Ragadi anali: un disturbo da non sottovalutare

Autore: Dott. Claudio Toscana
Pubblicato:
Editor: Jennifer Verta

Dolore, bruciore e tanto disagio: ecco cosa prova chi è affetto da ragadi anali. Scopriamo con il Dott. Claudio Toscana, esperto in Chirurgia Generale a Roma, come trattare questa patologia.

Cos’è una ragade anale?

La ragade anale è una lacerazione della parete del canale anale che causa intenso dolore e sanguinamento durante la defecazione. Si tratta di una patologia comune nella popolazione, ma viene spesso confusa con altre condizioni anali, ad esempio la sofferenza emorroidaria.
La ragade è solitamente causata da un trauma della parete interna dell’ano a seguito di una defecazione con feci particolarmente dure, ma anche feci molli e diarrea possono determinarla. I soggetti con un aumentato tono dello sfintere anale (ipertono sfinteriale anale) hanno più probabilità di sviluppare ragadi anali, poiché tale condizione limita l’afflusso di sangue alla zona della ferita, rallentandone la guarigione. 
Cause meno comuni possono essere condizioni infiammatorie da infezioni anali o tumori. Le ragadi anali possono essere acute (inizio recente) o croniche (presenti per un lungo periodo di tempo). Quest’ultime sono più difficili da trattare con terapia medica o locale.

Quali sono i sintomi di una ragade anale?

La ragade anale si presenta con un dolore acuto durante la defecazione, che può avere una durata di pochi minuti oppure perdurare alcune ore dopo. Chi ne è affetto può anche notare macchie di sangue rosso vivo durante la defecazione.

Qual è il trattamento della ragade anale?

Il trattamento iniziale per la cura delle ragadi anali acute consiste in una dieta ad alto contenuto di fibre per rendere le feci più morbide e consistenti, eventualmente associando integratori di fibre (circa 25-35 gr di fibre al giorno). Farmaci per uso topico e bagni in acqua calda (semicupio) hanno un effetto calmante e rilassante per i muscoli anali e favoriscono la guarigione.
Per quanto riguarda le ragadi anali croniche, i risultati della terapia potrebbero non essere soddisfacenti al punto da consigliare l’intervento chirurgico.

L’intervento chirurgico

L’operazione per la risoluzione delle ragadi anali può avvenire per rimozione chirurgica di parte dello sfintere anale interno, la sfinterotomia laterale parziale, o per asportazione della ragade con conseguente anoplastica senza sezionare lo sfintere anale interno.

Quanto dura la riabilitazione post-operatoria?

La completa guarigione dopo l’intervento sia con terapia medica che chirurgica varia dalle 6 alle 10 settimane. La maggior parte dei pazienti può però tornare alla vita di tutti i giorni pochi giorni dopo l’intervento.

Le ragadi anali possono portare al cancro del colon?

Assolutamente no. È però necessario tenere sotto controllo sintomi persistenti per scartare patologie con sintomi simili a quelli delle ragadi anali. Il tuo chirurgo potrebbe richiedere esami aggiuntivi nonostante la totale guarigione delle ragadi. Potrebbe risultare inoltre necessaria una colonscopia per determinare la causa del sanguinamento rettale.

Dott. Claudio Toscana
Chirurgia generale

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