Tumore della prostata: certezze e controversie

Autore: Prof. Paolo Muto
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

La Radioterapia si conferma un’ottima arma contro il tumore alla prostata. Il Prof. Paolo Muto, esperto in Radioterapia a Napoli, spiega il suo punto di vista

 

La Radioterapia (RT) è entrata sempre più prepotentemente nella gestione dei vari stadi di malattia del carcinoma prostatico grazie alle conoscenze radiobiologiche e all’ammodernamento tecnologico che ha interessato l’universo radioterapico:

  • L’elevata sensibilità delle cellule tumorali prostatiche alla dose/frazione avvantaggia gli schemi ipofrazionati (stesse dosi di una radioterapia tradizionale ma numero inferiore di sedute);
  • L’IMRT (Radioterapia a Intensità Modulata) e le tecniche Volumetriche consentono di irradiare target irregolari con ridotti effetti collaterali;
  • La Radioterapia a intento radicale (con l’obiettivo di distruggere tutte le cellule tumorali) consente un elevato controllo locale;
  • L’ormonoterapia è importante nell’alto rischio, con risultati sovrapponibili a quelli chirurgici;
  • La Brachiterapia esclusiva è indicata negli stadi iniziali, in caso di basso Gleason e basso PSA (antigene prostato specifico), o come boost dopo RT nel rischio intermedio/alto;
  • Nel post-operatorio la RT della loggia prostatica è raccomandata nello stadio pT3N0M0 e/o con margini positivi, con PSA inferiore a 1.5 ng/ml;
  • La RT di salvataggio esclusiva, per risalita di PSA, è consigliata a pazienti con fattori prognostici favorevoli; altrimenti è proposto un trattamento combinato.

Prof. Paolo Muto
Radioterapia

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