SOS emorroidi: perché si manifestano?

Autore: Dott. Giuliano Antonio Lucani
Pubblicato: | Aggiornato: 08/02/2019
Editor: Antonietta Rizzotti

La patologia emorroidaria è una condizione che può essere causata da diversi fattori tra cui l’alimentazione e stitichezza. Il Dott. Giuliano Antonio Lucani esperto in Chirurgia Generale a Milano, ci parla dei principali fattori di rischio e spiega in cosa consiste il trattamento della malattia emorroidaria

Qual è la differenza tra emorroidi e patologia emorroidaria?

Il plesso emorroidario è costituito da un gruppo di vene, dal tessuto connettivo di sostegno e dal tessuto muscolare. La struttura è ricoperta da una mucosa che si trova nella parte terminale dell’ampolla rettale tanto da formare una sorta di spugna che protegge la mucosa del retto e favorisce il passaggio delle feci.

Mentre le emorroidi sono parte integrante dell’anatomia dell’ano e del retto e la loro presenza e funzione vanno preservate, ben diverso è avere una patologia emorroidaria che ha un’incidenza dal 30 al 50% nella popolazione.

Alla sua comparsa concorrono più fattori tra cui:

  • Predisposizione legata alla familiarità;
  • Stitichezza o abitudine a rimanere a lungo seduti sul water;
  • Alimentazione con uso eccessivo di spezie, vino soprattutto bianco, birra e superalcoolici;
  • Gravidanze e parto naturale nelle donne;
  • Attività lavorative o sportive che richiedo posizione seduta prolungata con associate vibrazioni o scuotimenti (autisti, ciclisti);
  • Il progredire dell’età.

Come si manifesta la patologia emorroidaria?

La malattia emorroidaria può manifestarsi con sanguinamenti durante l’evacuazione, sensazione di corpo estraneo nel retto con la falsa sensazione di dover evacuare, fuoriuscita dall’ano delle vene emorroidarie che rientrano da sole o richiedono la necessità di essere reintrodotte manualmente (prolasso emorroidario: III grado) o non rientrano più (IV grado), comparsa di formazioni tondeggianti dure, bluastre, dolenti in sede anale (trombosi isolate) o trombosi venose massive che determinano dolore intenso e difficoltà all’evacuazione.

Ai fini della prevenzione com’è possibile agire?

La prevenzione della patologia emorroidaria, escludendo l’impossibilità di potersi scegliere gli antenati, consiste nell’osservazione di un regime dietetico regolare che preveda l’introduzione di fibre vegetali e riduca i cibi piccanti, speziati e grassi. La moderazione nell’uso di vino e soprattutto di alcoolici, caffè e cioccolata è sempre auspicabile. L’attività fisica regolare, soprattutto quella aerobica, è un buon complemento alla dieta e in genere una vita sana, lontana dagli eccessi, ha un risvolto positivo nella prevenzione.

Su cosa si basa il trattamento della malattia emorroidaria?

La terapia della malattia emorroidaria deve basarsi, in primo luogo, su una attenta visita che comprende una esplorazione rettale e una proctoscopia, esame ambulatoriale praticamente indolore che utilizza una specie di tubo illuminato che consente di guardare la parte finale del retto e l’interno del canale anale. La valutazione dell’integrità e della funzionalità degli sfinteri anali è elemento primario di una visita e così pure la valutazione dell’aspetto della mucosa rettale; frequente è la presenza di un prolasso della mucosa che trascina verso l’esterno il plesso emorroidario, più o meno congesto, dilatato ed eventualmente sanguinante. 
A seconda dell’età del soggetto, della familiarità per malattie infiammatorie o tumorali del colon o la presenza di sangue o muco proveniente dall’intestino indurranno a richiedere anche una colonscopia, esame che oggi viene eseguito in sedazione ed è praticamente indolore.  

Completata la diagnosi si deve pensare alla terapia. Il primo trattamento deve cercare di essere conservativo, costituito da farmaci flebotonici e regolarizzanti l’evacuazione. Il ricorso alle pomate, di cui spesso si abusa, deve essere limitato nel tempo per non determinare sensibilizzazioni della cute e della mucosa rettale con conseguenti infiammazioni che tendono a mantenersi nel tempo.

In caso di importante compromissione dell’anatomia del ano-retto come i prolassi, di sanguinamenti ripetuti, di dolore costante o di difficoltà all’evacuazione si dovrà ricorrere all’intervento chirurgico.

Un moderno approccio chirurgico alla malattia emorroidaria deve tendere, nella maggioranza dei casi, a correggere il prolasso mucoso e non ad asportare le vene emorroidarie che, abbiamo visto, hanno un ruolo importante nell’evacuazione. Una svolta in questa chirurgia è stata ottenuta dall’introduzione delle suturatrici meccaniche, strumenti che consentono di asportare la mucosa rettale in eccesso, prolassante, effettuando una sorta di “lifting della mucosa stessa” e riportando il plesso emorroidario nella posizione naturale riducendo lo strozzamento dello stesso, i sanguinamenti e i rischi di trombosi.
La suturatrice, effettuando un lavoro di “taglia e cuci” con piccole graffette metalliche, agisce in una zona dove la sensibilità dolorifica non esiste. Ciò determina una riduzione importante del dolore post operatorio e una ripresa molto veloce delle propria autonomia ed efficienza.

Questo intervento, apparentemente banale, deve essere praticato da chirurghi esperti in chirurgia proctologica per ridurre al massimo le possibili complicanze e ottenere risultati apprezzabili e duraturi.

In casi meno gravi si può ricorrere alla legatura elastica interna. Questa viene eseguita con uno strumento che consente di posizionare anellini di elastico alla base delle emorroidi in modo da strozzarle. Dopo alcuni giorni l’elastico e il tessuto emorroidario in eccesso cadranno da soli e la piccola cicatrice residua favorirà il fissaggio della mucosa ai piani profondi riducendo il prolasso e i sanguinamenti.                                                                                             

Dott. Giuliano Antonio Lucani
Chirurgia generale

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