Rizoartrosi: quando intervenire chirurgicamente!

Autore: Dott. Enzo Massimo Caruso
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Editor: Antonietta Rizzotti

La Rizoartrosi è una patologia infiammatoria che colpisce la mano ed è maggiormente diffusa tra le donne. Ne parla il Dott. Enzo Massimo Caruso, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Milano

Che cos’è la Rizoartrosi?

La Rizoartrosi è una malattia degenerativa dell’articolazione che è situata alla base del pollice, tra il trapezio ed il primo metacarpo. Fondamentalmente è un’artrosi, ovvero una degenerazione di quest’articolazione che provoca dolore e difficoltà d’utilizzo del primo dito della mano. 

Quali sono le cause di questa patologia?

La predisposizione individuale è sicuramente importante. Come altre patologie della mano colpisce maggiormente il sesso femminile. La lassità dei legamenti, che è più tipica del sesso femminile, infatti, è un aspetto predisponente alla malattia. Quando vi è una lassità dei legamenti, è più frequente che a causa di un maggiore attrito a livello articolare, l’articolazione degeneri e che la cartilagine si consumi, dando origine alla rizoartrosi.

Esistono fattori di rischio?

Come già accennato, ne soffrono maggiormente le donne, anche in particolare per alcuni mestieri più frequentemente svolti dalle donne. Si pensi per esempio alla sarta: l’utilizzo continuo della presa fra il primo ed il secondo dito per afferrare l’ago è un movimento che alla lunga va ad usurare l’articolazione trapezio-metacarpale. I movimenti di presa tra il primo ed il secondo dito sono quelli che in particolare usurano più facilmente l’articolazione. È ovviamente più facile riscontrare la problematica in persone più anziane, ma non sono rari i casi in cui la patologia si presenti anche in soggetti più giovani.

Come avviene la diagnosi?

La diagnosi è radiografica, viene eseguita una radiografia della mano in cui è evidente la degenerazione dell’articolazione, ossia la riduzione dello spazio tra il primo metacarpo e la sublussazione, ovvero l’alterazione dei rapporti tra il primo metacarpo ed il trapezio, con conseguente spostamento della base del primo metacarpo verso l’esterno ed è questa proprio la deformità visibile ad occhio nudo.

In quali casi si utilizza l’intervento chirurgico?

Il trattamento chirurgico è l’extrema ratio, nel caso in cui le altre terapie conservative non abbiano avuto successo. Nella prima fase infatti si cerca di trattare la patologia con la terapia farmacologica ed i tutori, che servono a immobilizzare l’articolazione e sono indicati soprattutto di notte quando la mano è a riposo. Quando queste metodiche non funzionano si passa a trattamenti più invasivi, quali le infiltrazioni nell’articolazione che possono essere di cortisone, efficaci nel trattare il dolore, ma in concreto senza un effetto curativo o con l’acido ialuronico che ha la caratteristica duplice di lubrificare e nutrire l’articolazione. Anche le terapie fisiche come la Tecar ed il laser possono essere una buona alternativa in fase iniziale. Infine quando il trattamento conservativo non ha avuto buoni risultati si considera l'intervento chirurgico. Si procede dunque per gradi partendo dai trattamenti meno invasivi, per poi passare a quelli più invasivi qualora non si siano ottenuti i risultati sperati.

In cosa consiste?

Ci sono diverse soluzioni chirurgiche. Si può eseguire una fusione, o artrodesi, dell’articolazione, oppure un’artroplastica, un intervento nel quale si rimuove il trapezio degenerato e si colma lo spazio con due tendini che si incrociano e si interpongono nello spazio lasciato dal trapezio. Poi vi è la sostituzione protesica. Si tratta di protesi biocompatibili, come quelle dell’anca e del ginocchio, sulle quali però ci sono ancora incertezze sulla loro durata. Poi vi sono anche spaziatori di materiale biocompatibile, che vengono posizionati al posto del trapezio rimosso. La scelta di quale intervento eseguire dipende dal tipo di paziente e dalle esigenze funzionali, oltre che dalla preferenza del chirurgo in base alla propria esperienza sul campo. In generale l’intervento è finalizzato al trattamento del dolore e al recupero della forza.

Dott. Enzo Massimo Caruso
Ortopedia e Traumatologia

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