Tumore del colon: una patologia da non sottovalutare

Autore: Dott. Carmine Antropoli
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Editor: Marta Buonomano

Il nostro esperto in Chirurgia Generale a Napoli, il Dott. Carmine Antropoli, ci spiega in che modo affrontare un cancro al colon, il tumore più frequente a carico dell’apparato digerente

Che cos’è il tumore del colon?

Il tumore del colon è la neoplasia più frequente dell’apparato digerente costituendo da sola il 95% di tutti i tumori maligni del colon. Con più di 600.000 morti stimate all’anno, si classifica come la quarta causa più comune di morte globale correlata al cancro. L’incidenza è più alta per il sesso maschile e differisce da paese a paese. La crescente incidenza in alcuni paesi riflette una modificazione degli stili di vita e delle sue conseguenze come l’obesità, l’inattività fisica, il consumo di alcol e sigarette e un alto apporto dietetico di carne rossa.

Da cosa può essere causato?

uomoIl rischio di sviluppare il cancro del colon dipende da fattori che possono essere classificati in caratteristiche dello stile di vita o comportamentali e fattori geneticamente determinati. L’età è considerata il maggior fattore di rischio immodificabile per la forma sporadica: circa il 70% dei pazienti affetti ha una età > 65 anni. I fattori genetici sono legati ad una predisposizione familiare a patologie ereditarie e non che aumentano l’incidenza di sviluppare lesioni precancerose come i polipi. Uno stile di vita sano abbinato ad un controllo dell’introito calorico con astensione al fumo e all’ abuso d’alcol rappresenta una principale strategia di prevenzione primaria, alla quale vanno associate ulteriori indagini a seconda dell’età o della familiarità per il cancro del colon.

Come si manifesta?

La manifestazione clinica può essere aspecifica e generalmente tardiva. Si può presentare una anemizzazione dovuta ad una perdita ematica cronica, un calo ponderale inspiegato. In altri casi possono prevalere i sintomi ostruttivi con dolore addominale crampiforme e modifiche dell’alvo. La diagnosi definitiva si basa sul referto anatomo-patologico di una biopsia in corso di colonscopia. Tale metodica è raccomandata come tecnica di screening di secondo livello su popolazione a rischio con test del sangue occulto positivo. Quest’ultimo è un test di primo livello che consente di individuare la presenza di sangue all’interno del materiale fecale. Una integrazione con metodiche di immagine TC o RMN completerà lo studio approfondito della lesione e di eventuale presenza di lesioni secondarie linfonodali o metastatiche.

È possibile curare il tumore del colon?

Una asportazione endoscopica en-bloc deve essere sempre portata a termine durante l’esame colonscopico quando la lesione è resecabile. Questa risulta efficace nel curare lesioni polipoidi benigne e maligne non invasive. Per le forme più a rischio di cancerizzazione e per i carcinomi con invasione della sottomucosa è necessario un intervento chirurgico atto ad asportare la lesione con margini di sicurezza intestinali e tessuto linfonodale circostante. Oggigiorno, la crescente conoscenza di tecniche mininvasive permette l’esecuzione senza effettuare ampie cicatrici addominali che allungano i tempi di degenza e che espongono il paziente a complicanze ulteriori. La sopravvivenza varia a seconda dello stage di malati. Lo stage I presenta una sopravvivenza a 5 anni dalla sola resezione chirurgica del 99%, che si abbassa a 68-83% nello stage 2 e 45-65% nello stage III. In quest’ultimo e nello stage II ad alto rischio viene stabilita una terapia definita adiuvante non oltre le 8 settimane dall’intervento, a base di chemioterapici con durata totale trimestrale o semestrale con lo scopo di diminuire il rischio di morte a lungo termine. In ogni caso, uno stretto follow up con dosaggio di markers tumorali (CEA), la TC semestrale o annuale e la Colonscopia triennale o quinquennale rappresenterà l’iter assistenziale per il riconoscimento precoce di recidiva.

Dott. Carmine Antropoli
Chirurgia generale

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