Tumore della prostata: ecco la tecnica “Fusion” per diagnosticarlo!

Autore: Prof. Giampaolo Bianchi
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il Prof. Giampaolo Bianchi, esperto in Urologia a Modena, ci parla della nuova tecnica fusion in grado di diagnosticare tempestivamente e con estrema precisione il tumore della prostata

Diagnosi di tumore alla prostata: quali sono i limiti della biopsia prostatica?

Il carcinoma prostatico è il tumore maligno più frequente negli uomini e la sua diagnosi di basa sull’analisi isto-patologica dei frustoli di tessuto prostatico ottenuti attraverso una biopsia.

uomo sedutoFino a pochi anni fa questa procedura diagnostica si eseguiva esclusivamente sotto guida ecografica (biopsia prostatica standard a 10-12 prelievi), ma l’ecografia non consente di riconoscere e, di conseguenza, pungere le zone neoplastiche che possono risultare indifferentemente ipo-, iso- o iper-ecogene, portando quindi ad un esecuzione della procedura “alla cieca” e poco accurata dal punto di vista diagnostico.

Secondo la letteratura, la percentuale di positività neoplastica di questa metodica (“detection rate”) è di circa il 35%. Un altro limite di questa procedura (oltre alla casualità dei prelievi) è rappresentata dall’incompletezza dell’analisi diagnostica, in quanto l’area di transizione e quella centrale non vengono esaminate, non essendo sedi di prelievo bioptico. Secondo i dati a nostra disposizione, però, sappiamo che circa il 15-20% di queste neoplasie hanno origine proprio in queste zone.

Questi limiti sono stati in parte superati con l’incremento del numero di prelievi (biopsia di saturazione) nei pazienti in cui si sospettava la presenza di un carcinoma prostatico persistente che mostravano però risultati negativi alla biopsia standard a 12 prelievi.

A cosa serve la Risonanza Magnetica Multiparametrica?

Il progressivo incremento dell’utilizzo della Risonanza Magnetica Multiparametrica (mpMRI) ha rappresentato una grande evoluzione nella diagnosi di questa neoplasia. Questa procedura permette infatti al radiologo di analizzare la ghiandola prostatica in maniera molto più accurata rispetto all’ecografia. Oggigiorno, la mpMRI possiede un’elevata sensibilità (circa il 90%) per le neoplasie della prostata che presentano un rischio di evoluzione elevato e quindi più pericolose per il paziente, ma non consente di individuare le lesioni di dimensioni ridotte o di basso grado, che più raramente acquistano caratteristiche maligne. Per questo tipo di lesioni è infatti indicata solamente la sorveglianza clinica.

Riconoscere il tumore alla prostata: in cosa consiste la nuova tecnica “Fusion”?

Nel 2012 è stata introdotta per la prima volta su territorio italiano, presso la Clinica Urologica Universitaria di Modena (da me diretta), un nuovo tipo di prelievo bioptico che si avvale del supporto della mpMRI e che consente di eseguire prelievi mirati nelle aree sospette precedentemente individuate dal radiologo, al fine di superare i limiti del prelievo standard.

Infatti, attraverso la cosiddetta “biopsia stereotassica” (o “biopsia RM-guidata”), è possibile eseguire prelievi con estrema precisione di lesioni di qualsiasi dimensione ed in qualsiasi area della ghiandola prostatica: ciò riduce il numero di prelievi e consente al chirurgo di intervenire tempestivamente in caso di carcinoma prostatico.

Cosa prevede la procedura?

ragazzo in un boscoLa biopsia RM-guidata si esegue con un ecografo nel quale è possibile caricare le immagini morfologiche e funzionali ottenute dalla risonanza magnetica e delineare le lesioni sospette in modo da poter eseguire un’ecografia prostatica con sonda transrettale. Durante questa procedura le immagini ecografiche vengono sovrapposte a quelle della mpRMI in tutte le proiezioni, in modo da ottenere un modello tridimensionale della ghiandola prostatica e delle lesioni sospette, consentendo quindi allo specialista di “navigare” seguendo le indicazioni di queste immagini ed eseguire un prelievo bioptico con estrema precisione. Questa tecnica viene definita “Fusion” a causa della sua capacità di fondere le immagini ecografiche con quelle della risonanza magnetica: gli ecografi di ultima generazione consentono, inoltre, di incrementare ulteriormente la precisione di questa procedura garantendo una perfetta fusione delle immagini durante tutta la sua esecuzione. Tutto questo è possibile grazie ad un sensore di movimento che viene posizionato sul paziente: questo sensore è in grado di percepire anche il minimo movimento della ghiandola prostatica durante la procedura, movimento che verrà segnalato al software il quale ricalcolerà la fusione delle immagini, garantendo così una costante e corretta fusione.

Inoltre, la biopsia stereotassica Fusion può essere effettuata sia per via transperineale che transrettale. Noi preferiamo eseguire la metodica transperineale in quanto possiede un tasso di complicanze infettive quasi nullo rispetto a quella per via transettale.

Quali sono i vantaggi della biopsia stereotassica Fusion?

Grazie a questo tipo di biopsia è possibile diagnosticare rapidamente le lesioni maligne a carico della prostata ed ottenere quindi elevati tassi di guarigione. Inoltre, a breve sarà possibile iniziare a trattare i noduli neoplastici in pazienti selezionati con un’innovativa tecnica chiamata “Focal Therapy”, in grado di curare la neoplasia senza la necessità di asportare integralmente la prostata.

Prof. Giampaolo Bianchi
Urologia

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