole che come incapacità a denominare correttamente gli oggetti (quello che noi chiamiamo afasia) oppure anche a capire cosa dicono gli altri, ovvero la cosiddetta afasia di comprensione. Quelli appena elencati sono i sintomi più importanti; ma ci possono essere anche altri sintomi: ad esempio una perdita di sensibilità di una parte del corpo, vertigini, visione sdoppiata o alterazione della vista che può riguardare un occhio oppure una parte del campo visivo. Infine, distinguiamo tre tipi di ictus: ischemico, emorragico e l'emorragia subaracnoidea.

 

Quanti giovani sono colpiti dall’ictus?

L'ictus è una malattia che si manifesta soprattutto in età adulta ed anziana ma non è raro in età giovanile. Per ictus giovanile si intende la comparsa di ictus in pazienti con età inferiore a 45 anni. L'incidenza dell’ictus giovanile è di circa 15 casi ogni 100.000 abitanti, di conseguenza ci aspettiamo di avere 150 nuovi casi di ictus in una popolazione di un milione di abitanti, come quella di Torino, in soggetti al di sotto dei 45 anni di età. I fattori di rischio sono lievemente diversi rispetto alle altre epoche della vita; un ruolo significativo lo ricoprono anche l’abuso di droghe quale la cocaina, alcune cardiopatie emboligene quali il forame ovale pervio e alcune patologie delle arterie (nello specifico si parla di dissecazione dei vasi epiaortici causata da traumi e microtraumi ripetuti).

 

Come si tratta l’ictus giovanile?

La terapia dell'ictus giovanile non è differente da quella utilizzata per le altre tipologie di ictus e prevede, difatti, che il paziente giunga tempestivamente in ospedali attrezzati. La terapia consiste nel somministrare un farmaco che si chiama trombolitico ed eventualmente rimuovere l’embolo occludente mediante la metodica endovascolare di neuroradiologia interventistica, denominata trombectomia meccanica, al fine di ripristinare l'arteria occlusa. Per quanto riguarda invece l’ictus emorragico, questo si avvale della terapia dei fattori causali dell'ictus emorragico stesso: ad esempio il trattamento degli aneurismi in presenza di emorragia subaracnoidea, il trattamento delle malformazioni arterovenose mediante metodiche neurochirurgiche o di radiologia interventistica e, in alcuni casi particolari, di un vero e proprio intervento neurochirurgico evacuativo in presenza di ematomi di grosse dimensioni.

 

Si può prevenire l’ictus giovanile?

Per prevenire l'ictus giovanile, analogamente alle altre tipologie, bisogna identificare i fattori di rischio, alcuni dei quali sono peculiari come l’abuso di droghe. Per prevenirlo, occorre affidarsi alla diagnostica precoce di alcune cardiopatie emboligene e dell'ipertensione arteriosa. Allo stesso tempo occorre invitare e invogliare i giovani pazienti ad astenersi dall'abuso di tabacco, occorre anche realizzare una tempestiva diagnosi degli altri due importanti fattori di rischio, ovvero il diabete e le alterazioni del colesterolo. Invece, la prevenzione secondaria si basa sulla somministrazione di farmaci antitrombotici, in particolar modo di antiaggreganti piastrinici come la ben nota aspirina oppure, in alcuni casi particolari, l'uso di farmaci anticoagulanti.

Prof. Paolo Cerrato
Neurologia

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