Tendinopatia achillea: la patologia degli sportivi!

Autore: Prof.ssa Elvira Di Cave
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

La tendinopatia dell’Achilleo è una condizione che causa dolore, gonfiore del tendine e rigidità nella deambulazione con perdita di elasticità del tendine stesso, struttura che unisce il tallone o calcagno ai muscoli del polpaccio. La Prof.ssa Elvira Di Cave, esperta in Ortopedia e Traumatologia a Roma, ci parla di cause, sintomi e trattamento.

Quali sono le cause principali della tendinopatia dell’Achilleo?

A seguito di traumi più o meno importanti del collo piede il tendine d’Achille arriva a subire piccole iniziali alterazioni che, nel tempo, se non adeguatamente diagnosticate e valutate, possono portare ad una sofferenza cronica con degenerazione delle fibre tendinee e conseguente possibilità di rottura del tendine.

In genere le cause sono da riportare a:

  • Sovraccarico funzionale
  • Allenamenti o esercizi con scarpe inadatte
  • Scarsa conoscenza delle tecnica di corsa
  • Rapido incremento dell’attività fisica
  • Qualità dell’attività fisica

Quali sono i sintomi principali di questa tendinopatia?

  • Dolore soprattutto al mattino nei primi passi;
  • Rigidità del tendine che risponde male alle sollecitazioni meccaniche;
  • I runners riferiscono i dolori maggiori quando iniziano la corsa, dolore che tende a scomparire appena i muscoli del polpaccio si scaldano ma che ricompare appena si fermano, quando cioè i muscoli si raffreddano.

Le indagini sa eseguire sono:

  • Esame clinico preciso per valutare eventuali alterazioni biomeccaniche del piede e degli arti inferiori (ginocchio valgo / varo) eventualmente associate;
  • Ecografia,
  • RMN del tendine d’Achille, esame principale che mostra, soprattutto se eseguite con alto campo, le benché minime alterazioni delle fibre anche se iniziali.

In cosa consiste il trattamento della tendinopatia dell’Achilleo?

Il trattamento si distingue in due fasi:

Fondamentale l’identificazione dei primi sintomi che consente una diagnosi precoce:

  • Riposo (ice);
  • Ghiaccio 20’ ogni due –tre ore (rest) che non deve essere messo a contatto diretto con la cute;
  • A volte si rende necessario l’uso di un tutore (Walker) che non consente lo stiramento del tendine durante la deambulazione, ma strategico risulta essere l’uso di un rialzo di 1/1.5 cm all’interno della scarpa all’altezza del tallone che diminuisce durante la deambulazione ogni sollecitazione del tendine stesso.

La fase successiva si basa sull’uso di FANS, i comuni antiinfiammatori e di sedute di fisioterapia, tipo LASETERAPIA ed ONDE d’URTO, quest’ultimo trattamento che si basa sul passaggio nel tendine di uno speciale suono che ha la capacità di stimolare positivamente un tendine inizialmente degenerato.

Importanti sono le infiltrazioni di PRP o gel piastrinico, infiltrazioni di sangue prelevato dal paziente ed opportunamente e sterilmente preparato per essere iniettato lungo il tendine, che da impulso al fenomeno di riparazione delle fibre tendinee alterate.

Sono da considerare inoltre prioritari tutti quegli esercizi di stretching muscolare che tendono ad allungare e mantenere elastico un tendine che quando degenerato tende ad irrigidirsi ed accorciarsi.

Prof.ssa Elvira Di Cave
Ortopedia e Traumatologia

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