TAC e bambini: risponde la Radiologa

TAC e bambini: risponde la Radiologa

Autore: Dott.ssa Beatrice Tagliaferri
Pubblicato: | Aggiornato: 22/08/2018
Editor: Top Doctors®

Si può eseguire una Tomografia Computerizzata sui bambini? A quante radiazioni viene esposto il piccolo paziente? È necessario che i genitori aiutino il figlio a prepararsi alla TAC? La Dott.ssa Beatrice Tagliaferri, esperta in Radiologia, ci spiega come viene eseguito l’esame sui più piccoli

 

 

1) Quando è necessario sottoporre un bambino alla TAC?

Spesso, il ricorso alle metodiche di diagnostica per immagini rappresenta un valido aiuto nel percorso diagnostico.

Le procedure diagnostiche basate sulle radiazioni ionizzanti, però, non sono del tutto innocue. Il loro impiego è, infatti, gravato da una quota individuale di rischio di sviluppare un tumore o subire danni genetici. Tale rischio aumenta nel singolo individuo se l’esposizione è ripetuta nel tempo. Ciò vale in particolare per i bambini: essi sono più vulnerabili rispetto agli adulti, in quanto caratterizzati da un ricambio cellulare elevato e da un'aspettativa di vita maggiore.

Nell’atto della prescrizione di un esame radiodiagnostico è necessario tenere presente che non tutte le procedure comportano la stessa esposizione a radiazioni ionizzanti: la tomografia computerizzata, per esempio, sottopone il paziente ad una dose molto superiore a quella di una comune radiografia. Sebbene i benefici diagnostici di una TAC siano nettamente superiori al rischio legato all'esposizione, in molti casi questo esame potrebbe essere sostituito da un’indagine alternativa, in grado di rispondere allo stesso quesito diagnostico senza però impiegare radiazioni ionizzanti (per esempio l'ecografia o la risonanza magnetica).

La scelta della metodica da utilizzare è, però, condizionata anche dal distretto corporeo che dev’essere indagato, ad esempio l’addome è facilmente indagabile con ecografia, mentre il torace presenta maggiori difficoltà diagnostiche. Sebbene la semplice radiografia del torace svolga un ruolo di prima istanza nella valutazione preliminare del bambino, sempre più di frequente le metodiche di imaging di II livello, come la tomografia computerizzata (TC), sono richieste, oltre che per formulare una corretta diagnosi, per ottenere una più accurata caratterizzazione dei rilievi e realizzare un’idonea valutazione preoperatoria in caso di lesioni da trattare chirurgicamente.

 

2) La TAC è pericolosa per i bambini?

Recentemente la TC ha assunto un ruolo rilevante nella valutazione non invasiva delle patologie, anche grazie all’alta velocità di acquisizione, alla riduzione significativa della dose erogata, all’elevata risoluzione spaziale e all’ottima qualità delle ricostruzioni multiplanari (MPR), bidimensionali (2D) e tridimensionali (3D).

Data la diversa radiosensibilità dei tessuti, il rischio associato ad un esame radiodiagnostico dipende in primo luogo dal distretto corporeo interessato. Un secondo fattore d’influenza è l’età. Una variabile ulteriore è il sesso del piccolo paziente, per una differente risposta dell’organismo maschile o femminile a parità di organo esposto. L’incidenza di tumori legati all’esposizione a radiazioni ionizzanti è esponenzialmente più alta nei bambini rispetto agli adulti. Per ridurre i rischi connessi all’esposizione in campo medico, il quadro normativo stabilisce che l’impiego delle radiazioni ionizzanti sia giustificato dai benefici che possono derivare al paziente e che l’esposizione sia mantenuta al livello ragionevolmente più basso compatibilmente alle esigenze diagnostiche. Pertanto, una particolare attenzione alla dose di radiazioni somministrata ai piccoli pazienti risulta di fondamentale importanza. Nell’acquisizione di un esame è necessario, infatti, selezionare in maniera opportuna la corrente del tubo radiogeno (sulla base dei mAs e dei kV), mantenendo la dose più bassa possibile.

Con l’apparecchiatura TAC di ultima generazione, questo è ottenibile grazie anche alla rapidità di scansione (scansioni “Flash”). La valutazione dell’esposizione radiante su un nostro campione di 120 bambini studiati a “bassa dose” per valutazione di patologia toracica ha evidenziato una DE (dose efficace) media per singola acquisizione di 0.84 +/ 0.5 mSv, che corrisponde a meno dell’equivalente dose annua di radiazione da fondo naturale.

Il ricorso ad assistenza SAR (anestesiologica) per sedare il bambino è molto rara. Generalmente, i piccoli pazienti di età superiore ai 4 anni non hanno difficoltà a seguire le istruzioni relative alle differenti manovre respiratorie (fine inspirazione, fine espirazione per la TAC polmonare, l’immobilità per altre TAC), dopo una sessione pratica prima dell’esame. Per i bambini d’età inferiore ai 3-4 anni, può presentarsi, invece, l’esigenza di una breve sedazione e il ricorso a mascherina di CPAP. Diverso è il discorso se si deve effettuare una TAC con MdC a un bambino molto piccolo, condizione che richiede una breve degenza o quantomeno un day-hospital.

 

 

3) È necessario preparare il bambino alla TAC?

La mia esperienza accumulata negli anni nella gestione del paziente pediatrico ha portato a due considerazioni empiriche ma fondamentali:

- non si devono fare esami che non saranno diagnostici;

- l’esame si fa prima di tutto coi genitori.

La prima considerazione intende evitare ogni “tentativo”: se non si è certi di ottenere un esame diagnostico, è inutile e dannoso “provare”.

La seconda considerazione vuole intendere che i piccoli pazienti sono tanto più collaboranti quanto più tranquilli e sereni sono i genitori, a cui è richiesta (previa dettagliata comunicazione sul training da seguire) molta collaborazione nell’operare sui loro figli, nei giorni antecedenti, vere e proprie simulazioni dell’esame TC.

In termini di ottimizzazione, la preparazione psicologica dei bambini e dei genitori ha un valore pari a quello della riduzione della dose. Essa consiste nell’informazione sui passaggi dell’esame mediante simulazioni e ludoterapia, allo scopo di ridurre l’ansia e la paura e influenzare positivamente lo stato d’animo del bambino, aumentando la possibilità di ottenere un buon esame senza ricorrere alla sedazione. I genitori sono invitati, poi, a partecipare all’esame, entrando in diagnostica e aiutando il bambino a eseguire le manovre respiratorie che gli vengono richieste.

 

4) Come viene eseguita la TAC pediatrica?

A parte le indicazioni già elencate prima e la semplificazione massima dell’esame a scopo protezionistico, la conduzione delle singole TAC varia in base al quesito clinico. Se possibile lasciamo che sia il genitore stesso, accanto al bambino, a parlargli e a incoraggiarlo a stare fermo.

In media un esame senza MdC dura pochi secondi, più il tempo di posizionamento: in tutto 5-10 minuti.

 

5) Come starà il bambino dopo la TAC?

Se l’indagine è senza MdC, non occorre il digiuno e finito l’esame il bambino può andare a casa senza nessuna indicazione particolare. La somministrazione di MdC richiede il digiuno e la preventiva esecuzione di alcuni esame del sangue.

Terminato l’esame, il bambino può andare a casa senza nessuna indicazione particolare, se non quella di bere un po’. Gli effetti collaterali sono quelli, come nell’adulto, conseguenti a reazioni di intolleranza al MdC, condizione che viene affrontata con l’osservazione o la somministrazione di farmaci opportuni.

 

Editor Karin Mosca

Dott.ssa Beatrice Tagliaferri

Dott.ssa Beatrice Tagliaferri
Radiologia


Utilizziamo cookies propri e di terzi per offrire una miglior esperienza e un miglior servizio. Utilizzando questo sito ne accetta l'uso. Continuare Politica dei cookies