Salute e bellezza: le vene varicose

Autore: Prof. Ugo Bertoldo
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Editor: Top Doctors®

Cosa sono le tanto temute vene varicose? Perché colpiscono in maggioranza le donne? Esiste un modo per prevenirle? Il Prof. Ugo Bertoldo, Angiologo e Chirurgo Vascolare, risponde alle nostre domande

 

 

1) Cosa sono le vene varicose o varici?

Il termine varice deriva dal latino varus, che significa ricurvo, piegato. L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce le varici come “vene superficiali dilatate e tortuose nelle quali il sangue circola controcorrente”.

Le varici degli arti inferiori sono vene superficiali del tessuto sottocutaneo, che hanno subito un processo di dilatazione e allungamento. Le vene che possono andare incontro alla malattia varicosa sono le vene safene (safena interna, o grande safena, e safena esterna, o piccola safena) e le loro vene collaterali. In genere, le vene varicose si formano per una malattia delle valvole delle vene safene, per cui il sangue tende a ristagnare in periferia.

I segni più evidenti di una cattiva funzionalità della circolazione venosa delle gambe sono: la comparsa di vene superficiali sottocutanee tortuose ed inestetiche, teleangectasie (capillari); edema; gonfiore alle caviglie; indolenzimento; formicolio; bruciore; prurito; senso di pesantezza; crampi notturni; sensazione di irrequietezza delle gambe (restless leg syndrome, cioè gambe senza riposo).

 

2) Le vene varicose: perché sono così frequenti tra le donne?

Intanto va sottolineato che non c’è mai una sola causa scatenante nella formazione delle varici, ma vi è una serie di cause e di concause. In relazione al sesso, vi è una frequenza tre volte maggiore nelle donne rispetto agli uomini.

I principali fattori predisponenti sono: l’ereditarietà familiare; la presenza di ormoni femminili; le gravidanze; l’uso di contraccettivi orali; il contatto con fonti di calore (surriscaldamento per prolungata esposizione ai raggi solari, attività lavorative in ambienti surriscaldati, trattamenti termali caldi, saune ecc.); alcune patologie ortopediche che provocano la scorretta postura degli arti inferiori (per es. piedi piatti, patologie dell’anca o della colonna vertebrale); attività lavorative sedentarie che richiedono una posizione eretta o seduta prolungata, (lavoratori al computer, autisti, personale di sala operatoria, negozianti, commesse/i, parrucchiere/i, etc.); scarsa attività sportiva; obesità; etc.

Nel sesso femminile, rispetto al sesso maschile, sono quindi presenti più fattori di rischio che possono portare alla formazione delle vene varicose.

 

3) Come si possono prevenire le varici?

Le varici si possono prevenire facendo attività fisica regolare (consigliati il nuoto e la ginnastica in acqua) e prestando attenzione all’alimentazione ed al peso. Con l’attività fisica si favorisce il deflusso del sangue dalla periferia al cuore, “spremendo” il sangue attraverso la “pompa muscolare” degli arti inferiori. Sono da evitare, dunque, lunghi periodi di inattività.   

Nei soggetti predisposti è consigliabile tenere sollevati gli arti durante i periodi di riposo e sollevare di circa 10-15 cm il fondo del letto per favorire il ritorno venoso. Bisogna evitare di stare a lungo nella stessa posizione, seduti o in piedi, ed evitare le fonti di calore e l’esposizione prolungata al sole.

Sempre parlando di prevenzione, si può ricorrere a presidi medici quali fisioterapia, plantari anatomici e calze elastiche. Le calze elastiche, purché di giusta gradazione e rigorosamente prescritte dallo specialista, rappresentano un presidio medico fondamentale. Possono essere non solo di tipo preventivo, ma anche curativo. Le calze possono esercitare varie forze di compressione graduata a seconda della necessità ed agiscono favorendo il ritorno del sangue al cuore ed evitando il gonfiore (o edema).

Un altro accorgimento preventivo consiste nell’evitare l’uso prolungato di scarpe con tacchi troppo alti e scarpe senza tacco. L’altezza ideale del tacco è di 3-4 cm: un tacco di questa altezza permette un corretto appoggio della pianta del piede. È sconsigliato, inoltre, indossare indumenti e scarpe o stivali stretti, che possono ostacolare il ritorno del sangue al cuore, creando un ristagno venoso. 

Esistono, infine, dei farmaci o integratori (flebotonici), che agiscono sul tono della parete venosa, riducendo la stasi venosa periferica.

 

4) Come si fa la corretta diagnosi delle varici?

 

Il primo passo verso la corretta diagnosi viene fatto sempre attraverso un’accurata visita dello specialista, il Chirurgo Vascolare.

La visita consiste in una serie di valutazioni, cioè:

  • Una prima indagine sull’eventuale familiarità per malattie vascolari venose (anamnesi familiare);
  • Un’indagine sulle malattie del passato e sulle eventuali terapie assunte (anamnesi patologica remota);
  • Un’indagine sui fattori di rischio per malattie vascolari venose;
  • La raccolta dei dati sulla comparsa dei sintomi e sulle caratteristiche di tali sintomi specifici di interesse vascolare (anamnesi patologica prossima);
  • L’esame clinico del paziente, ossia la visita vera e propria del paziente;
  • La formulazione di una prima diagnosi clinica;
  • L’integrazione della diagnosi clinica con l’esame strumentale (Ecocolordoppler);
  • La proposta di una terapia specifica, sia essa medica o chirurgica.

 

Sarà, quindi, lo specialista a valutare se è sufficiente la visita o sono necessari anche specifici esami strumentali, quali il Doppler o l’Ecocolordoppler venoso degli arti inferiori. Tali esami sono finalizzati ad orientare la terapia, che può essere di tipo medico o chirurgico.

 

Editor Karin Mosca

Prof. Ugo Bertoldo
Chirurgia vascolare

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