Ragade anale: quando è necessario l’intervento chirurgico?

Autore: Prof. Vincenzino Filingeri
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

La ragade è una lesione ulcerativa che si localizza in corrispondenza del margine del canale anale. Ne parla il Prof. Vincenzino Filingeri, esperto in Proctologia a Roma

Cos’è la ragade anale?

È una patologia molto comune ed è caratterizzata da sanguinamento post evacuativo e da intenso dolore, spesso resistente aiRagazza di spalle comuni analgesici. Può essere primaria o secondaria ad altre patologie proctologiche.

Perché compare?

La ragade primaria, detta anche idiopatica, è la conseguenza di una stipsi cronica: il passaggio di feci troppo consistenti e voluminose provoca ripetuti traumatismi a carico del canale anale. Inoltre può essere presente un aumento del tono dello sfintere con conseguente formazione di microaree ischemiche che contribuiscono alla formazione della lesione. È stato dimostrato che l’incremento del tono muscolare dello sfintere può essere la conseguenza anche di situazioni di ansia e stress.

La diagnosi è semplice?

La diagnosi è molto semplice e viene posta con una accurata visita proctologica. L’eventuale manometria anorettale può essere utile solo quando si ritiene necessario un intervento chirurgico.

Può essere curata con terapie mediche?

La prima regola per prevenire e curare la ragade anale è la regolarizzazione delle evacuazioni mediante una dieta ricca di scorie e la somministrazione di lubrificanti o lassativi per ridurre la consistenza delle feci.  Inoltre, se è presente un ipertono dello sfintere, è necessario attuare terapie farmacologiche locali mirate a ridurlo quanto basta per regolarizzarlo.

Quando è necessario l’intervento chirurgico?

Quando le norme igieniche alimentari e la terapia medica non portano alcun beneficio, può essere indicato l’intervento chirurgico di sfinterotomia, per normalizzare il tono dello sfintere e rimuovere quindi la causa della malattia. Non occorre asportare la ragade in quanto questa cicatrizza spontaneamente e definitivamente in 2-3 settimane. È un intervento molto semplice, rapido ed indolore, e pertanto può essere eseguito in regime ambulatoriale o di day surgery. Negli ultimi anni la metodica è stata ulteriormente migliorata con l’utilizzo del radiobisturi, uno strumento che taglia e coagula i tessuti in modo traumatico mediante onde radio ad alta frequenza. Tuttavia è un intervento molto delicato che richiede mani esperte per evitare insuccessi o complicanze. L’esperienza e la perizia del chirurgo proctologo è fondamentale e può condizionare in modo determinante l’esito finale.

Prof. Vincenzino Filingeri
Colonproctologia

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