Spondilolistesi: cos’è e come si tratta?

Autore: Dott. Pietro Brignardello
Pubblicato: | Aggiornato: 17/11/2018
Editor: Top Doctors®

Quando i dischi intervertebrali non sono più in grado di svolgere la loro funzione ammortizzatrice, può sorgere la cosiddetta spondilolistesi, causa di fastidiosi e, in alcuni casi, gravi mal di schiena. Il Dott. Pietro Brignardello, esperto in Neurochirurgia a Roma, spiega come viene diagnosticata e, soprattutto, trattata chirurgicamente, anche mediante tecniche poco invasive

Che cos’è la spondilolistesi?

Il termine spondilolistesi indica una condizione in cui si verifica uno scivolamento in avanti di una vertebra rispetto all’altra. Quando è presente una lesione nella continuità dell’arco vertebrale posteriore si parla di spondilolisi.

 

Quali sono le cause della spondilolistesi?

La spondilolistesi, in base alla causa che la ha determinata (traumi alla colonna vertebrale, deterioramento vertebrale, infezioni o spondilolisi), può essere classificata in diversi gruppi: displastica, istmica, degenerativa, post-traumatica, iatrogena.
In base al grado di scivolamento della vertebra rispetto all’altra vengono classificate in quattro classi: 

  • Grado 1: da 0 a 25%
  • Grado 2: dal 25 al 50%
  • Grado 3: dal 50 al 75%
  • Grado 4: oltre il 75%

 

Quali sono i sintomi della spondilolistesi?

Il sintomo più frequente è il dolore che può essere sia muscoloscheletrico che radicolare, vale a dire interessare una radice nervosa. Generalmente il paziente si lamenta di dolore lombare che si può poi estendere ad uno o entrambi gli arti inferiori.

 

Come viene diagnosticata la spondilolistesi?

La semplice radiografia della colonna lombare nelle due proiezioni (antero-posteriore e laterale) permette già di porre la diagnosi, fornendo anche indicazioni, nella proiezione laterale, sul grado di scivolamento. Nella proiezione antero-posteriore si evidenzia l’eventuale presenza di una scoliosi associata alla spondilolistesi.
Utile anche l’esecuzione delle radiografie dinamiche in flesso-estensione che consentono di valutare la severità dell’instabilità. La TAC lombare visualizza bene la componente ossea, in particolare le faccette articolari, la parte interarticolare, il canale spinale e permette anche di evidenziare l’eventuale presenza di una spondilolisi associata. La Risonanza magnetica nucleare fornisce una visione di insieme e fornisce informazioni sullo stato del disco intervertebrale e delle strutture legamentose.

 

Qual è la terapia della spondilolistesi?

Nella fase iniziale ed in assenza di deficit neurologici il trattamento è conservativo e consiste in una terapia farmacologica con farmaci antiinfiammatori non steroidei e miorilassanti. A fini terapeutici è molto utile impostare un programma di fisioterapia. Nei casi non rispondenti alla terapia conservativa e fisioterapica o in presenza di deficit neurologici importanti o quando si osserva un progressivo aumento dello scivolamento, invece, è indicata la soluzione chirurgica.

 

Come viene eseguito l’intervento chirurgico per spondilolistesi?

L’intervento consiste nella stabilizzazione vertebrale. Viene eseguita una incisione lineare mediana lombare al livello interessato. Viene scollata la muscolatura paravertebrale in modo da poter posizionare i divaricatori e identificare le vertebre. Si procede, quindi, sotto controllo radiologico intraoperatorio, al posizionamento di viti in titanio nelle vertebre interessate e al successivo collegamento delle viti con le barre. In alcuni casi viene posizionato anche uno spaziatore (cage) nello spazio discale fra le due vertebre. Quando sono presenti sintomi radicolari è opportuno eseguire una decompressione del canale vertebrale (laminectomia). 
In certi tipi di spondilolistesi può essere utilizzata, invece che la tecnica a cielo aperto appena descritta, la tecnica percutanea che consente di posizionare viti e barre attraverso piccole incisioni laterali di 1-2 cm. Questa tecnica permette di non scollare la muscolatura paravertebrale e quindi di eliminare quasi completamente le perdite ematiche e di diminuire il dolore post-operatorio.
Dopo l’intervento il paziente viene generalmente fatto alzare la mattina dopo e dimesso dopo pochi giorni. Può riprendere subito una normale attività evitando grossi sforzi per circa 2 mesi.

 

Editor: Valerio Bellio

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